Mercoledì 19 Dicembre 2018
Costume e Società

‘Jovanotti For President’: storia, analisi e retromania di un’epoca

Storia di un album sorprendente, incauto, fuori dalle righe, pieno di campionamenti, rifacimenti, richiami. Che è tornato rimasterizzato

‘Jovanotti For President’ usciva trent’anni fa. Abbiamo riascoltato l’esordio di Lorenzo Cherubini, l’abbiamo fatto decantare, e poi è arrivato il momento di spendere qualche parola su un debutto che ha cambiato la musica in Italia.

Quando arrivavi davanti al Rolling Stone, in quegli affollati e colorati pomeriggi a Milano, sapevi che ti potevi aspettare di tutto, dentro: tra qualche ospitata pop, nel programma musicale televisivo ‘1, 2, 3… Jovanotti’ eri cosciente che ci sarebbe stata una potente ventata di dance, molto crossover, in pieno stile anni Ottanta, figlia della Italo disco tricolore e della prima house americana che stava eliminando i Paninari. Trent’anni poi pensi che non possano trascorrere mai e invece sono solo un ricordo, un passato racchiuso in un coraggioso album, oggi ripresentato in una nuova veste, rimasterizzata, ricondizionata, riconfezionata. Migliorata. In quella discoteca, in quel Rolling Stone ormai trasformato oggi impietosamente in residence per la classe media, si consumavano i groove più intensi, le feste più sentite, le emozioni infinite e si sposava un mood da baccanale rinchiuso nella prima ufficiale opera di Lorenzo Cherubini: si intitolava ‘Jovanotti for President’. Era un album sorprendente, incauto, fuori dalle righe, pieno di campionamenti, rifacimenti, richiami, tributi a tutto quello che passava per la testa a quello che sarebbe diventato l’artista più innovativo degli ultimi tre decenni.

Il 26 ottobre, in occasione del trentennale dell’uscita di ‘Jovanotti for President’, è stato immessa sul mercato una versione rimasterizzata dell’album stesso con una traccia bonus in più, ‘Walking’, forse la prima vera canzone di Jovanotti, pubblicata una stagione prima. ‘Walking’ è stata anche incisa nel lato B di un 45 giri celebrativo uscito ora contemporaneamente all’album 2018 e sul lato A ospita ‘Gimme Five’, prima hit di di quel ragazzo nato a Roma ma dal cuore toscano. Se il primo amore non si scorda mai, figuriamoci il primo album. Lorenzo ha definito quel lavoro come un disco allegro, grezzo e vitale. E rincara la dose: “Se oggi un ragazzo di 18 anni rifacesse un disco con quell’energia, ripeterebbe il successo che ho avuto io. Se riascolto i miei primi album, provo un imbarazzo incredibile. Tecnicamente ero limitatissimo, poi fortunatamente, nei dischi successivi, le cose sono andate meglio. C’è da dire però che io avevo una cosa che forse altri non avevano: avevo fame. Fame di arrivare”, avverte Lorenzo attraverso una nota di stampa emessa da Universal Music Italia.

Le tracce contenute in ‘Jovanotti for President’ sono state il suo punto di svolta, anzi la chiave di volta del rap dei conservatori, per il territorio italiano, una novità assoluta per la musica nazionale. Per la prima volta, un album prodotto da un dj e costruito su sample e patchwork di suoni, mescolava rap e dance elettronica ottenendo un grandissimo successo e occupando per mesi i primi posti delle classifiche. ‘Go Jovanotti Go’ che corre su e giù atraverso un groove mezzo break e mezzo boogie, ‘Party President’ e ‘Funk Lab’ che hanno un sapore maledettamente attuale tanto da ispirare chi produce hip-pop e pop oggi; ‘Gimme Five’ che meriterebbe una parentesi d’oro; e se ‘I Need You’ sembrava voler riconvocare le rappate di LL Cool J, poi ci si è ritrovati infatuati di tracce come ‘Jovanotti Sound’, pronte a flirtare con una electropop da urlo. E poi ‘The Rappers’, che pare un inno amorevole ai beat maker, ‘Ragamuffin’ che dà una sonora sberla ai toaster e ‘Mix’ che accenna alla house prima maniera.

Il 2018 pesca a piene mani e di diritto dal 1988, questa volta: il centrifugato, ai tempi prima nel blender di FRI Records e poi in SoleLuna, ha degli ingredienti vitaminici che a distanza di anni mantengono giovani: un miscelato con tanti princìpi, il rigore da parte di Claudio Cecchetto, la produzione eccelsa di Enrico La Falce, la macro ingegneria del suono di Luca Cersosimo, le sfumature di Massimo Carpani, la botta nazional popolare di Matteo Bonsanto. Che squadra, che livello.
Un’analisi approfondita delle tracce presenti all’interno di ‘Jovanotti for President’ in piena edizione rimasterizzata 2018? Suonano meglio, slegate dalla attuale loudness war e quindi moderne, aperte, non schiacciate, potenti da gonfiare i woofer a dismisura e far cigolare i tweeter; sbuffi di aria compressa che oggi sono di una rarità assoluta: la compressione curata e intelligente, mai invasiva. Suonano quasi più pop del dovuto, le tracce di ‘Jovanotti for President’ 2018, e non si dovrebbe gridare allo scandalo se dovessimo ritrovare qualche singolo sulla strada del virale attraverso Spotify. È uno stile che potrebbe tornare di moda come il Moncler. In ‘Jovanotti for President’ versione 2018 c’è un sapore di retromania alla Simon Reynolds, come se la musica di Lorenzo, e la sua cultura, il suo mood, il suo manierismo, portassero all’ossessione e all’amore per il passato. In fondo, il layout grafico e la coerenza sonora di stampo anni Ottanta dell’album sono involontariamente attuali, con il loro ritmo old skool e lo smile sulle magliette in stile rave. Qualcosa rende nostalgici quelli che si assembravano davanti al Rolling Stone, in quegli affollati e colorati pomeriggi.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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