• GIOVEDì 08 DICEMBRE 2022
Storie

Il ritorno di Hardwell a Miami (e dove sennò?) e il glorioso futuro alle spalle dell’EDM

Uno dei protagonisti della golden age EDM è tornato, a Miami e ora in tour estivo. Nel frattempo, come è cambiata la musica?

Nell’ultimo weekend di marzo è tornato Ultra Music Festival a Miami. Ultra nel corso degli anni ’10 si è imposto come uno dei luoghi-simbolo dell’immaginario EDM, uno dei palchi dove quella generazione (di artisti e di spettatori) ha gridato forte la propria identità. Tanto che con il calo di popolarità del genere, UMF è sì rimasto centralissimo nella stagione dei grandi festival internazionali, ma ha dovuto rivedere un poco la propria identità. Allo stesso tempo, Ultra resta una delle maggiori occasioni di esposizione per i dj, grandi ed emergenti: si presentano tracce nuove, si lanciano progetti in cui si crede molto (discografici, visivi, di live show etc.).

Soprattutto, negli ultimi anni, è il palco dove si torna per rilanciarsi, in una parabola molto americana nella mentalità. Il 2018 è stato l’anno della Swedish House Mafia (“this time it’s for life!”, sì certo, e poi?), che proprio a Miami si era consacrata negli anni d’oro dell’esplosione EDM, non a caso uno dei loro primi successi intitolava didascalico ‘Miami 2 Ibiza’. Dopo cinque anni di stop e di progetti solisti e di coppia, i tre svedesi sono tornati trionfalmente sul luogo del delitto, con una campagna mediatica senza precedenti nel mondo della musica da ballo, coinvolgendo Off White di Virgil Abloh per abiti di scena e concept (a dirla tutta in maniera un po’ sottotono per le potenzialità della combo).

Ora, anno 2022 dell’era cristiana, un altro big del decennio EDM vuole ripartire da Ultra, dopo quattro anni di stop. Nel 2018 Hardwell annunciava il ritiro dalle scene, perlomeno dai tour, a soli 30 anni. Enfant prodige della generazione EDM olandese, nel 2013 diventa il più popolare dj del pianeta, numero 1 della DJ MAG Top 100 Djs, a soli 25 anni, di fatto scardinando il regno dei vari Tiësto e Armin Van Buuren al top dai primi 2000 circa, e sancendo il fatto che un’aria nuova stava soffiando. Nel 2014 fa il bis. Nei ’10 è uno schiacciasassi: quasi 300 date l’anno, tutti i grandi palchi internazionali, una label, Revealed, un relativo radio show e clubnight brandizzate seguitissimi, e soprattutto un sound energico e massiccio che sono pura benzina per i teenager dell’epoca. Poi qualcosa cambia: arriva Martin Garrix, stessa scuola ma ancora più giovane, più pop, più adattabile e più bravo ad adattarsi al post-EDM che stava già arrivando. Garrix è la vera popstar dance, insieme al veterano Guetta. Sa far ballare ma sa stare anche al Saturday Night Live con un pezzo da radio. È chiaro che gli occhi e i cuori dei fan sono tutti per lui. Il suono diretto di Hardwell inizia ad appartenere ad un passato recente, lui si avvicina ai 30 e ha già una storia straordinaria da raccontare. Decide che forse è il cao di rallentare e godersi un po’ la vita, anche perché nel frattempo la fast life da superstar dj sta lasciando sul campo le prime vittime: tra chi ci lascia davvero le penne e chi va in rehab, si capsice che la salute mentale e fisica sono una cosa seria.

 

È il 2018 e Robbert van de Corput annuncia al mondo che basta, non ha più voglia di continuare. Si ritira. È una mossa sorprendente, certo. E coraggiosa. Perchè comunque era un ragazzo di successo e non si molla quella vita lì da un giorno all’altro. E invece. Poi, però, dopo quattro anni, rieccolo sul palco. Inevitabilmente, Miami. Inevitabilmente, Ultra Music Festival. La line up che annuncia un “secret guest” in oridne alfabetico tra la lettera G e la I; amici e collaboratori che si lasciano scappare qualche mezza frase sui social o al sito giusto, ed eccoci qui a far montare l’hype.

Domenica 27 marzo è la giornata conclusiva di Ultra Music Festival: in serata abbiamo assistito al ritorno in pompa magna di uno dei nomi che hanno segnato gli anni ’10. Certo, Hardwell ha già fatto una comparsa a sorpresa durante l’ADE, ma Miami è altro. non si torna su quel palco solo per il capriccio di vivere le emozioni dei bei tempi andati per una serata (se fosse così, tanto di cappello Robbert, che riesci ad assaggiare la marmellata e poi non hai voglia di farti il panino intero). Il progetto prevede di solito un rilancio o un restyling del brand: nuova musica, nuove date, e la copertura mediatica di un momento simile a lanciare il tutto con l’onda d’urto necessaria.

Com’è andata? Non ne abbiamo idea. Com’è il nuovo Hardwell, versione anni ’20? A vedere la rapida (inevitabile) discesa di molti colleghi suoi coevi, c’era da sperare che a presentarsi fosse un artista rinnovato nel sound e nell’approccio, altrimenti il suo sarà solo un triste, precoce revival. Vogliamo credere non sia così. Ma a dirla tutta, il suo set non ha lasciato il segno. Sanz’infamia e sanza lode, per citare il poeta. Gli anni ’10 sono stati elettrizzanti per la dance, lo ammetterebbe anche chi non ha mai amato una cosa come l’EDM. Vogliamo che i ’20 lo siano altrettanto. Tifiamo perché le prossime date del ritorno di Hardwell siano più a fuoco, soprattutto più incisive. Ma in fondo alla testa ci sale un pensiero: tra tutti questi big di ritorno, ce n’è uno che se n’è andato troppo presto ma non se n’è mai andato da nostri cuori: chissà a che punto sarebbe adesso Avicii? Anche lui bisognoso di un rilancio? O padrone del gioco mainstream? Chi lo sa. D’altronde, voi riuscite a immaginarvi Kurt Cobain a 40 anni?

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.