Domenica 25 Agosto 2019
Interviste

Jessy Lanza a Club TO Club il 7 novembre

Jessy Lanza è una cantante, musicista e producer canadese, il suo album d’esordio “Pull my hair back” è uscito l’anno scorso e ha suscitato grande interesse e reazioni positive ovunque, tra il pubblico, tra i dj, tra la stampa musicale e gli addetti ai lavori.
Jessy rappresenta appieno la rivoluzione tecnologica e musicale della nostra epoca: ha scritto, prodotto e curato buona parte dei brani presenti sul suo disco, e, come ci racconta nell’intervista, il suo approccio è molto… contemporaneo. Altro fattore che ha contribuito notevolmente al successo dell’artista è l’etichetta su cui è uscito “Pull my hair back”, la Hyperdub di Kode9, label tra le più rappresentative del dubstep inglese (a dirla tutta, una delle etichette che il dubstep l’hanno messo in circolazione, una decina d’anni fa).
Jessy Lanza sarà sul palco di Club TO Club, al Lingotto di Torino, il prossimo 7 novembre (la stessa sera di Battiato, Caribou, Kelela, Talaboman e altri ancora); giovedì 6 novembre, invece, il festival piemontese ospita proprio la serata “Hyperdub10” con Kode9 e Laurel Halo, pilastri dell’etichetta.

In questi ultimi anni la tecnologia ha riconfigurato in modo consistente il modo in cui facciamo musica, dall’ideazione alla scrittura, fino alle fasi finali di un brano. Il tuo caso lo testimonia: sei cantante, musicista, molto del lavoro sul tuo primo album è interamente opera tua. Come ti approcci alla scrittura e alla produzione?
Composizione e produzione per me sono due cose che avvengono in simultanea. Molto spesso inizio una traccia con le batterie, gioco e faccio prove con suoni ed effetti finché non sento qualcosa di buono, a quel punto lo metto in loop e da lì posso partire a scrivere il pezzo.

Com’è successo che Hyperdub ti ha scoperta e offerto un contratto? E’ un’etichetta di culto, molte persone vogliono pubblicare con loro. Era nei tuoi progetti, nei tuoi desideri, o questo interesse ti ha sorpresa?
Il loro interessamento è stato decisamente sorprendente. Ho sempre amato molto l’etichetta ma non era nei miei piani di uscire con loro, perché non avrei mai pensato che Hyperdub potesse essere interessata alle mie produzioni. Tuttavia, abbiamo spedito dei pezzi a Kode9, e fortunatamente gli sono piaciuti, e ha addirittura chiesto se volessi fare usicre un album con loro.

Che cosa mi dici della scena della musica elettronica in Canada? ti senti parte di “qualcosa” laggiù? Visto da qui, il Canada è una una galassia di stili musicali molto eterogenei.
Riesco a identificarmi soltanto con la scena musicale di Hamilton, la città dove vivo. Non so molto di cosa succede nelle altre città, posso dirti che a Hamilton ci sono molte persone che fanno musica o arte senza intenzioni o aspettative particolari, né tantomeno per tornaconto economico o fama, perciò esiste un sacco di creatività libera, ed è davvero di grande ispirazione. Inoltre, tutti si sostengono a vicenda, è una cosa incredibilmente positiva, che forse nelle scene artistiche di città più grandi si perde, per via della competizione.

Qual è il set up dei tuoi live?
In questo periodo utilizzo una tastiera Juno 106 e una Alpha Juno (due tastiere della Roland che hanno fatto la storia della musica elettronica degli ultimi trent’anni, NdA), a poi alcuni synth virtuali che controllo in digitale attraverso il computer; stessa cosa vviene con i campioni di batteria. Uso poi un pedale con dei delay per gli effetti sulla voce.

Negli anni recenti abbiamo visto l’ascesa di alcune figure femminili decisamente interessanti, in ambito musicale, da Florence a FKA Twigs, da Cooly G a Jessie Ware, giusto per fare qualche nome; e naturalmente nel novero ci sei anche tu. Sembra che ci sia una sorta di “female wave”, di ondata femminile di cantanti e producer di talento, collocabili da qualche parte tra i territori dell’elettronica, del nuovo r’n’b, del pop, della dance. Dalla tua prospettiva come vedi questo fenomeno?
Penso che nel giornalismo musicale sia un fattore di convenienza e di comodo raggruppare insieme artisti che hanno in comune alcune caratteristiche, anche se non hanno necessariamente stili simili o altre qualità che li accomuna quando si ascolta la loro musica. Non sto dicendo che sia una cattiva cosa essere considerata parte di un movimento artistico o di un genere specifico, allo stesso tempo però non vedo molte somiglianze tra me e altre artiste a cui vengo spesso messa vicino.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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