Sabato 25 Gennaio 2020
Interviste

John Dahlbäck: “Pensate fuori dagli schemi”

Dalla Pickadoll Records alla Mutant, una miriade di e.p. all’attivo, lo svedese John Dahlbäck – che ha prodotto anche con gli pseudonimi Hugg & Pepp e Kaliber, soprattutto grazie alla collaborazione del cugino producer Jesper – è un produttore davvero inarrestabile. Lo incontriamo in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo su Armada Music.

Com’è nato “Count To Ten”?
Ho avuto la parte vocale direttamente da Alexx Mack. Successivamente ho composto e arrangiato tutta la traccia. Il risultato è qualcosa che sta tra il pop e la dance. Tutto è nato in Rete. Non ci siamo mai incontrati di persona.

Gira voce che il tuo album sia davvero interessante e credibile, profondo, non solo una sequenza di singoli.
Sono molto contento di come si sia sviluppato, di come sia cresciuto: ho seguito istante dopo istante tutto il processo in studio. È molto diverso da quello che io propongo nei miei set, quindi sono davvero curioso di vedere tra qualche mese la reazione della gente durante i primi ascolti.

Hai suonato la batteria per molti anni e anche pianoforte e chitarra. Non hai mai pensato di proporti con uno spettacolo dal vivo?
No, perché mi piace troppo il dj set: semplic, efficace, diretto. Sono troppo pigro in queste cose e voglio che tra me e il pubblico ci sia solo una consolle.

Vivi di sola house music?
Amo il jazz, l’R&B, l’hip-hop, insomma ogni genere in grado di ispirarmi in studio. In realtà non mi sento di appartenente a un sottogenere musicale specifico. House music, ecco cosa mi piace.

Hai iniziato giovanissimo a fare il dj.
A diciassette anni. E ho debuttato subito con un e.p. tutto mio, fatto con il software che tutt’oggi uso ancora, Cubase. Ora mi rendo conto quanto sia difficile e determinante aver fatto gavetta e quanto sia dura per milioni di miei colleghi dj e produttori.

La scena svedese è sempre attiva. Oltre ai nomi più noti al grande pubblico, come gli ex- Sweidish House Mafia o Avicii, si parla spesso di te, di tuo cugino Jesper e di Eric Prydz.
Il movimento si è concretizzato dopo tanti anni di sacrificio da parte di tutti. La gente ha capito che noi svedesi siamo capaci di ogni cosa, di fare belle canzoni e di fare squadra.

Come si può oggi rivoluzionare o rimettere in discussione tutta la scena del clubbing?
Devi pensare fuori dagli schemi, non seguire le tendenze. Non è facile, lo so.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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