Sabato 20 Luglio 2019
Speciali

IMS: l’industria della dance sta bene, ma anche no

L'annuale Business Report sull'industria dance, reso noto durante l'International Music Summit di Ibiza, spiega tutti i numeri del 2018 per quanto riguarda la musica elettronica

Si è conclusa l’edizione 2019 di International Music Summit, nella sua consueta tappa ibizenca, e come ogni anno questo appuntamento risulta una delle più importanti occasioni nell’industria dance per discutere i propri temi salienti, in compagnia dei pesi massimi di ogni settore. Come già riportato, quest’anno i punti caldi dell’IMS si sono differenziati dai consueti, focalizzandosi sul sensibilizzare argomenti come la tutela ambientale, la salute mentale degli artisti e la discriminazione. Ma come ogni edizione, è stato anche pubblicato il Business Report (scaricabile gratuitamente sul sito ufficiale) con cui è possibile aggiornarci sullo stato di salute del mondo della dance. Che resiste, ma con meno ottimismo rispetto agli anni scorsi. 

Primo dato, non sorprendente: lo streaming ha salvato la musica. Perlomeno in termini di introiti economici, che oggi sono rappresentati per oltre il 73% dall’operato di Spotify, Apple Music e compagnia. Il fatturato totale della musica è cresciuto del 9.7% nel 2018, registrando un’ottima annata che conferma la ripresa globale dopo tanti anni in negativo. Si iniziano a delineare nuove potenze del mercato musicale. Innanzitutto l’Asia: il fenomeno k-pop è uno dei più impressionanti del pop moderno, e band come le BLACKPINK e i BTS oggi riempiono stadi (BTS, stadio di Wembley) o si esibiscono sui palchi più importanti del pianeta (BLACKPINK, Coachella). Sono quanto di più fresco sia approdato nelle pop chart mondiali. Poi c’è l’America latina: la scena del Sud America ha registrato la percentuale più alta di introiti (+17%) nel 2018 e non è una sorpresa. Nel pop, il  reggaeton sarà il protagonista assoluto dell’estate 2019, a quanto pare. Nella dance, il ritorno all’house di FISHER, Purple Disco Machine, Solardo, CamelPhat, e a quanto pare anche Diplo, sarà l’altro lato della medaglia. 


 
Anche gli Stati Uniti mantengono il ritmo di crescita. D’altronde, tutto ciò che di big avviene nel mondo della dance è di fatto negli States: le produzioni più costose, la stragrande maggioranza dei tour dei dj superstar, i grandi festival, la Winter Music Conference, la sola città di Los Angeles. Veri e propri centri gravitazionali. Non sorprende, in parallelo, che l’Europa non stia tenendo il passo (l’industria europea è rimasta stabile dal 2017, praticamente senza margini di crescita). Il movimento EDM, popolarissimo fino a un paio di anni fa, è l’ultimo vero fenomeno globale partito da un bacino europeo. E che, anche in questo caso, aveva raggiunto il picco di popolarità grazie a quanto replicato oltremare, sia chiaro.  Ma finora abbiamo parlato di musica a trecentosessanta gradi, riferendoci prevalentemente al pop. Come sta la dance?


  
Non benissimo, a quanto pare. Certo, non sta morendo, ma il terzo genere musicale più ascoltato al mondo (dopo pop e rock la ascoltano più di un miliardo e mezzo di persone all’anno) fatica a tenere gli standard degli anni passati. Bene soprattutto Germania e Canada, ma sia USA che Regno Unito registrano una leggera rallentata ai profitti annuali della dance dal 2017 al 2018: dal +11% annuale al 9% per il Regno Unito e dal 3.5 al 3% per gli Stati Uniti. Complice è sicuramente la crisi del clubbing: la situazione è sempre più critica. In Inghilterra, patria europea del clubbing, il 21% dei locali ha chiuso i battenti nel 2018. Anche Las Vegas subisce un vistoso calo: la percentuale di gente che va a risiedere in club hotel ogni anno è scesa dal 15% del turismo cittadino totale nel 2016 (picco massimo) al 7% del 2018. Si punta molto su KAOS, la nuova residency che porterà in città i più famosi (e costosi!) dj del globo. Crescono invece i partecipanti ai festival musicali. 

La novità della dance: l’ottimo rapporto con il gaming. Prima Grand Theft Auto che includeva Dixon, The Black Madonna, Solomun e altri nel videogioco, poi il celebre connubio tra Marshmello e Fortnite (operazione di marketing perfetta), ma anche deadmau5 e tanti altri. Un po’ per svago, un po’ per business, tanti sono i protagonisti della dance che nel 2018 hanno puntato molto nel farsi un nome su Twitch, o lanciarsi in dirette su YouTube con il joystick in mano. Semplice: si arriva al pubblico più giovane (quello più importante, perchè fa i numeri maggiori) nel modo più semplice e diretto possibile. Ve ne abbiamo già parlato.


  
E poi, il lato femminile della consolle. Nina Kraviz è la dj che si è esibita di più nel festival di tutto il mondo, e dei tre profili Instagram della scena dj più cresciuti nel 2018 due sono femminili: Charlotte de Witte (+79% followers) e Amelie Lens (+63%). Tra loro c’è Marshmello, eroe indiscusso dell’ultimo anno. Eppure la percentuale delle donne ai festival è ancora bassa, seppur in aumento: le donne passano da essere il 14% del pubblico degli eventi musicali al 19%. Ma ce n’è di strada da fare. L’obiettivo è arrivare al 50% entro il 2022. Il modo più veloce per aumentare questi dati? A nostro giudizio, cambiando i toni. L’emergenza non sussiste: la scena principale è dominata da artiste. Peggy Gou, Amelie Lens, Dua Lipa, Cardi B: tutte le new entry dell’elettronica, dalle dj al pop fino all’hip hop, sono donne. Qui ne discutiamo al dettaglio. 

Il giro d’affari totale dell’industria non subisce contraccolpi clamorosi, ma è in calo. Dai 7.4 miliardi del 2016, oggi la musica elettronica vale 7.2 miliardi. Sono diminuiti i valori dei club e i cachet dei dj. Ma sapete una cosa? È tutto fisiologico. Difficile trovare un addetto ai lavori in disaccordo con noi quando diciamo che si è chiusa un’era. È un secolo e mezzo che la musica subisce cicli con ritorni economici che vanno di pari passo. Il boom dell’EDM – ormai oggettivamente esaurito – è stato l’apice di un percorso iniziato un decennio fa, e che trova le sue radici addirittura negli anni ’90, se stiamo a vedere. Ed è culminato con il pop assoluto, miliardi di dollari e una fanbase globale. Oggi stiamo assistendo a un punto di saturazione, ad un ritorno alle origini dal quale probabilmente nascerà qualcosa di nuovo. È la fase di stallo fertile, per tanti versi la più aperta alle grandi innovazioni. Torneremo a fare i conti. 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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