Venerdì 22 Febbraio 2019
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Intervista a Mark Morris

Ketra Records showcase al Duel beat, Napoli. Wave in transition è un gruppo emergente mosso da una grande determinazione nel presentare un prodotto ricercato, di matrice musicale prevalentemente mitteleuropea, fattore che costituisce una piccola svolta culturale nel panorama del clubbing partenopeo. Il programma della serata prevede l’esibizione di tre artisti : Future16, Tracy e il label owner Mark Morris. La resa qualitativa delle performance è impeccabile. I dj set si susseguono in un dinamico crescendo di intensità, incastrati con continuità concettuale al punto da risultare un unico, coerente inno alla distorsione del suono. Punto d’arrivo di un viaggio durato una notte è il set di chiusura di Mark Morris: artista completo, tecnica invidiabile, colora il suo lavoro utilizzando una minuziosa mescola di generi, regalando un intreccio ritmico energico, di forte impatto. Quanto emerso durante il nostro incontro è riportato nell’intervista che segue.

Hai vissuto per tre anni a Berlino e sei maturato musicalmente lì, chi era Mark Morris prima di intraprendere quest’esperienza appena terminata e chi è Mark Morris adesso?

Berlino è stata una tappa importante della mia carriera, ha definito ciò che sono oggi artisticamente con una netta crescita rispetto al passato, al Mark acerbo degli inizi. Ho scoperto e approfondito un lato della Techno a me sconosciuto: credo che Napoli abbia dei limiti evidenti sotto questo punto di vista, non c’è lo stesso tipo di approccio al genere. Ho cominciato collaborando con la crew dello Stattbad, ed è questa esperienza che mi ha aperto le porte della realtà underground berlinese, da cui sono stato folgorato subito. E’ in seguito a questa partnership di successo che ho deciso di trasferirmi lì. Sono stati tre anni intensi e Berlino mi ha dato tutto ciò che poteva darmi, per questo ho maturato la decisione di vivere altrove una nuova esperienza. Devo molto di ciò che sono anche al Sudamerica, ho vissuto in Cile e il mio sound si è arricchito di sfumature tipiche di un volto della techno mai esplorato fino a quel momento.

 

Il tuo sound è caratterizzato da kick aggressivi e distorsioni, in un’alternanza di generi che sposa sonorità acid e industrial: raccontaci del passaggio dalla musica minimal degli esordi allo stampo berlinese che ti caratterizza.

La mia crescita musicale è semplicemente frutto dell’esperienza: lavorare e studiare musica a Berlino ha levigato il mio sound. Ho conosciuto tanti artisti di fama mondiale, ed è lavorando con loro, apprendendo molto dalle loro sonorità innovative, che ho tratto spunti decisivi per definire l’anima techno che caratterizza le mie produzioni e la mia identità nei dj set. La distorsione e l’oscurità sono componenti che hanno sempre fatto parte del modo che ho di esprimermi attraverso la musica e che oggi sento di padroneggiare ed utilizzare in maniera diversa dal passato, matura.

 

C’è un artista che ha segnato questo tuo cambiamento, a cui ti sei ispirato durante gli anni per la tua crescita?

Ho avuto dei modelli, artisti di fama mondiale che però hanno sempre finito con il distruggere qualsiasi tipo di ammirazione potessi provare nei loro confronti, deludendomi per la loro involuzione musicale. Avere un punto di riferimento oggi mi risulta molto difficile, sono puntiglioso nell’ascolto delle tracce e fatico a trovare quello che cerco nella musica di altri artisti. Può sembrare strano ma l’artista cui più mi ispiro non è uno dei guru del genere, ma Logotech, un ragazzo con cui lavoro dagli esordi e che, oltre ad essere un amico, stimo più di tanti sopravvalutati top artist nel settore.

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Dal 2009 la Ketra Records : raccontaci dei primi cinque anni di vita della label di cui sei co-fondatore e co-proprietario insieme a Logotech (e con cui hanno collaborato artisti già affermatissimi come dj Emerson, A.Paul, Jeff Rushin, Mike Storm, Gayle San, Sven Wittekind). A che punto è il progetto?

Ketra Records è un progetto nato in un momento della mia carriera in cui non ero ancora un vero e proprio dj né un vero e proprio producer, nonostante avessi un ampio bagaglio di release di mia creazione già note. Tutto ciò che mi interessava, in questa fase di sperimentazione in cui non avevo conoscenza piena del mercato e del suo funzionamento, era presentare un prodotto che non avesse alcun tipo di restrizione nelle sue modalità espressive, non volevo moderazioni da altri label owners né dover necessariamente somigliare a questo o quell’artista. Non è stato semplice, ma col tempo sono riuscito a dare un’impronta forte alla label, un focus preciso. Ketra non rimarrà il mio unico progetto, ho in mente di aprire altre label, con più limited, magari in vinile (Ketra Limited è un lavoro in cantiere, più che un’idea). Ad oggi, parallelamente, collaboro con altre case discografiche: “Sueno Artificial” e “Mano Recordings” con Unam Zetineb.

 

A che punto credi sia la tua carriera adesso? Il tuo sogno in ambito lavorativo, ovviamente se non credi di averlo già realizzato.

L’unico sogno che ho è quello di avere più tempo da dedicare alla musica. Nella scena techno meno irradiata dai riflettori, essere producer e dj può non bastare per allontanare gli assilli economici e questo comporta impegni che non mi permettono di trascorrere l’intera giornata in studio.

 

La techno, oltre ad essere il tuo lavoro, è la grande passione della tua vita. Giungeresti mai a compromessi musicali per maggiore successo, come spesso purtroppo accade nel nostro panorama?

Avrei già potuto farlo e ho declinato l’invito. Non potrei mai rinnegare quello che sono, cambiare tendenze musicali. Custodisco gelosamente l’idea di techno che ho costruito con gli anni, andrò sempre per la mia strada. Non baratterò mai la mia passione per un più facile guadagno.

 

Ti è dispiaciuto non incidere come avresti voluto sulla scena partenopea? Wave in transition può essere la tua occasione di riscatto?

Quando ho cominciato non desideravo altro che essere profeta in patria, apprezzato e amato dalla mia gente. Col tempo ho capito che forse né io né la città eravamo ancora pronti ad accettarci reciprocamente, forse non maturi abbastanza. Nello staff di Wave in transition ho individuato subito qualcosa che a Napoli non avevo mai riscontrato in nessuna organizzazione : l’amore per la techno, senza secondi fini. Sono ragazzi determinati, convinti del genere musicale da proporre, mi ricordano il Mark degli inizi. Ho chiesto loro di accettare il mio contributo, e sono carico di entusiasmo per il ruolo di art director che rivesto nel gruppo. Ho bisogno di recuperare un po’ di fiducia nel pubblico napoletano, sono scottato dalle delusioni del passato e questo progetto può rappresentare la mia rivalsa.

https://soundcloud.com/mark_morris/mark-morris-duelbeat-ketra-lhowcase-20-09-2014-copia

 

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