Giovedì 05 Agosto 2021
Interviste

Andrea Damante, la musica e un impossibile addio al gossip

Il dj siciliano investe tutto in musica: apre le porte di casa e racconta del suo nuovo singolo, dei suoi obiettivi, di Fedez e di quella volta che voleva fare chiarezza su un software al Grande Fratello

Parola d’ordine: ‘top line’. È il termine più ricorrente sulla bocca del dj celebrity Andrea Damante. Top line in termine tecnico significa linea melodica comprensiva di idea, testo e volendo interpretazione. Perché le basi, le tracce strumentali, insomma, sono più semplici da confezionare, soprattutto se si hanno a disposizione musicisti, produttori e arrangiatori. Ma la top line è quella che ti fa fare la svolta, soprattutto se a cantarla è un big che porta un valore aggiunto a quello che si fa.

Andrea Damante, il cacciatore di top line, per l’intervista ci fa accomodare a casa sua, a due passi da Corso Como, un’area trendy di Milano, un appartamento il suo di quelli che ti mettono un po’ in soggezione: è grande, lussuoso, moderno, soprattutto brandizzato dal suo ultimo singolo. Non sembra un posto in cui uno vive, sembra piuttosto uno studio televisivo, con neon e grandi scritte.

L’abitazione di Andrea Damante brandizzata con le scritte ‘Understatement Pt. 1’

Si parla di ‘Understatement Pt 1’, qui, il suo nuovo brano un po’ pop e un po’ club cantato da Brigetta Truitt, remixato anche da SH, spesso a stretto contatto con Alesso. Con questo lavoro, Damante ha solennizzato il rapporto con Warner Music Italia.

Giovane, bello, aitante, popolare attraverso un profilo Instagram che vanta 2,4 milioni di follower. Non sembra tu abbia sofferto gli ultimi 15 mesi di serrate. Nemmeno delle convocazioni dal Tomorrowland dissoltesi causa pandemia.
Io sto bene, fondamentalmente dopo un anno e mezzo di crisi per il Covid. È stata come una prova. Sono più sereno a anche livello sentimentale e sono molto carico. Finalmente, ‘Understatement’, l’ultimo mio disco, da poco uscito, mi sta dando credibilità. La mia vita sarà sempre all’insegna della musica. Ed è nello stesso tempo fondamentale girare per il mondo per mantenere vive le relazioni. Sono saltate le mie esibizioni al Tomorrowland 2020 e 2021, vero. Ma sul fronte dei live sono pronte 25 date per fare un mini summer tour.

 

 

Si potrebbe parlare di un tuo ritorno in tivù?
Magari a fare il giudice. Quello che ho capito subito è di voler investire su un fotografo h24 perché ho compreso le potenzialità di Instagram. Successivamente, ho preso un videomaker e tanta strumentazione. Ho iniziato a studiare musica. Non voglio trasferirmi all’estero come hanno fatto tanti. Il mio lavoro è qui in Italia, ho preso diversi impegni per delle campagne di moda.

Ogni santo giorno però l’impegno è quello di prendere le distanze dal gossip. È così?
Non bisogna cadere nei tranelli, nella provocazione, con della perseveranza si può venirne fuori. L’esposizione mediatica è solo iniziale. Quindi ci sono una serie di fattori che entrano in scena e che indicano se sei o non sei davvero credibile.

Come dice Gionnyscandal, tuttavia, ‘Haters Make Me Famous’. Di odiatori che ti aspettano dietro l’angolo ne hai e di ben agguerriti. Come quelli che hanno provato a denigrarti quando, dentro la casa del Grande Fratello, spiegavi come funziona una DAW.
Lì c’è stato un grosso malinteso. Volevo spiegare a Clemente Russo come si potesse creare della musica con l’ausilio con un software. E quello era un momento in cui lavoravo tanto ma avevo spiegato la cosa in modo leggero. Anche perché è un sistema complesso. Per invidia, molti non avevano capito la situazione.

La copertina del nuovo singolo di Andrea Damante, ‘Understatement Pt. 1’

Di risposta, in questa tua reggia meneghina, ti sei ricavato un tuo spazio per buttar giù delle idee?
Mi sono fatto uno studiettino, mi sono dedicato negli ultimi mesi alla produzione. Magari intervengo in un momento preciso, sul finale. Ascolto tanto me stesso, il mio istinto. Però non voglio sottrarre del tempo al resto delle attività che ruotano attorno al mio interesse principale. Sono sempre alla ricerca di forti top line. È un lavoro di squadra e infatti ci sono più produttori attorno all’ultimo singolo.

Intanto sembra che tu ti sia discostato dall’EDM più caciarona, la big room dei main stage, con l’ultima release.
Prendiamo in considerazione Diplo, lui è uno che ha più facce. Un po’ mainstream e spesso underground. Forse questo poi non è più il momento di entrare a testa bassa in un genere. Prendiamo anche Alesso, che fa cose pop ma anche cose club.

Perché ‘Understatement – Pt. 1’? Parte uno di cosa, di una saga, di un progetto più ampio, di un format?
Se uno guarda il video capisce che ‘Understatement’ è il racconto di una storia sentimentale; spero avrà un proseguo. Da qui, parte 1. Come un discorso interrotto. ‘Understatement’ non è una storia autobiografica, è un collegamento, un’idea sulla riga di quello che va su Netflix o Amazon, a livello di contenuti. I primi d’ottobre poi arriverà un nuovo singolo e forse un ep.

 

Contento di essere approdato a una major?
Ho cambiato manager. Lavoro con Paul Sears. Ho fatto brani per Saifam, Believe, Smash The House, Future House Music e ora sono in Warner Music Italia e ne sono felicissimo. Io voglio solo fare solo bella e buona musica. La conseguenza saranno le gratificazioni. A Fedez è piaciuto il singolo ma siamo due mondi un po’ distanti per pensare di fare qualcosa insieme.

In tanti hanno contestato la tua ascesa rapida e per molti indolore. Eppure c’è una gavetta dietro tutto questo.
Io sono forte come dj perché sento dentro me questo ruolo. Da piccolo ho vissuto in una famiglia di musicisti, con quattro cugini davvero forti tra sax e batteria. Ne abbiamo ascoltata tanta di musica. Ho passato un’infanzia fatta di feste. Cdj 100 e delle grandissime Montarbo, ero in seconda media. A sedici anni, a fine estate, mi sono portato tutto a Verona, ho iniziato a suonare in taverne, in case. Alle superiori ho comprato i miei sub, il mio primo service. Ho iniziato a fare matrimoni, feste.

 

A 19 anni, a un compleanno, ti chiedono di organizzare una serata. Cosa è successo?
Era un party universitario al Re Teodorico, di mercoledì, imballatissimo di gente. Poi è arrivato il mio primo manager, Macario, e iniziai all’Alter Ego e al Berfis, prima al privée e poi alla main room. In seguito, è scoppiata la tivù e la collaborazione con Stefano Borroni. Non volevo fare l’ospite: volevo suonare. E via di aerei tutti i giorni. Con Paolo Sandrini in quel periodo nasce ‘Follow My Pamp’.

Tra gli artisti oggi si sgomita tanto. Ne vale ancora la pena?
Sì e io rispondo sempre con la mia musica. Prendiamo Fisher, uno dei miei riferimenti, mi piace un atteggiamento come il suo. Il discorso dei social diventa un qualcosa di contorno, o meglio di supporto, alle proprie attività discografiche. Quello che c’è dietro è da curare con estrema attenzione.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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