Sabato 14 Dicembre 2019
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Le tristi dichiarazioni di Konstantin sulle donne dj

 

Signore e signori, anche questo mese abbiamo un bel vespaio da affrontare!
Ecco cos’è successo. In una recente intervista per Groove Magazine, che in realtà è il risultato di una chiacchierata su un treno tra il dj producer tedesco Konstantin, co-fondatore del collettivo Giegling, e la giornalista Laura Aha, questo si sarebbe lasciato andare a dichiarazioni di una certa pesantezza prontamente riportate nere su bianco dalla Aha. Andiamo diretti al punto: Konstantin accusa il sistema generale della dance di promuovere eccessivamente le donne dj, che in console non sarebbero all’altezza degli uomini “a causa della loro stessa natura femminile”. Questo perchè l’attitudine maschile, in un settore competitivo come quello dei club, rappresenta la carta vincente per poter spiccare. Le donne, con la loro fragilità, “hanno bisogno di essere più mascoline per poter arrivare alle orecchie del pubblico”.

Bene, questo è quanto dichiarato da quel genio di Konstantin, che così facendo probabilmente si attirerà contro l’ira funesta (ma giusta) dell’intera scena, forse per sbadataggine o forse per un po’ di pubblicità. Su Twitter sono già comparse le prime foto dei vinili Giegling in pezzi, accompagnate dal prevedibile hashtag #fuckGiegling o #fuckyouKonstantin, e tutti i maggiori portali di informazione musicale stanno attualmente discutendo della questione. Fatto sta che queste parole, per quanto pesanti, hanno subìto il pronto ripensamento dello stesso Konstantin, che a quanto pare ci ha tenuto a precisare che fossero state male interpretate dalla Aha, che non avrebbe colto la totale propensione dell’artista al supporto delle dj donne, a maggior ragione del fatto che lui stesso avrebbe imparato a suonare grazie ad una sua amica.
Insomma, non si capisce come siano andate precisamente le cose. Konstantin sarebbe lo sciovinista di cui, nel tweet qui di seguito, riferisce The Black Madonna? O Laura Aha di Groove Magazine ha semplicemente fiutato uno scoop su una dichiarazione fraintendibile?

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Di certo le parole degli altri membri di Giegling non vengono a supporto dell’artista tedesco. Questi hanno dichiarato di essere a conoscenza da tempo dell’indole del loro collega, e di distanziarsene con fermezza. D’altronde, in un settore così diversificato e accogliente come quello del clubbing, è raro veder espresse teorie di tale sfondo. L’ultimo che ci viene in mente è Ten Walls. Peraltro a sua volta pesantemente penalizzato dalle sue stesse dichiarazioni, visto che la sua carriera si è praticamente fermata dopo le sue uscite omofobe.
A questo punto l’interrogativo è uno solo, e di certo non va ad indagare sull’autenticità del punto di vista di Konstantin, perchè in quel caso la risposta è scontata: l’hai sparata grossa, amico caro. Il punto, invece, è un altro: ha ancora senso, nel 2017, ritrovarsi a scrivere di polemiche di questo tipo? Il rammarico sorge nel momento in cui questi polveroni si alzano in un’industria, quella della musica elettronica, che è rimasta tra le poche a rappresentare la più serena forma di distruzione delle barriere psicologiche e dei pregiudizi. Un movimento che fonda innegabilmente le sue radici nella cultura gay, nelle sonorità black, nelle influenze di ogni angolo del globo. Reso grande da uomini, donne, e ultimamente anche ragazzini. Come è possibile che ci sia ancora chi, nonostante la familiarità con determinati ambienti sfaccettati da Berlino a Ibiza e lo stretto contatto con persone di apertura mentale infinita, abbia ancora il coraggio di anche solo ipotizzare certe cose?

Sono sicuro, e qui vado a concludere, che il Konstantin in questione sia della corrente di pensiero secondo cui il cancro alla purezza dell’attuale movimento dance risieda nel “virus pop” dell’EDM, nei suoi “fake dj milionari”, nei suoi festival da produzioni miliardarie e in quelle scomodissime hit radiofoniche che proprio non vanno giù a chi pratica i veri valori della cultura underground. O forse no. Senza andare fuori tema, ciò che è certo è che se c’è una cosa che può nuocere gravemente alla filosofia del clubbing e ai suoi positivissimi adepti, è una becera dichiarazione maschilista come quella del co-founder di Giegling, che ne avrà di bracciate da fare, per uscire dalla palude in cui si è ficcato.

 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Penna di DJ Mag dal 2013, redattore e social media strategist di m2o dal 2019.

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