Lunedì 01 Giugno 2020
Interviste

Tech my Track: Kaskade e il tocco sincero di un EP come ‘Redux 004’

Il primo artista dance ad aver fatto un tutto esaurito al Navy Pier di Chicago e allo Staples Center di Los Angeles, oggi mantiene alta la saga di EP. In attesa di uscire con un vero e nuovo album

foto: Mark Owens

‘Redux 004 EP’ di Kaskade è la quarta puntata della serie annuale omonima preceduta da ‘Love Like That’ e ‘Sexy’. Con all’attivo 11 album da studio e 7 nomination ai Grammy, Ryan Raddon bazzica i piani alti della musica elettronica tanto da finire spesso nella graduatoria dei dj più ricchi del pianeta stilata da Forbes. Merito delle presenze assidue a Las Vegas, al Coachella. È sempre forte la sua voglia di restare in studio a creare.

‘Redux 004’ è qualcosa di speciale che sembra provenire dal cuore più che dal cervello. Qualcosa di voluto ma non pianificato, di cercato ma non progettato a tavolino. È così?
Man mano che diventiamo tecnicamente più sofisticati, la produzione migliora sempre di più, ammettiamolo. La versione sentita e voluta spesso può essere proprio quella non fondamentalmente perfetta. Sono sicuro che tra meno di 5 anni ci sarà qualcosa di nuovo, a livello di tecnologia, è una realtà a cui vorrei avere subito accesso, che potrà rendere tutte le produzioni ancora migliori. Sono molto contento ugualmente, comunque, degli ultimi risultati; ‘Redux 004 EP’ ad esempio è tutto quello di cui avevo bisogno a livello musicale per appagarmi.

 

Molte persone hanno un opinione davvero ragguardevole sulle tue doti come produttore. Secondo te perché?
Penso sia il mio suono a caratterizzarmi. La cosa divertente è che di certi pareri non sono per niente interessato. Mi sento molto libero a livello creativo e sarei intenzionato a produrre qualsiasi cosa solo per il piacere di farlo. Accendo Pro Tools e via, mi libero. Mi spingerò sempre in ogni lontanissimo angolo di qualsiasi genere musicale, purché mi possa piacere e riesca a farmi sentire bene. Voglio sentirmi a posto con la coscienza. Mi apro anche alle idee altrui. È sempre interessante avere la possibilità di provare a valutare il punto di vista di un altro musicista, che magari con un remix interpreta una delle mie canzoni. Le versioni sono visioni e aprono le prospettive di tutti.

Pensi che l’attuale stato di emergenza causato dalla pandemia influenzerà o comunque cambierà, a breve o lungo termine, il modo in cui i produttori si approcciano e collaborano?
Immagino ci sarà un numero senza precedenti di collaborazioni, nel prossimo futuro. In questo momento l’unico modo per connettersi con le persone è digitalmente. Fare musica insieme colma il divario tra le connessioni della vita reale.

Credi a questo punto, e in questo particolare momento, che le nuove tecnologie siano la risposta giusta a moderni approcci e gestioni in fatto di produzioni musicali?
Quelle che integriamo e con cui operiamo quotidianamente sono certamente tecnologie discutibili. Tuttavia, quella legata alle intelligenze artificiali e agli algoritmi potrà riflettere in modo preciso ed esponenziale le nostre personalità: il modo in cui comunichiamo e, naturalmente, produciamo, lavoriamo accelererà. Il nostro operato in studio spesso risente delle operazioni di routine e soffre. Non penso però che delle tecniche nuove potranno sostituire il fattore umano. La musica è un riflesso del cuore perché è anima. Nonostante ciò, noto che il processo di creazione si sta collocando al centro di tutto diventando sempre più importante per chi lavora in questo settore.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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