• MARTEDì 29 NOVEMBRE 2022
Costume e Società

‘Ibiza Occidente’ su Netflix ci racconta come eravamo non molto tempo fa

Clubbing, dj e costumi dell’isola dalle origini a oggi. Fa ancora scalpore il documentario approdato di recente sulla piattaforma di streaming video, nonostante certi cliché

La sinossi riportata da Netflix recita così: “Immergiti nell’atmosfera di Ibiza, l’eccentrica mecca della musica elettronica e dei dj che lavorano senza sosta per soddisfare il desiderio di divertimento e libertà dei turisti”. Un po’ schietto, ma indubbiamente vero. ‘Ibiza Occidente’ è un documentario uscito qualche anno fa, passato inosservato dalla critica e rilanciato recentemente dalla popolare piattaforma di streaming video come qualcosa dai contenuti forti (è infatti vietato ai minori di 13 anni).

Nella Hollywood contemporanea, musicisti, dj, cubiste e promoter lavorano in una sofisticata macchina per il tempo libero con un intento comune: soddisfare il desiderio di divertimento, sesso e libertà, a suon di musica elettronica, per la frenetica società occidentale. Le storie raccontate nel lungometraggio (del 2011) diretto dell’austriaco Günter Schwaiger sono un viaggio infinito in ritmi tribali, sudori, colori dove Ibiza funge probabilmente da pretesto e dove, certo, convergono tutti i top della dance.

 

Forse manca di una narrativa centrale avvincente o di un personaggio focale e famoso, da ammaliare anche chi non vive di musica elettronica. Tuttavia, gli effetti naturali che le immagini trasmettono hanno sullo spettatore qualcosa di ipnotico e trascendentale, come una mega clip. E poi, vedere oggi un lavoro simile ci permette di soppesare le differenze tra una Ibiza già fortemente impattata dall’industria del clubbing, com’era dieci anni fa, ma ancora non esasperante come quella delle ultime stagioni. Sono frame che si concatenano e che rappresentano la vita quotidiana di professionisti totalmente disinibiti, a loro totale agio nei meandri dell’Isla. Qualche nome? Toni Gustinell, DJ Alfredo, Manel Aragonés, Ricardo Urgell (fondatore del Pacha), Mike e Claire (del Manumission).

Schwaiger con questa sua testimonianza si è dimostrato meno interessato a esaminare i suoi personaggi che ad avere una visione d’insieme della vita dell’isola. Cosa c’è di buono quindi in una pellicola simile? Le musiche, innanzitutto, di Cristian Varela, Eric Kupper, Victor Simonelli, Parov Stelar, 2020 Soundsystem e tanti altri. E poi? L’idea e l’obiettivo di far arrivare ancor più il clubbing nel mainstream.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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