Sabato 23 Ottobre 2021
Interviste

Una lezione di music business attraverso gli NFT dall’ideatore di Beatport e Final Scratch

John Acquaviva spiega in modo preciso quali siano virtù e possibilità dei non-fungible token e come guadagnare attraverso le piattaforme di vendita tramite i big data

Di chi ha inventato Final Scratch e collaborato alla realizzazione di Beatport, c’è da fidarsi. John Acquaviva è un visionario. Di quelli veri, non autoproclamatisi. Per questo abbiamo voluto approfondire con lui il territorio ancora in larga parte inesplorato degli NFT, i Non Fungible Token. Prima di rilasciare le dichiarazioni che seguono, l’italo-canadese, come tiene subito a precisare, ha letto dozzine di articoli e guardato ore di video per avere una visione complessiva sugli NFT”; perlomeno, almeno prima di comprendere come poterli applicare in modo degno al settore musicale. Insomma, si è documentato.

La situazione di stallo del comparto dell’intrattenimento ha creato in realtà un vuoto colmabile con una chiara e unica opportunità per monetizzare attraverso il proprio mestiere. Arte, musica e sport sono tre asset verticali emersi dal mondo NFT, ultimamente, e hanno coinvolto artisti come The Weeknd, 3LAU e Kings of Leon. “Le loro offerte NFT includevano contenuti come musica nuova ed esclusiva, collezioni di opere d’arte e rare registrazioni di album del passato”, precisa Acquaviva.

 

“Analizzando l’industria musicale attuale, ci siamo resi conto che questa ha una notevole difficoltà a distinguere le cose. L’industria musicale vede gli NFT solo a livello superficiale: il vero valore e il potenziale non sono ancora stati raggiunti. Per molti è stato solo un accaparramento di denaro”. Una specie di bolla, quindi. “La musica è sempre stata, in modo intrinseco, una merce da comprare e conservare. Chi ha comprato musica per speculazione? Questo è ciò che la rende diversa dall’arte”.

La musica è stata mercificata molto rapidamente nei primi giorni della nascita e della diffusione di Internet. “Il valore della musica è stato ridotto a zero in particolare da Napster tra il 1999 e il 2001. Il cambio di paradigma della Rete ha fatto evaporare i dollari (analogici) in centesimi (digitali), prosegue Acquaviva. “In questo cambiamento l’industria ha capito di dover tenere traccia degli spiccioli. Nel 2003 ho intavolato una serie di discussioni con i colleghi del settore (alcuni dei quali diventati poi miei partner nelle sopra citate Final Scratch e Beatport) sulla creazione di una sorta di mercato digitale”.

 

“Ora, per la terza volta nella mia vita, sento che siamo ancora una volta a un punto di svolta nella musica, con gli NFT, a un punto tale, cruciale, perfetto per essere protagonisti di questo cambiamento”, continua Acquaviva. L’infrastruttura dell’industria musicale è vecchia, datata, antiquata, e ha un disperato bisogno di riallinearsi diventando più equa soprattutto nei confronti degli artisti. Ci sono diverse aziende determinate a cambiare il modo in cui il settore viene monetizzato in base a nuovi flussi di entrate, consolidamento dei dati e lavoro amministrativo”.

Una di queste, Utopia Music, è una piattaforma basata sui dati: essenzialmente, aiuta a garantisce in modo tempestivo musicisti e titolari di diritti nei pagamenti delle proprie gig. “I metadati musicali sono le informazioni incluse nei file audio utilizzati per identificare, etichettare e presentare il contenuto audio”. I metadati vengono utilizzati da tutti, da Spotify ad Apple Music, da YouTube sino a LANDR, e aggiungere un contratto digitale di creazione e di proprietà oggi è possibile. “Con informazioni più concise e trasparenti spariranno le scatole nere. Se un artista indipendente vende 100 o 1.000 copie di un NFT e lo firma (digitalmente), è come possedere un libro in prima edizione”.

 

Oltre al valore aggiunto, è un modo intelligente per tenere traccia della proprietà del master, nonostante le criptovalute non abbiano ancora raggiunto la massa critica. Stiamo andando tutti verso una completa interoperabilità tra formati e valute. Ci sono una miriade di siti che stanno lavorando a pieno regime sugli NFT ma quasi tutti sono incompleti nelle loro offerte e nelle funzionalità. Una volta che una canzone è stata creata, dovrebbero esserci dei soldi raccolti per vari usi.

Il futuro dell’industria musicale che abbraccia gli NFT quindi è raggiante. “Le NFT offriranno la massima chiarezza in merito alla proprietà e ai flussi di entrate. Dobbiamo prestare attenzione e lavorare verso l’interoperabilità. Solo allora potremo iniziare il nostro cammino verso il metaverso”. Parola di John Acquaviva, uno dei pochi visionari rimasti sul piccolo pianeta chiamato discografia.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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