Mercoledì 17 Luglio 2019
Festival

Kappa FuturFestival vola alto

 

 

Due giorni molto attesi dai clubber di tutta Italia (e a giudicare da quello che abbiamo visto e sentito, anche di mezza Europa). Kappa FuturFestival non ha deluso, anzi ha volato davvero alto. Quasi 20mila presenza al giorno, tre palchi e una line up di superstar techno e house al Parco Dora di Torino, per un weekend davvero esagerato.

 

 

THANKS web NIGHT

 

 

Day 1 – Sabato

Quando arriviamo, a metà pomeriggio, sullo stage Jägermeister (il mainstage del festival) c’è Chris Liebing, a martello dopo l’apertura di Monika Kruse. A ruota, Sam Paganini non concede tregua e picchia più del sole e dei quasi 40 gradi che stringono Torino nella morsa della calura estiva. Il Dora Stage ha ritmi un pochino più lenti e ipnotici, mentre sullo stage House è già iniziata la maratona a tre: Tony Humphries (non in grandissima forma, a dire il vero, complice il caldo e qualche acciacco fisico), Louie Vega e David Morales (loro invece veramente in fiamme, mattatori indistruttibili). Spendo subito qualche parola sullo stage House: due giorni di altissima qualità, dove i dj sanno portare a un livello altissimo questa arte e il significato profondo del termine “house music”. Il lunghissimo set a tre Humphries-Vega-Morales (dalle 15 a mezzanotte), suonato con 8 CDJ e i famosi mixer “a rotelloni” tipici dei dj house americani old skool (mi raccontava tempo fa proprio Morales che i mixer sono progettati e costruiti ad hoc che per queste occasioni in cui i tre girano insieme, modelli unici modificati su indicazione degli stessi dj) è qualcosa di veramente affascinante, pur negli inevitabili cali di tensione di un set di nove, lunghe ore. Ma la sintonia con cui i tre si muovono dietro la consolle, l’alternare i tanti stili della house senza però far venir meno il vibe newyorkese e l’atmosfera di grande classicità, è davvero incredibile. Se Louie Vega è il più presente e quello che sa dare maggior continuità al beat, Morales quando si inserisce sa dare sempre un tocco da maestro. La folla impazzisce (io per primo) quando spunta un remix di ‘Yes I know my way’ del grande Pino Daniele. Applausi e commozione.

 

 

 

 

Tornando al Dora stage, un cambio di orari fa slittare Margaret Dygas in chiusura, anticipando Raresh e Ricardo Villalobos. Il Villa ci è apparso in forma, set adeguato all’orario pre-serale, tanto groove senza esagerare con i bpm, altamente godibile. Intanto, il mainstage si infiamma con Solomun, perfetto traghettatore tra il pomeriggio e la sera (dalle 19 alle 20.30). Impeccabile, granitico, acclamatissimo. E ci ha fatto sorridere vederlo suonare a piedi scalzi, con le ciabatte infradito ordinatamente sistemate a lato della consolle. Dopo di lui, il ritmo si alza con Davide Squillace. Poi arriva Marco Carola. E tutto il resto si azzera. Attesissimo, accolto con un boato da un pubblico numeroso e carico, il re di Napoli suona un set stellare. Muscoloso, duro, diretto, un treno. Non solo drittoni ma tracce con numerosi breaks, qualche vocal (clamoroso un remix di ‘They don’t care about us’ di Michael Jackson, una cosa epica), e un bell’alternare di techno più scura e potente con tracce dal groove più gommoso e dai bassi bouncy. Imperturbabile nella sua tenuta nera d’ordinanza. 10 e lode.

 

 

 

 

Day 2 – Domenica

Si ricomincia presto, alle 13.30 siamo già a fianco del Jägermeister stage, ma subito un’amara sorpresa ci aspetta: Carl Cox, uno degli ospiti più attesi del Kappa, non ci sarà. Scioperi negli aeroporti di tutta Europa impediscono a Carlone di essere a Torino in tempo per il festival. Un gran peccato. C’è però una gradita sorpresa: Kerri Chandler, atteso alle 15 in House stage, sostituisce Cox (13.30-15.30) sul mainstage. E lo fa egregiamente, considerando che con un preavviso di poche ore, mettersi a suonare un set techno di due ore, credibile, solido e divertente, non è affatto impresa facile. Invece il fuoriclasse Kerri è lì, serafico, a snocciolare roba Detroit. Non è proprio un set irresistibile, ma i piccoli cali che si sentono di tanto in tanto sono più che giustificati. Già così Chandler sarebbe da 7 e mezzo. Invece, finito di qua, eccolo di là. Nel suo territorio house è inarrestabile, e dà il meglio di sè. Uno spettacolo sensazionale. Unisce il gusto classico ed elegante della house newyorkese di richiamo ’90s, con tutto il retaggio culturale black (funk, soul, gospel) alle derive elettroniche più recenti e più vicine alla techno, con in mezzo tastiere suonate dal vivo (Kerri è un grande musicista), classici leggendari (‘Whistle Song’ di Frankie Knuckles), divertissement off topic (‘Inspector Norse’ di Todd Terje, una delle tracce più belle e divertenti degli ultimi anni). Un dj da cui prendere lezioni, in questi anni di set facili e senza rischi (e vale per tutti, dalla house alla techno all’EDM). Uno che ti fa capire che essere un dj è diverso dall’essere un producer che diventa dj. Non so se mi spiego. Magnifico. Dopo di lui, anche un mito come Danny Tenaglia fatica a tenere botta, pur con il suo suono più duro e spigoloso (ottimo set, comunque, anche il suo). Eloquente l’abbraccio tra i due durante il cambio palco.

 

 

 

 

Il Dora Stage, pur gremito di gente, fatica sempre un po’ a decollare, nonostante il buon set di Apollonia durante il pomeriggio. Ma la sensazione è che il mainstage catturi tutta l’attenzione degli amanti della techno, mentre i più curiosi e alternativi si lasciano ammaliare più volentieri dallo stage House. Intanto, mentre Chandler fa il set della vita, sullo Jägermeister stage arriva l’altro carico pesante. Sven Vath. In ottima forma. Il suo set di tre ore inizia lento (124-125 bpm, così a orecchio) e un po’ piatto, per salire in battuta e intensità traccia dopo traccia. Anche per lui vale il discorso di poco fa: un dj che sa fare il dj, con le sue borse piene di vinili. Non sbaglia un colpo, zio Sven. A tratti ci ricorda la golden age dei ’90, con tanti synth e bpm veloce; a tratti ci immerge nel mondo Cocoon. Un set clamoroso. E perfetto per il pomeriggio. In chiusura, un remix della sua ‘Electrica Salsa’, ormai fisso nei suoi set. Per dire di quanto la sua leggenda abbia superato i confini stessi dell’uomo Sven. Uno che ha tanta sicurezza di sè da riproporre una di quelle cose che hai fatto in un’altra vita e di cui dovresti artisticamente vergognarti. Invece i Grandi fanno proprio questo: prendono atto anche delle cazzate di gioventù e le trasformano in figate. Onore al merito. Tanti applausi in chiusura, poi Skin e Nicole Naudaber. Seguiranno Nina Kraviz, poi Ben Klock. Sul Dora, Ellen Alien, Nastia, Kim Ann Foxman, per una chiusura tutta al femminile. Sull’House, Lil Louis. Ma siamo stanchi e molliamo il colpo.

 

 

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Kappa FuturFestival forse non ci ha proposto i dj del futuro, come promette il nome, ma di sicuro tanti numero uno del presente. In una location incredibilmente suggestiva, tra il verde e i residui industriali di metà Novecento. Con una cura notevole verso il pubblico (idranti a innaffiare i ragazzi sotto il sole, controlli all’ingresso), tra ASL, tanti punti ristoro, tanti punti di soccorso e aree dove sdraiarsi nel verde. Un festival urbano che sembra fuori città. Forse è meno cool di altre realtà italiane che rischiano di più, se parliamo di line up, ma è giusto così. In Italia abbiamo bisogno di eventi che richiamino i grandi nomi e i grandi numeri. E Kappa in questo è indiscutibilmente forte.

 

 

THANKS web DAY

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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