Domenica 22 Settembre 2019
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La Londra che non vuole Boiler Room al Notting Hill Carnival

La presenza di Boiler Room al Notting Hill Carnival ha scatenato venti di tempesta tra le strade di Londra. Complici un articolo e una serie di graffiti.

Per i pochi che non lo sanno, Il Notting Hill Carnival è un importantissimo raduno musicale che si svolge a fine agosto a Londra dal 1966. Questo evento annuale, che prende il nome dal quartiere londinese che ogni stagione si riempie di appassionati, è considerato da sempre un massimo punto di riferimento per la black music e per la sound system culture, con quasi una cinquantina di organizzazioni e marchi ad esporsi e milioni di partecipanti. Sono proprio gli impianti audio, dai più potenti ai più stravaganti, a fare da protagonisti nella più grande street parade d’Europa, che lo scorso anno ha registrato oltre due milioni di adepti da tutto il mondo. L’evento è divenuto nei decenni simbolico della salda cultura black che caratterizza le radici londinesi, ma anche di un potente fenomeno hippie, oltre che di sfortunati episodi di ordine pubblico. Questi ultimi perchè, nonostante la decisa matrice culturale del Carnevale, questo è stato spesso teatro di violenti scontri tra i partecipanti e le forze dell’ordine, dovuti all’iniziale assenza di permessi concessi per la manifestazione. Cariche, risse ed arresti sono episodi più volte manifestatisi tra le basse frequenze del Notting Hill Carnival, fino ad una conciliazione avvenuta nel 1986, quando al Carnevale venne finalmente concessa la licenza, a condizione di una rigida sorveglianza da parte della polizia. I disordini non sono comunque mancati negli anni successivi: le edizioni del 1987, 1991, 2000 e 2004 furono teatro di alcuni omicidi, mentre nelle restanti non sono mancati arresti di massa, con ben 450 fermi registrati solo nel 2016. Nonostante gli episodi spiacevoli, il Notting Hill Carnival è riuscito a mantenere la sua autorevolezza nel circuito dei raduni mondiali di raggae, bass, drum’n’bass e dub ad alto potenziale di watt. Ed è un evento di portata assolutamente popolare a Londra, in tutto il Regno Unito, nonché ormai parte dell’immaginario collettivo mondiale.  Che c’entra Boiler Room – l’esclusivo showcase musicale più famoso del panorama elettronico – con questo tradizionale raduno londinese? 

Nel 2016 Boiler Room ha deciso di trasmettere 42 ore musica direttamente da alcuni dei migliori soundsystem dell’evento, garantendo un’eccezionale copertura mediatica della due giorni del Carnevale, supportata da piattaforme del calibro di Noisey, The Guardian e NTS Radio, per un totale di più di tre milioni di live streams. L’intento di Boiler Room è stato chiaro e specificato nel loro comunicato ufficiale rilasciato qualche tempo fa in occasione dell’annuncio del rinnovo della partecipazione: dare la giusta rilevanza mediatica ad una manifestazione troppo spesso etichettata per i suoi momenti di tensione e disordine pubblico, per la maggior parte trascurata dai media per quel che è il suo aspetto culturale e tradizionale. Tutto ciò a differenza di altri raduni musicali, come ad esempio il festival di Glastonbury, che vengono invece supportati attivamente nonostante non godano delle dimensioni del Carnevale (11 volte più esteso di Glasto, ad esempio). Certo, ci sono differenze enormi tra manifestazioni in cui si paga un biglietto, e dove quindi esiste un’economia e un guadagno, e il Carnival, da sempre libero. Boiler Room tornerà al NHC nel 2017 e nel 2018, con nuove partnership e iniziative per trasmettere tutte le emozioni del Carnevale nel modo più fedele e trasparente possibile. Dov’è il problema?

La polemica online è iniziata con questo articolo, unitamente a una serie di graffiti, che hanno posto i riflettori su un malcontento locale nei confronti della presenza di Boiler Room, sotto accusa per lo “sfruttamento” del Carnevale ai soli fini di accrescere la propria popolarità e attrarre a sé un numero maggiore di sponsor prestigiosi. L’accusa è inoltre quella di violare la privacy dei partecipanti con le riprese video – inusuali nei confronti di una folla non selezionata come tipico format – di fatto supportando le attività delle autorità nel monitorare il popolo danzante. Oltre a ciò, sarebbe la filosofia stessa di Boiler Room, basata sulla selezione e l’esclusività degli ascoltatori, a stridere con i principi cardine di libertà e non discriminazione del Carnevale, storicamente inclusivo e frutto del lavoto di comitati popolari di quartiere, disinteressati a qualsiasi margine di guadagno e di “vendita mediatica” dell’evento. Oltre a questo, c’è il fatto che il marchio abbia ricevuto un finanziamento di ben 297mila sterline dall’Arts Council England, a differenza delle 100mila del Carnevale. 

La critica è lecita, a mio parere, fino a un certo un punto. Sono d’accordo che il continuo (ma comprensibile, per carità) rapporto di Boiler Room con una serie di super sponsor stia effettivamente affievolendo quell’essenza underground nella quale il fortunato canale britannico ha trovato la sua ricchezza più grande (oltre alla finora intramontabile qualità delle performance offerte) e che un sovraccarico di questi ultimi potrebbe andare ad intaccare la radice black e soprattutto popolare della manifestazione, di fatto aprendola ad un sempre maggiore numero di esterni (o forse meglio, estranei). Un equilibrio tra Boiler Room, Carnevale e sponsors basato su un mutuo rispetto è però possibile, e se raggiunto potrebbe portare molti più vantaggi che altro.

Per quanto riguarda poi i finanziamenti ricevuti, in un comunicato ufficiale è la Boiler Room stessa a confermarne la cifra e allo stesso tempo a spiegarne, in maniera chiara e pratica, il futuro utilizzo, tra cui la destinazione di una parte del fondo alla BASS (British Association of Sound Systems, con cui BR sarà partner), chiarendo nel contempo un punto importante: le 297mila sterline percepite da Boiler Room non vanno a sottrarsi da un budget generale destinato al Carnevale, ma al contrario costituiscono un finanziamento del tutto separato. 

In alcuni casi si è poi parlato del “voler cambiare la percezione media del Notting Hill Carnival” come una spocchia di Boiler Room nel voler dire tra le righe che il Carnevale non sarebbe capace di presentarsi in maniera adeguata da solo, necessitando quindi di sponsor e canali broadcast per tenersi in piedi con dignità davanti ai media nazionali. Ancora una volta però, dall’analisi del comunicato si evince che l’intento di BR è quello di valorizzare i protagonisti e le relative storie legate al grande raduno, semplicemente ponendo un riflettore sull’operato degli ultimi trent’anni, dando il proprio contributo per garantirne il futuro e permettendo a chi non sia presente di osservare da vicino il cuore pulsante della cultura afro-caraibica londinese. L’obiettivo di Boiler Room è dunque quello di sottolineare l’operato di chi c’era, c’è e ci sarà sicuramente, senza mettersi al posto di nessuno ma anzi offrendo un megafono a chi riempie quelle strade nel Bank Holiday. Sarà il tempo a dirci se il team di Boiler Room sia quello giusto per svolgere questa missione. 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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