Foto: Natalie Goldstein
Tra i nomi più influenti del panorama della musica elettronica, John Summit rappresenta uno dei casi di successo più significativi. Con una serie di produzioni che hanno conquistato pubblico, club e festival in tutto il mondo, il DJ e produttore statunitense si è affermato come una delle figure di riferimento della scena contemporanea, capace di unire figura mainstream e credibilità artistica.
Lo abbiamo incontrato a Nameless Festival, e, al di là dei numeri e della crescente popolarità internazionale, ciò che colpisce parlando con Summit è l’approccio con cui vive il proprio ruolo. Durante la nostra intervista si è dimostrato estremamente disponibile, rispondendo con spontaneità a ogni domanda, senza mai sottrarsi al confronto. Un atteggiamento che riflette una personalità autentica e sorprendentemente umile per un artista abituato a esibirsi davanti a decine di migliaia di persone. Tra riflessioni sulla sua carriera, progetti futuri e considerazioni sul momento che sta vivendo la musica elettronica, John ha raccontato il proprio percorso con lucidità sempre con il sorriso, confermando quelle qualità umane che ci avevano colpito anche durante la veloce chiacchierata prima dell’intervista. Si è esibito per la prima volta come headliner in Italia, con uno dei set più apprezzati dei tre giorni del festival, svoltosi per lo più sotto una pioggia battente che ha regalato un’atmosfera quasi magica alla chiusura della domenica.
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Avremmo dovuto incontrarci prima della sua esibizione, però, per questione di tempistiche, poche ore prima ci viene comunicato che purtroppo non sarebbe stato possibile. Però, alla fine del set, ci incrociamo in backstage e dopo poche parole di presentazione, è lui che ci propone di fare l’intervista in quel momento. Ci siamo spostati nel suo camerino e abbiamo iniziato a parlare.
“Prima di tutto ho dovuto padroneggiare il mondo della produzione, imparare davvero a creare un brano da club”, racconta. Solo successivamente è stato il turno del vero e proprio songwriting: ed è stata quella la scelta che, secondo lui, gli ha permesso di fare il vero salto di qualità. “Avere vocals così di spessore e canzoni diventate hit come ‘Where You Are’, è stato ciò che mi ha fatto fare lo step al livello successivo”. Un percorso che, nella sua visione, segue una strada precisa fatta di gradini: è necessario studiare e imparare le basi, solo in un momento successivo si possono prendere le giuste decisioni che permettono a un artista di raggiungere un pubblico globale.
Il successo, però, ha un prezzo. “Ho dovuto sacrificare la mia vita personale”, così Summit ammette che i sacrifici più grandi sono state a livello personale: “Non ho avuto fidanzate o relazioni serie. Ho dovuto saltare matrimoni, occasioni di famiglia e altri eventi importanti. Ma ne è valsa la pena”. Dalle sue parole, in qualche modo malinconiche per una serie di rinunce obbligate nel quotidiano, non emerge però rimpianto, ma una dedizione e una convinzione assolute nella scelta di questo tipo di vita, essenziali per chi vuole raggiungere determinati risultati e ambisce al vertice della scena musicale. “In fondo non è diverso da un atleta olimpico che deve allenarsi tre volte al giorno”.
Foto: Natalie Goldstein
Ed è sicuramente questa mentalità che ha contribuito in pochi anni alla sua ascesa e alla costruzione di un universo che gravita intorno a lui: un marchio, una label, persino un party che ha conquistato una residency in quello che è stato votato come club numero uno al mondo: [UNVRS]. Ma oltre a questo ecosistema, e oltre ai singoli di grande successo, John Summit ci spiega come sia fondamentale avere un team che creda nel progetto e sul quale si possa fare affidamento: “La hit è ciò che genera il successo, ma hai bisogno di tutto l’ecosistema che la sostenga. Hai bisogno di una buona squadra, di un buon team”, ci racconta sinceramente grato indicando tour manager, videomaker, ecc che ascoltano davanti a noi in camerino.
Proprio a proposito di ‘Expert Only’, il producer racconta apertamente la dualità tra il progetto e la sua identità artistica e come ciò si rifletta anche nel suo universo creativo. Da un lato c’è John Summit, volto di un progetto rivolto a un pubblico più ampio; dall’altro, Experts Only, una realtà più di nicchia, che segue un percorso più underground. “Lo paragono sempre alla differenza tra realizzare un blockbuster e un film della A24, dove puoi essere più indipendente e sperimentale. Da artista adoro fare entrambe le cose” spiega Summit, evidenziando come la libertà artistica e il successo commerciale possano coesistere, anche se è convinto che a un certo punto della carriera sia necessario prendere una decisione: “bisogna scegliere l’una o l’altra strada”.
Collegandoci a questa sua risposta parliamo del suo album, uscito lo scorso aprile, ‘CTRL ESCAPE’, in cui vengono esplorati diversi generi, una vastità ancora più ampia rispetto al precedente ‘Comfort In Chaos’. “Sono una persona molto curiosa e mi annoio facilmente quando devo restare in una “sola corsia”. Più il mio pubblico cresce, più ho la possibilità di raggiungere generi e audience differenti; è proprio questo che rende divertente essere un artista.” afferma Summit, rivelando come la sua naturale curiosità e il desiderio di sperimentare siano alla base di ogni nuova produzione. Una scelta che è riscontrabile anche durante i suoi set, come quello dello scorso anno sul mainstage del secondo weekend di Tomorrowland quando lo abbiamo visto per la prima volta.
Approfondendo la realtà più “mainstream” gli chiediamo se fosse sicuro fin da subito che alcune delle sue canzoni diventassero così importanti per il mercato musicale. Ed è in questo momento in cui spunta il famoso orgoglio dei creativi “Tutto ciò che ho immaginato si è realizzato. Anzi, penso che alcune canzoni meritino ancora più successo di quello che hanno ottenuto a dire il vero”. Ma quell’umiltà di cui abbiamo parlato prima, ritorna immediatamente quando con modestia ci spiega che i brani sono frutto di un lavoro collettivo “se guardi i crediti, lavoro con cantanti, autori, altri produttori, professionisti del marketing e case discografiche” precisa, evidenziando come la musica si basi su rapporti di cooperazione anche per un nome così consolidato come il suo.
L’artista è ora pronto a portare la sua musica a un livello ancora successivo con il prossimo arena tour. Non è ancora chiaro se ad accompagnarlo ci sarà un’orchestra, come è stato per alcune date dello scorso, o una band: “ci sto lavorando proprio ora e proveremo durante l’estate”. Sulle difficoltà di perdere il totale controllo della situazione durante un’esibizione di questo tipo invece, riemerge proprio il discorso sulla fiducia e sulla possibilità di lavorare con gente su cui contare: le persone diventano così elementi centrali anche nell’esperienza live, in cui è impossibile una gestione a 360 gradi: “è difficile finché non lo accetti, bisogna lavorare con persone straordinarie e fidarsi di chi ti circonda.”
Prima di salutarci abbiamo tempo anche per un’ultima domanda che riguarda il futuro. Augurandogli ovviamente una carriera lunga e ricca di ancora più successi di quelli ottenuti finora gli abbiamo chiesto come vorrebbe che finisse la storia di John Summit. “Parlavamo di questo proprio oggi: non ho un finale già scritto, è per questo che mi faccio riprendere continuamente. Se avessi già conosciuto il finale, come quando avevo iniziato una carriera da contabile, mi sarei sentito profondamente depresso. Per questo ho deciso di prendere la strada meno battuta. Dove porta? Non lo sappiamo ancora, ed è ciò che rende tutto divertente”. Una bellissima risposta che descrive perfettamente il ritratto di un artista che crede ciecamente in ciò che fa, che è riuscito a circondarsi di persone sulle quali può fare affidamento, che continua a crescere sul piano professionale senza perdere quella genuinità che lo ha reso uno dei protagonisti più apprezzati del panorama elettronico internazionale, permettendogli di trasformare la sua passione e il suo divertimento nel proprio lavoro.
11.06.2026





