Giovedì 05 Agosto 2021
Esclusiva

I Marnik raccontano come funziona oggi un festival

Il duo si è esibito allo Smile Nation Festival in Slovenia e racconta in esclusiva per DJ Mag Italia modalità, regole, emozioni pronte a ribaltare il nostro concetto di divertirci in ambito live

I Marnik hanni preparato di nuovo la valigia come ai vecchi tempi per partecipare a un mega evento a Lubiana, in Slovenia, lo Smile Nation Festival. In esclusiva per i lettori di DJ Mag Italia, raccontano quello che da test potrebbe diventare standard per le esibizioni dal vivo.

In un’intervista botta-e-risposta che sembra quasi un manuale di istruzioni per la ripartenza, raccontano le nuove modalità, le ferree regole applicate dalle istituzioni locali, la cascata di emozioni vissute raccolte durante questa breve ma intensa esperienza. Siamo pronti davvero tutti a ribaltare il nostro modo di divertirci in ambito live?

 

L’emozione è stata tanta, immaginiamo?
A breve posteremo una serie di video in cui si potranno notare delle lacrimucce, sincere e scese dopo un anno e quattro mesi di stop. Passato il confine mi sono subito accorto che qualcosa già stava cambiando. C’erano un sacco di ragazzi. Lo slot era alle 20, prima delle Nervo e dopo Quintino. La sensazione è stata quella di esser stato tenuto in freezer, scongelato e buttato subito in padella. Nessuno ci credeva ancora, sullo stage.

Quanto costa a livello psicologico e morale l’impegno di rispettare tutte le regole?
Molto. Ma ci si deve abituare.

È tutto come prima oppure si avverte che qualcosa è realmente e praticamente cambiato?
Ci è sembrato tutto meglio di prima, una voglia insolita di fare festa. Sì, tutto è meglio di prima. Anche la sensazione e il sentimento, l’amore onesto nei confronti della musica, come un inno liberatorio. Durante il set ho suonato molta musica targata Marnik ed è stata anche una fatica immane perché ultimamente c’è più musica in circolazione, indubbiamente, sia da ascoltare che selezionare.

 

Come è stata la reazione dei vostri colleghi dj, cosa vi siete detti?
Ci siamo abbracciati. Quintino e le Nervo come me erano ammaliati da una situazione unica. C’era amore nell’aria. È pesato tanto lo stop. Abbiamo fatto un mezzo discorso sul palco, dicendo che ci mancavano tutti.

Oltre all’amore c’è anche fiducia nell’aria?
Mah, eravamo partiti un po’ sfiduciati, poi a fine manifestazione siamo tornati propositivi come un tempo.

Quali sono state le restrizioni ufficiali? Tutti erano vaccinati?
L’accesso al festival era con Green Pass e in qualche modo andava esibita la certificazione. L’organizzazione avevano fissato un tetto del 75 per cento della capacità dell’impianto. Le circa 5000 persone presenti al campo sportivo, sovradimensionato per l’affluenza, erano testate o vaccinate.

Cosa avete notato subito di diverso dal passato?
La gente vogliosa e carica, con un atteggiamento sorprendentemente nuovo.

 

E tolta la mascherina…
Quando abbiamo fatto le foto, sulla scaletta che portava al palco.

Come sono stati gestiti i distanziamenti?
In modo professionale e in linea con i test fatti anche in Spagna. Con tantissimo spazio a disposizione oggi si può fare un festival. Non c’erano gabbie, non c’erano delimitazioni strutturali. Il grandangolare delle nostre foto, ve lo assicuriamo, inganna.

Quindi esprimete un giudizio positivo sul lavoro svolto da chi doveva far rispettare le norme di sicurezza?
Sì, tutti erano molto competenti, preparati, dotati con apparati online. Non puoi falsificare il Green Pass, questo è certo.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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