Domenica 17 Novembre 2019
Interviste

Intervista a Max D. Blas

Dj Mag Italia ha incontrato per voi Max D. Blas, storico dj resident di Altavoz che in negli ultimi anni ha portato Venezia ad essere uno dei punti di riferimento per il clubbing Italiano. Max oltre ad essere un dj è anche organizzatore di Altavoz ed assieme ai suoi collaboratori ha saputo far crescere questo evento portandolo all’attenzione di numerosi addetti ai lavori, tra cui noi. Ecco cosa ci ha raccontato..

Ciao Max benvenuto a Dj Mag Italia. Quest’estate sei stato a Vienna, al Sankeys di Ibiza, al Lighthouse festival in Croazia, a Gallipoli, Firenze, solo per citare alcune delle città e dei paesi dove hai suonato. Anno da incorniciare?

Grazie mille. Sì, è stato davvero un bell’anno. Non credo di aver mai suonato così tanto come in questi ultimi mesi e le cose sembrano promettere bene anche per il futuro. Tra poco sarò a Napoli, poi Malta e sono in trattativa per tornare di nuovo a New York e a Barcellona. Senza contare le varie date in Veneto e in Italia. Speriamo che le cose continuino così…

Com’è nata la tua passione per la musica?

La passione per la musica ce l’ho sin da bambino.. Ancora prima di iniziare come dj, suonavo la chitarra da quando avevo 10 anni. Poi, ho suonato in vari gruppi negli anni del liceo fino alla scoperta della scena elettronica verso i 18 anni. Da lì è nato un vero amore che dura ormai da molti anni, anche se comunque continuo ad ascoltare ed apprezzare anche altri generi.

Quali sono gli artisti che più ti hanno ispirato nella tua crescita musicale?

Mah… In realtà molti. E intendo anche al di là della scena elettronica. Per esempio Battisti, oltre al pop, racchiude nella sua musica embrioni di musica house ed elettronica. Se parliamo invece degli artisti del “nostro settore” i nomi sono tanti: dai grandi della house e techno americana, Frankie Knuckles, Lerry Levan, Jeff Mills, fino alla scena big beat britannica degli anni ’90 come i Chemical Brothers o i Propellerheads. E per quanto riguarda il passato più recente, credo di aver avuto la fortuna di crescere musicalmente grazie alla possibilità di suonare per quasi 10 anni ad AltaVoz al fianco di tanti grandi della scena elettronica contemporanea.

Oltre ad esserne il dj resident, sei anche uno degli organizzatori e supervisori alle scelte artistiche di Altavoz. Come si è evoluta questa realtà che ha portato a Venezia nomi internazionali del calibro Jamie Jones, Tale of Us, Levon Vincent, Ellen Allien e molti altri?

AltaVoz esiste dal 2007 ed è nata dall’unione di vari promoter delle zone di Padova e Venezia con lo scopo di creare dei grandi eventi e far segnare anche Venezia sulla mappa della scena elettronica italiana. Si parla di tanti anni fa, quando in Veneto c’erano solo i germogli la scena elettronica esistente adesso. Personalmente sono molto orgoglioso dei risultati che abbiamo raggiunto facendo diventare AltaVoz uno degli eventi di musica elettronica più importanti a livello nazionale. E siamo ancora in crescita, sia per il numero di partecipanti, sia per la qualità degli artisti proposti.
Per quanto riguarda la mia regione sono contento che in questi anni siano nate tante realtà interessanti e mi piace pensare che forse AltaVoz ha avuto un ruolo nel far appassionare tante persone che poi sono diventate a loro volta dj o promoters.

Con quale degli artisti con cui hai diviso la consolle ti sei trovato più a tuo agio da un punto di vista musicale e personale?

Domanda da un milione di dollari. Con tanti.. Se dovessi dirne qualcuno direi Ryan Crosson con il quale ho suonato tante volte insieme, anche back to back, e che mi invitò a suonare alla sua serata al Club der Visionaere a Berlino. Anthony Collins con cui mi sono sempre trovato molto bene sia dal punto di vista umano che musicale e Ryan Elliott con il quale ho percepito di essere in sintonia le ultime volte che abbiamo avuto la possibilità di suonare insieme.

Nei tuoi set di apertura, proponi sempre il tuo stile musicale o vari a seconda dell’ospite che suonerà dopo di te?

Diciamo che il mio stile è abbastanza eterogeneo e si muove dalla deep house alla techno, per cui quando mi trovo a dover fare l’apertura ad un ospite, non sono mai a disagio nel suonare uno stile piuttosto che un altro. Comunque, per quanto riguarda i miei set ad AltaVoz, noi vogliamo che tutti i dj invitati, dall’ospite principale fino al dj che fa il warm up, si sentano liberi di suonare quello che vogliono. E così faccio anche io.

Che idea ti sei fatto delle nuove generazioni che si avvicinano al mondo del clubbing?

La scena elettronica ormai è paragonabile a quella che era la scena rock nel momento della sua esplosione negli anni ’60. Ormai ci sono molti più ragazzi che vanno a sentire un dj rispetto a quelli che vanno a sentire un concerto e non posso che esserne felice ovviamente. Anche se, secondo me, bisogna avere una particolare attenzione nel dare anche un’educazione musicale alle nuove generazioni.

Cosa ci riserverà il futuro di Altavoz?

AltaVoz riprenderà il 3 ottobre con Seth Troxler e poi continueremo per tutto l’anno con cadenza mensile. Non voglio svelare i nomi che faremo quest’anno, ma ci saranno graditi ritorni e artisti di primo piano che verranno a trovarci per la prima volta. Oltre ovviamente a tanti talenti emergenti che vogliamo sempre mantenere nella nostra programmazione.
Inoltre sto aprendo, sempre a Marghera, alle porte di Venezia, un nuovo club che si chiamerà Roov e che inaugureremo in ottobre dove suoneranno tanti artisti italiani ed internazionali e vi assicuro che sarà una bella novità nella scena veneta.

Grazie Max per essere stato con noi, un grosso in bocca al lupo per il tuo futuro e spero di rivederti presto.

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