Domenica 28 Novembre 2021
Storie

Kanye West e il mare magnum di ‘Donda’

Ci siamo presi il tempo di lasciar decantare il lungo e corposo album che sta battendo record di ascolti ed è già platino in America, per esplorarlo e tentare di di decifrarlo

L’abbiamo atteso, l’abbiamo ascoltato, l’abbiamo riascoltato, ci abbiamo riflettuto su prima di parlarne diffusamente. ‘Donda’ di Kanye West non è uno di quei dischi che si dimenticano dopo una settimana di binge listening, anche perché si tratta di un’opera lunga (ben 27 tracce) oltre che corposa, ricca di collaborazioni e riferimenti in vari mondi artistici e culturali. E quindi, mi sono preso il tempo di farlo decantare e rifletterci per bene prima di scriverne in maniera approfondita.

Di recente mi è capitato di vedere una puntata di ‘Il Testimone’, vecchio programma in onda su MTV di e con Pif, ora acquistato da Sky, in cui l’ex Iena girava con una piccola telecamera intervistando personaggi famosi e non, costruendo una puntata tematica ogni volta. Da appassionato di arte contemporanea, mi ha fatto molto sorridere/innervosire vedere il modo in cui ha trattato la materia nel primo episodio della quinta stagione, ma proprio all’interno di quella puntata c’è una bella intervista fatta a Massimiliano Gioni (curatore e critico d’arte di fama internazionale), che può tornare utile per parlare di Kanye West e di tutto quello che è successo attorno al suo ultimo disco : ‘Donda’.

Alla domanda di Pif se ci fosse un limite nell’arte, Gioni risponde: “il bello dell’arte contemporanea è che cerca di ridefinire se stessa, non c’è un limite perchè l’arte è un tentativo di rinnovare quel limite”. In questi ultimi anni la sensazione di essere arrivati alla fine di qualcosa, di essere sull’orlo del baratro è sempre stato presente, e nonostante numerosi autori abbiano cercato di aprire nuovi spazi di possibilità, la strana sensazione che fosse già stato fatto tutto e detto tutto, e che non fosse più possibile inventare nulla era presente, fino ad oggi. E questo perchè Kanye West sta riuscendo, di nuovo, a ridefinire la figura dell’artista e della musica attraverso quello che è il processo di creazione di ‘Donda’.

 

Che cos’è ‘Donda’? Un disco? Una serie di concerti? Uno spettacolo teatrale? Una performance? Non lo sappiamo, ‘Donda’ è l’insieme di queste cose, è una gigantesca manovra dell’artista più pazzo che ci sia in circolazione, che sta provando (in modo anche furbo, senza dubbio) a cambiare le possibilità di diffusione e i metodi di fruizione della musica contemporanea. ‘Donda’ è un disco che non esiste in una forma definitiva, che c’è sui siti di streaming ma che è anche presente in altre forme nei migliaia di video caricati dagli utenti presenti ai concerti, durante i quali i brani erano ancora in forma non definitiva – che a loro volta puliscono le tracce audio, così da farle sembrare una canzone uscita dallo studio. ‘Donda’ è una serie di eventi dal vivo che mutano e cambiano di volta in volta, con coreografie sempre nuove e temi che si intrecciano, passando dal personale al pubblico senza soluzione di continuità – avete visto che nell’ultimo spettacolo si è presentato con DaBaby e Marylin Manson, si è poi dato fuoco in una casa e infine ha ri-sposato Kim Kardashian?

‘Donda’ è una performance di settimane – che Marina Abramovic levati proprio – in cui l’autore ci ha fatto entrare nella lavorazione passo a passo del progetto, con la gestazione che è diventata essa stessa parte dello show – ci ricordiamo un paio di settimane fa la diretta streaming dalla stanza nella Mercedes Arena di Chicago? Cos’era? Una performance? ‘Donda’ è spingere la cultura dell’hype verso nuovi vertici, utilizzando quel meccanismo per il quale appare normale attendere settimane per una release e dilatarlo, spingerlo al limite, creando un’attesa che fino a pochi giorni fa sembrava non avesse un punto di arrivo, e che se fosse stato per l’autore non ci sarebbe neanche stato – avete letto che ha accusato Universal di aver rilasciato il disco senza il suo consenso? E questo accade perchè il momento finale, la release, negli ultimi anni, è diventata solo l’appendice, la parola fine di un processo, e non la parte fondamentale.

Però ora abbiamo il disco, e qualcosa bisogna dirlo anche sulla release effettiva. La prima cosa che colpisce è la lunghezza, 27 tracce, un’infinità nell’era dello streaming. Sono tutte belle? No, e questo si può dire con molta tranquillità. Per ogni ‘Hurricane’ o ‘Jail’ o ‘Moon’ o ‘No Child Left Behind’, ci sono altri brani che convincono poco, o perché senza mordente o perché appaiono quasi grezzi, ancora abbozzati. Il che colpisce perché Kanye West è famoso per essere un maniaco del controllo, che non lascia perdere alcun dettaglio.

 

‘Donda’ sembra il figlio bastardo di alcuni dei suoi dischi migliori, un po’ ‘The Life of Pablo’ per questo suo essere in continua evoluzione; e un po’ ‘Yeezus’ per la pretesa di minimalismo sotto steroidi ostentato nella grafica, negli show e in alcune produzioni. Di entrambi prende alcune caratteristiche, e ne mette in gioco altre ancora, però il risultato, ad oggi, convince solo a tratti. Infine c’è il lavoro di gruppo, che da ‘My Beautiful Dark Twisted Fantasy’ ha caratterizzato il lavoro di Yeezy su ciascun progetto, con una lista dei crediti che assomiglia al menù di un ristorante – uno di quelli dove puoi trovare dalla carne al pesce alla pizza.

Rimane un lavoro di quasi due ore, è quindi molto complesso dare un giudizio definitivo a riguardo, anche perché spesso i progetto di Kanye sono emersi come interessanti anche retrospettivamente. Si tratta del suo miglior disco da anni, migliore di ‘Jesus Is King’ di sicuro, questo si può dire, ma avrà la forza per proseguire quella linea di classici che si è protratta ininterrottamente da ‘The College Dropout’ fino a ‘The Life of Pablo’? Perché alla fine è questa la vera sfida di ‘Donda’: il riprendere quella legacy, il dimostrare che Kanye siede ancora sul trono del rap game.

Andando oltre, la domanda che in molti si stanno ponendo in questi giorni è: “ma quindi? che significato ha e ha avuto tutto questo?”. Anche questa è una domanda a cui è veramente difficile dare una risposta, e diffidate da chi ne ha una precisa. Se vogliamo andare nello specifico, si può provare a ragionare su come i live e la vendita del merchandising siano più remunerativi degli streaming (che comunque a Yeezy vanno benissimo, visti i numerosi record che il disco ha infranto in pochi giorni), o della funzione che può avere pubblicare un disco oggi nel mondo delle playlist e della musica shuffle, o di come Kanye sia un maestro a manipolare la comunicazione, e altro ancora.

Sono discorsi che hanno il loro senso, ma che cercano una giustificazione razionale, precisa e calcolata a un processo che vive anche di sensazioni, di non sense, e di improvvisazione. È forse più interessante vedere gli elementi che ha messo in gioco Kanye per la creazione di tutto quello che è il macro universo che circonda ‘Donda’, piuttosto che cercare di capire se questa sia o meno una truffa. Non lo è. E se ci lasciassimo andare, troveremmo che quello che Kanye sta realizzando è un progetto di gran lunga più interessante e ambizioso di qualsiasi altra cosa si sia vista negli ultimi anni.

Quindi, disco o non disco, uscita rispettata o meno, può avere più senso riflettere su quello che abbiamo assistito fino ad ora, perchè si è trattato di qualcosa di unico, che ha provato a spostare un pezzo più là il modo e il senso di fare musica oggi, e che, in definitiva, ha cercato di ridare linfa vitale ad un mondo sull’orlo del baratro emotivo e creativo.

Però mentre pensiamo a tutto ciò, ascoltiamo anche ‘Donda’, ora che è disponibile in streaming, sia mai che Kanye decida di toglierlo da un momento all’altro.

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