Domenica 28 Novembre 2021
Storie

Gli italiani che reagiscono alla pandemia

Sono stati mesi duri per il mondo dello spettacolo e per tutti i business di questa industria. Eppure c'è chi ha saputo reagire proponendo idee innovative o riportando il fulcro della questione musicale alle origini. Esempi virtuosi in Italia e all'estero che rappresentano un segnale positivo e di speranza per il settore

È un assolato sabato mattina di inizio estate mentre sto bevendo un caffè con Cristian Rot, fondatore del progetto Riot, che ha recentemente inaugurato uno spazio ibrido nella cornice dello shop Attic di Bolzano. Il progetto ha vissuto la sua nascita e crescita in un contesto difficile, quello della pandemia, che ha costretto lo stop forzato di eventi e festival. Le sue parole sono molto chiare quando afferma che in un contesto simile in pochi avrebbero scommesso sul successo di un’attività legata al formato del vinile. Eppure l’approccio diverso dal consueto offerto in questo luogo sembra aver prevalso sui meri calcoli economici, andando a creare, proprio in un momento di grande difficoltà ed isolamento, un pubblico di appassionati molto coeso, più simile ad una famiglia che ad un gruppo di clienti. Lo spazio Riot for Attic, così rinominato da Cristian ed Alessandro, fondatore di Attic e primo sostenitore dell’iniziativa, è quello di un record store e boutique allo stesso tempo.

 

Nel corso di questa chiacchierata sorge spontanea la domanda di come si sia arrivati a questo risultato e la risposta non tarda ad arrivare quando Cristian mi spiega il suo approccio nel record store. Il cliente può infatti prenotare un appuntamento ed essere seguito singolarmente durante la selezione e l’ascolto dei dischi per tutto il tempo che sarà necessario. Io stesso sperimento questa modalità, immergendomi nella collezione di dischi, tra aneddoti, racconti e curiosità. Mentre sfoglio le varie copertine altri clienti arrivano e si inizia a parlare di prossime release, di artisti e di eventi. Si respira l’aria di quei record store in cui dopo qualche visita si è diventati tutti amici, legati semplicemente dalla stessa passione. Un modello che, Cristian spiega, potrà essere replicato anche in altre città senza però venir meno all’aspetto umano, fondamentale per il successo ed un concreto sostegno della scena locale e non solo. Riot for Attic sostiene infatti molti dei producer locali che stanno ottenendo riscontri positivi sia in Italia che all’estero. Da D_Roots con le sua release per Steffi su Dolly, al duo ALPI legato a sonorità più affini all’immaginario techno. Spazio anche per il talentuoso Alessio Collina con il suo progetto discografico Hill e per le notevoli produzioni di Secret Garden, che Cristian rivela essere (spoiler alert ndr) niente meno che Uovo, dj che ha bisogno di ben poche presentazioni e che giustifica a pieno titolo la qualità produttiva e l’hype attorno a questa label.

 

Percorso ibrido ed altrettanto affascinante quello di FRED (Food Records & Drink ndr), altra realtà nata poco prima della pandemia, grazie all’unione di diverse menti alle spalle della nightlife milanese. Ne parlo con Leme, dj e producer parte dei Dirty Channels, duo che abbiamo seguito da tempi non sospetti e che nel corso degli anni ha guadagnato credibilità internazionale. Assieme a lui Luca a.k.a Bugsy, alfiere dei party Take It Easy, anch’egli profondo conoscitore del mondo del clubbing. FRED è un progetto che è nato gradualmente tra molti brainstorm e la ricerca di una location che potesse condensare al meglio i valori e l’identità alla base dell’idea. Un ambiente rilassato e friendly dove poter essere consigliati da dj di grande esperienza e dove gli stessi spesso si concedono a dj set inediti.

 

Anche in questo caso le carte in regola per esportare il progetto ci sono tutte ed infatti FRED ha recentemente inaugurato uno spazio anche a Palma di Maiorca, ponendo grande attenzione nel riportare l’identità e gli aspetti peculiari del quartier generale milanese. Un legame che non è solo musicale ma anche presente nell’offerta beverage, anch’essa legata ad una selezione di qualità che esalta un alto livello di mixology, rafforzando l’idea di spazio dove potersi rilassare e godere appieno di queste due componenti. Ed ora che finalmente si intravede uno spiraglio di luce in fondo al tunnel FRED ritornerà a proporre i propri dj set in store con residency affidate a talenti consolidati e giovani promesse che troveranno una vetrina invidiabile dove potersi esprimere artisticamente.

 

Se però sino ad ora vi abbiamo raccontato storie nate nella realtà di casa nostra sappiate che l’intraprendenza italiana è riuscita a ritagliarsi spazi importanti anche all’estero. Emblematico il caso di Abyond, realtà nata a Berlino, e sviluppata da un collettivo di ambiziosi ragazzi italiani che già da diversi anni vivono nella capitale tedesca. Ne parlo con e Alessandra Stella, Matteo Gamba, Francesco Stella e Riccardo Zampieri, i quattro fondatori. Questo progetto nasce come idea embrionale diversi anni prima e con il passare del tempo viene perfezionato ed esteso divenendo un vero e proprio HUB a disposizione degli artisti. Resta tuttavia un senso di continuità e di rispetto delle origini con una sede del progetto presente anche a Bari. Ma andiamo con ordine.

 

Abyond incorpora in sé Last Take, uno studio professionale di registrazione mix e mastering, An’packd, uno studio di graphic design e comunicazione che possa seguire in maniera efficace gli artisti ed infine la propria label, piattaforma discografica sui cui finalizzare il processo creativo, ancora una volta taylor made. Chiedo ai ragazzi quanto sia stato difficile avviare un progetto così ambizioso durante un periodo come questo e per di più lontani da “casa”. Il tono della risposta è grintoso, e pur riconoscendo le tante peripezie affrontate per farcela, il team Abyond sembra tutto fuorché spaventato dalle sfide del futuro prossimo. Mi sento un po’ più sereno. Durante il lockdown credevo che l’apatia e la ricaduta psicologica avrebbero condizionato in maniera più pesante la scena. Eppure nella giungla del music business a quanto pare la mentalità può fare ancora una grossa differenza.

Ci siamo confrontati con realtà vivaci, nate da ambiti tradizionali delle dinamiche del clubbing, della produzione, della discografia, dei servizi come negozi o bar, e approdate a qualcosa di inedito, a ibridi che sicuramente, ce lo siamo e gliel’abbiamo chiesto, hanno un grosso punto interrogativo su di sé visto il momento storico tutt’altro che prospero che stiamo vivendo. Ma che probabilmente, proprio grazie a queste modalità nuove di concepire il lavoro e l’attività intorno alla musica, possono rappresentare non solo una resistenza, ma anche slanci positivi verso il futuro.

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