Sabato 16 Novembre 2019
Interviste

International Drum ‘n’ Bass Meeting, una storia italiana lunga dieci anni

L'evento d'n'b più importante in italia festeggia 10 anni di attività con un grande evento al Link di Bologna. Dieci anni che abbiamo ripercorso insieme a Ferro, anima e co-fondatore di IDM

Sebbene da sempre relegata a genere di nicchia, senza un riconoscimento mediatico all’altezza della sua storia e del prestigio dei suoi protagonisti (per fare un paragone, basti pensare a Goldie o Roni Size in UK), in Italia la drum ‘n’ bass è un genere che alimenta un corposo ecosistema di crew, artisti ed etichette. Da dieci anni la punta di diamante degli eventi legati a questo genere è sicuramente l’Interational Drum ‘n’ Bass Meeting. Nato a Bologna, grazie al passaggio di nomi come D-Bridge, Shy FX, Camo&Krooked, Teddy Killerz, London Elektricity e molti altri, si è subito configurato come l’hot spot più importante e rispettato da tutti gli appassionati dello Stivale. Quest anno IDM festeggia i 10 anni di attività e, per celebrare questa importante istituzione musicale, abbiamo raggiunto Ferro, co-fondatore e resident dj dell’evento. Da “semplice” appassionato ad organizzatore: un percorso affascinante – ma non sempre facile – che in parte ripercorriamo nell’intervista con lui. Perché come è giusto dare spazio alla cultura pop, ai flagship festival e alle celebrate star internazionali, è altrettanto doveroso parlare di realtà meno appariscenti e patinate ma ben radicate e con un pubblico storicamente molto devoto.

Nato nel 2009, da dieci anni International Drum ‘n’ Bass Meeting è un vero riferimento per gli eventi drum ‘n’ bass in Italia. Come è nato questo appuntamento e come siete riusciti da subito a portare ospiti di assoluto livello internazionale?
Non ci crederai ma è nato quasi per caso. La nostra crew Underground Area, con la quale organizzavamo eventi a Forlì e poi a Bologna, esisteva da meno di due anni, ma la mia carriera come dj era iniziata nel 2003, perciò erano già diversi anni che seguivo la scena e il movimento drum ‘n’ bass, tra alti e bassi. Quello che serviva era una scossa generale per cercare di aumentare il pubblico: per farlo servivano nuove idee, nuovi locali e un approccio diverso, più professionale. Nella primavera 2009 andai a bussare alla porta di Altromondo perché era uno dei club più gettonati della riviera che, a differenza di molti altri, aveva un programma musicale vario. Lì conobbi Enrico, il proprietario del locale, a cui proposi di organizzare un evento drum&bass. Lui era un professionista affermato, proprietario di un locale da urlo, e io ero un ragazzino, ma mi colpì per la sua gentilezza e umiltà. Mi ricordo che uscendo dal locale pensai: “non succede, ma se succede…”. Qualche giorno dopo venni contattato da Fabrizio Bardoni, allora direttore dell’Altromondo, che mi propose senza mezzi termini di organizzare il più grande evento d’n’b mai esistito in Italia. Io accettai senza esitare a patto di avere carta bianca, cosa che ottenni. Da lì nacque la scelta del nome, il concept, la scelta degli artisti e la strategia pubblicitaria. Per la prima volta parlavamo di drum ‘n’ bass in termini lavorativi e professionali. Gestire i booking non fu per nulla difficile: l’evento era in uno dei migliori club italiani, una grande garanzia per noi ma anche per le agenzie. E anche se in alcuni Paesi europei la scena d’n’b è molto più avanti dell’Italia a livello di location e spazi utilizzabili, non capita tutti i giorni di ricevere una richiesta di booking in un locale con una capienza di 4mila persone e con 100 kw di sound system.

La drum ‘n’ bass – genere perfettamente inserito nel panorama internazionale – in Italia è stata spesso accompagnata dal pregiudizio di essere “musica da centri sociali”. Negli ultimi anni anche nel nostro Paese questo genere sta avendo il rispetto che merita. Quanto ha pesato questo preconcetto nei vostri confronti?
In realtà non abbiamo mai percepito questi grandi preconcetti, anzi credo che questa sia stata la scusa per molti insuccessi passati. Io credo che nella musica sia molto importante la qualità ma anche chi la propone e il modo in cui viene fatto. Noi siamo sempre stati ragazzi in jeans e maglietta, senza un dresscode che potesse essere etichettato né da centro sociale né da top club e con questa mentalità abbiamo spinto la drum&bass. Quello che mi dispiace, piuttosto, è la scarsa attenzione dei media tradizionali (radio e tv) che a differenza di altri Paesi danno davvero poca visibilità al genere. Per fortuna la d’n’b ha una grande presenza nel web e, dal 2007 a oggi, grazie ai social abbiamo creato una grande community anche a livello italiano.

Dieci anni di feste, eventi, trasferte, ospiti, problemi inattesi e sorprese. C’è un momento, una serata, un aneddoto che ti è rimasto nel cuore e che incarna lo spirito di IDM?
Di aneddoti, in questi anni, ce ne sono stati a decine, tra viaggi assurdi, personaggi pirotecnici e storie di ogni genere, ma sicuramente il più divertente è quello di Def al Viper. Primavera 2013, arriviamo per la prima volta a Firenze con IDM. Il Viper è pieno fino all’orlo, siamo a rischio sold out e ci avevano già avvertito che se fosse andata avanti così avremmo dovuto lasciare fuori qualcuno. L’atmosfera era quella delle grandi occasioni. Salgo sul palco insieme a Mc Def accompagnato dall’urlo del Viper, un’emozione bellissima. Def si avvicina all’estremità del palco, salta sopra i sub e urla a squarcia gola “ciao Bolognaaaaaaa”! All’improvviso, il gelo. Non faccio in tempo a realizzare l’accaduto che Def riprende il microfono e mette una pezza: “va beh, scherzavo!”, esclama. Una risata collettiva, anche nostra, e tutti sono tornati carichi e sorridenti. Lì sul momento, però, è stato davvero imbarazzante.

Essendo la d’n’b un genere con un pubblico non particolarmente trasversale, il vostro è un evento che fa affidamento sul supporto delle crew sparse sul territorio. Quanto è importate creare sinergie e fare rete? Da parte loro avete trovato collaborazione o purtroppo ci sono state anche porte sbattute in faccia?
Creare sinergie e fare gruppo sono la base di ogni progetto che si rispetti, non puoi fare tutto da solo. C’è bisogno di un’adeguata distribuzione del lavoro e soprattutto serve entusiasmo! Non c’è niente di più bello che condividere un successo, abbiamo dei ricordi meravigliosi di questi anni che porteremo per sempre nel cuore. L’esempio più bello che posso farti è l’incontro tra me e Alessandro (l’altro fondatore di IDM, ndr), un romagnolo e un cagliaritano, due ragazzi diversissimi tra loro ma uniti da una grande passione comune per la drum&bass che in poco tempo danno vita a una realtà riconosciuta a livello italiano, grazie all’aiuto di tutta la family Underground area e a tutti gli amici e supporter che si sono uniti anno dopo anno. Il nostro gruppo è la cosa della quale sono più orgoglioso.
Porte chiuse in faccia? Tantissime. Non solo all’inizio quando IDM era un progetto nuovo ma anche in seguito, molto spesso più per problemi di campanilismo ed eccessive manie di protagonismo che per una reale differenza di vedute.

Qual’è il futuro di IDM?
Intanto c’è l’evento al Link il prossimo 9 novembre con A.M.C, Tantrum Desire ed Etherwood. Poi il progetto per il 2020 è di riportare il festival in tutte le sue città storiche come Roma, Firenze e Venezia. Poi ci sarà una grande novità (lo dico ora per la prima volta) nel 2020 l’IDM arriverà per la prima volta a Torino, una città con una grande storia di D’n’B che si merita di avere il suo International Drum&Bass Meeting. Ma le sorprese potrebbero non finire qui…

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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