Giovedì 09 Luglio 2020
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Italia-Germania, sul dancefloor

 

 

Sabato è andato in scena un grande classico del calcio. Quella sfida Italia-Germania che ha sempre il profumo della leggenda, della grande occasione. Dagli storici 4-3 del ’70 e 3-1 della finale del 1982 ai più recente 2-0 del Mondiale 2006 e 2-1 del 2012, ne siamo sempre usciti vincitori. Sabato, com’è noto, ci è andata male. I rigori ci hanno chiuso in faccia le porte degli Europei. Ma Italia-Germania è un grande classico anche sul dancefloor. Due modi diversi di intendere la musica da club, con meno rivalità che nel calcio, ma con tanta tradizione da entrambe le parti. E un amore reciproco che contagia le due terre.

 

 

 

 

Negli anni ’80 la italo disco inventa un mondo colorato e un modo nuovo di concepire la musica. Sintetizzatori, voci effettate e un uso massiccio di arrangiamenti elettronici portano la disco americana degli anni ’70 in una dimensione diversa, che si fonde con alcuni elementi della new wave britannica e con certi suoni kraut ed elettronici proprio di derivazione tedesca. Nei casi più fortunati, come Klein & MBO, il risultato è così illuminato da anticipare e ispirare le prime produzioni house americane. In generale, da Gazebo ai La Bionda/D.D. Sound fino alle hit più smaccatamente pop (Spagna, Righeira, Sandy Marton), l’italo disco conosce uno straordinario successo proprio in Germania. Anzi, la musica italiana nell’immaginario teutonico degli anni ’80 conosce un’incredibile popolarità e fortuna, in parte anche grazie alle numerose e forti comunità di immigrati italiani in Germania (quelle fotografate in maniera ironica e perfetta dal Pasquale Ametrano di Verdone, per intenderci). Gianna Nannini in quegli anni ne è un esempio lampante. Un nome imprescindibile della club culture mondiale come Sven Vath inizia la sua carriera con ‘Electrica Salsa‘, impossibile non cogliere l’influenza italo del progetto.

 

 

 

 

Di rimando, la Germania sul finire del decennio, e all’inizio dei ’90, entra prepotentemente in scena con la declinazione europea della techno e poi con la trance e i suoni più duri vicini all’hardcore. La caduta del muro di Berlino e la Love Parade segnano una generazione, e tutti gli anni ’90 vedono le produzioni tedesche dominare i dancefloor italiani ed europei: Jam & Spoon e Scooter, Paul Van Dyk e Haddaway, Westbam e Marusha, Monika Kruse e Dr. Motte, produttori house come Mousse T e Michi Lange. Esempi delle tante sfaccettature che il suono tedesco riesce ad esprimere in un decennio sicuramente illuminato per tutta la musica elettronica. Soprattutto, sono gli anni d’oro di Francoforte e dell’Omen, leggendario club aperto da Sven Vath nel 1988 e chiuso dieci anni più tardi. Nel frattempo, il nostro Paese non sta a guardare: il botto della pop-dance (Gala, Corona, Eiffel 65, Molella, Datura); la mediterranean progressive (Mauro Picotto, Gigi D’Agostino, Mario Più); la house di Joe T Vannelli e Claudio Coccoluto che conquistano l’Europa, Londra e Ibiza; le hit di Robert Miles e la techno napoletana. Di sicuro non perdiamo il passo.

 

 

 

 

Arriva il nuovo millennio, in un clima di stanchezza generale ma con qualche asso da calare su entrambi i fronti: Alter Ego/Roman Flugel, il grande successo di Paul Kalkbrenner e del film Berlin Calling, e tutto il filone techno e minimal sul fronte tedesco: Chris Liebing (già attivo e famoso dagli anni ’90), Ellen Alien, Loco Dice, Marcel Dettmann, e l'”oriundo” cileno Ricardo Villalobos. Boys Noize diventa un riferimento mondiale con le sue produzioni e la sua label. Impossibile non segnalare di nuovo Sven Vath, iconico e inossidabile con il suo marchio Cocoon (label, serate, merchandising, una garanzia che continua ininterrotta anche oggi). Benny Benassi e l’electro house italiana dominano invece un panorama di rinascita, svecchiamento e rinnovamento dei canoni dance: Crookers, The Bloody Beetroots, Congorock, Ketih & Supabeatz, 3 Is A Crowd, Blatta & Inesha cavalcano l’onda dei blog e ne fanno un’importante veicolo promozionale.

 

 

 

 

Negli ultimi anni, le star di casa nostra sono Marco Carola, Joseph Capriati, VINAI, Marnik, Riva Starr. E i Tale Of Us, una strana anomalia italiana che ha trovato fortuna a Berlino. Tra i tedeschi si affermano Zedd,  Robin Schulz, Len Faki e Tujamo.

Se in termini calcistici finiamo quasi sempre per spuntarla, quando parliamo di musica da club è un pari e patta. Ma ricco di goal e di spettacolo. Italia e Germania mettono in campo molte tra le più grandi personalità della musica elettronica, senza nemmeno la seccatura di dividerci tra tifoserie avversarie. Facciamola durare a lungo, questa sfida.

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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