Martedì 18 Settembre 2018
Costume e Società

‘Ibiza’ su Netflix è una cagata pazzesca!

Ibiza ha un rapporto tormentato con il cinema, e un nuovo capitolo si aggiunge alla lunga lista di film deludenti su un'isola che da molti anni è l'essenza del clubbing

Foto: mymovies.it

Ci sono cascato di nuovo. Non mi è bastata la lezione di ‘Kevin And Perry Go Large’, boiata stratosferica del 2000 che ha toccato i minimi storici della commedia trash all’inglese. Ho voluto vedere ‘Ibiza’, commedia diretta da Alex Richanbach, disponibile su Netflix dal 25 maggio, interpretata da Richard Madden, Gillian Jacobs, Vanessa Bayer e Phoebe Robinson.

La trama avrebbe dovuto scoraggiarmi. Harper, Nikki e Leah sono tre amiche inseparabili di New York. Quando Harper (Gillian Jacobs) viene spedita in Spagna per chiudere un importate affare di lavoro, le amiche non perdono l’occasione per seguirla, trasformando il viaggio in una vacanza da sballo tra sesso, droga e discoteche. Invece, nonostante questo, ho deciso di guardare il film. La sceneggiatura è debole e si appoggia su un’imbarazzante quantità di cliché che culmina nell’amore tra la goffa Harper e il bello e (im)possibile dj EDM Leo West, interpretato da Richard Madden, che avevo lasciato su Rai Uno nei nobili panni di Cosimo de’ Medici.


‘Ibiza’ è un film vuoto e sgangherato.
 Talmente brutto che l’ente turistico locale intende far causa a Netflix per aver rappresentato erroneamente l’isola, i suoi usi e i suoi costumi, lontani dagli eccessi che il film tratta in maniera gravemente leggera, banale e superficiale. E non è una battuta. Si salva qualche canzone: ‘Poison’ di Martin Garrix, ‘Spaceman’ Hardwell, ‘How Deep Is Your Love’ di Calvin Harris & Disciples, ‘Awoo’ di Sofi Tukker con Betta Lemme, ‘Peanut Butter Jelly’ dei Galantis, ‘Light’ di San Holo, ‘Miami 2 Ibiza’ di Tinie Tempah & Swedish House Mafia. Il resto è letteralmente da buttare. Ci dispiace, ma siamo così innamorati di Ibiza che non sopportiamo l’idea di vederla maltrattata in questo modo. In una recente intervista il regista Alex Richanbach ha dichiarato di non essere mai stato a Ibiza e di aver lavorato per sentito dire. Questo è inaccettabile. 

Foto: decider.com 

Nonostante la sua sia una storia lunga, intrigante e affascinante, Ibiza ha un rapporto tormentato con il cinema. Evidentemente non deve essere facile mettere in scena certe sensazioni ed emozioni. Le migliori interpretazioni di questo difficile sentimento rimangono due. ‘All Gone Pete Tong’ (Michael Dowse, 2004) e ‘Amnesia’ (Gabriele Salvatores, 2002). Il primo racconta la storia di Frankie Wilde, tanto talentuoso quanto eccessivo dj che sprofonda in uno stato di profondo smarrimento fisico e morale quando perde completamente l’udito. Il film è costruito come una docu-fiction dove tutto sembra reale. Ma non lo è. Frankie non esiste ma diventa il tuo idolo. Capolavoro.


L’Amnesia di Ibiza è il luogo dove convergono i destini dei meravigliosi personaggi del film di Salvatores:
il produttore e regista di film pornografici Sandro (Diego Abatantuono), il ventenne Jorge, figlio di Xavier, il capo della polizia dell’isola e Angelino interpretato da Sergio Rubini. Esiste un’altra pellicola del 1969 legata a Ibiza e al suo mito. ‘More’ di Barbet Schroeder racconta la storia di Stefan, studente tedesco che finiti gli studi  viaggia in autostop fino a Parigi dove incontra Estelle con la quale si trasferisce a Ibiza. La storia, ispirata al mito di Dedalo e Icaro è impreziosita dalla colonna sonora dei Pink Floyd. Questa chiave di lettura ci piace decisamente di più. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
06.07.2018

 

 

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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