Lunedì 17 Maggio 2021
Storie

Technics SL-1200, l’impatto culturale di un giradischi

Graffi, tagli, scracth, mix e sollecitazioni non fermano la storia di questi carri armati che hanno trasformato in trincee tutte le consolle del mondo mostrando una solidità ai limiti dell’impossibile. Sino ad arrivare alla versione odierna MK7

È un po’ come uno Stradivari per un violinista o uno Steinway per un pianista: è essenziale. È un oggetto ricercato, imitato, corteggiato e soprattutto, un fondamentale nella storia del clubbing, del djing, dell’hip hop e quindi del turntablism ma anche della musica elettronica. Il Technics SL-1200 non è solo un giradischi, è un’icona. Meglio: un atto di fede nei confronti della passione e della professione amata e svolta dai dj. Nonostante tutto e non solo da parte dei nostalgici. Chi scrive ne ha un paio a cui nessuno ci si può avvicinare.

Malgrado l’invasione della praticità del digitale, dei controller, dei cd player sempre più versatili, funzionali e intuitivi, i Technics SL-1200 stanno lì, nelle case dei cultori, sul mobile di design, sulla mensola dei collezionisti ma anche sul Kallax dell’Ikea. Arredano anche, tanto sono belli. Coloro che amano i dischi in vinile e vogliono riprodurre un suono analogico in modo superbo, e anche nei club, nei festival, dove, all’occorrenza, difendono a spada tratta una macchina ineccepibile, che non accusa l’età, quei 49 anni il prossimo ottobre (ne fa 56 la Technics stessa), tantomeno la concorrenza.

 

Chiedere a un dj della vecchia scuola, e non solo a questo, un giudizio sui “milledue” è come chiedere a un artigiano quali siano i suoi strumenti preferiti. Nel caso, si potrebbe soffermare a raccontare come tutto è iniziato. Lo farebbe come un nonno seduto sulla panchina col nipote attento ad assimiliare ogni informazione. La leggenda ha una data astrale, 1970; Technics, divisione del produttore di elettronica giapponese Panasonic, introduce l’SP-10, il primo giradischi a trasmissione diretta ampiamente disponibile progettato dall’ingegnere Shuichi Obata.

Due anni dopo, nel ’72, la società ne lancia il discendente, un’altra opera d’arte, un’altra categoria, alta gamma, l’SL-1200. Bene, 350 dollari, quasi mezzo secolo fa, corrisponderebbero in questo istante a 2.100 dollari (1.765 euro). Una somma importante per un giradischi di fascia medio-alta, per i parsimoniosi proprietari delle discoteche e delle emittenti radiofoniche di allora. Però il mercato e le esigenze sono cambiati. Il Thorens TD-125, come la disco music, attraversava una fase di stanca, un dj come il mitico Larry Levan lo sapeva bene. Come il declino della disco ha lasciato il passo alla house, i Thorens hanno dato il via libera ai Technics.

L’SL-1200 ha venduto sempre e bene, dagli anni ’70 sino ai giorni nostri. Si è ritagliato un pubblico non solo di dj ma anche di cultori prima e maniaci dell’alta fedeltà poi, diventando uno standard nel comparto. Nasceva così la variante in colore nero con l’arrivo dell’SL-1210. Negli anni ’80, la versione MK2 è diventata il non plus ultra per i dj e chi nell’hip hop, chi nella house e chi nella techno non è riuscito più a farne a meno, tutto questo seppur il vinile iniziasse a vacillare con l’arrivo annunciato del cd.

 

Nel 2004 arriva l’edizione a tiratura limitata a 5000 pezzi per tutto il mondo dell’SL-1210GLD. Nota: di base nera, si presenta con intarsi in oro. Il 1200 ha raggiunto il suo status nel mondo della dance perché è uno strumento che ha trasformato l’anatomia di un dj in una macchina per diffondere la musica, una specie di mostro con un’estensione fisica che induce a interventi e pose plastiche, plateali, mentre accarezza un vinile o mentre aggredisce un fader del mixer. In fondo, un dj che mixa con i piatti è più coinvolgente e spettacolare di uno chino su un controller o su uno schermo di un laptop, no?

A differenza di quasi tutti gli altri giradischi dell’epoca, si va controcorrente: niente trazione a cinghia, si va a trazione diretta: il piatto dove si appoggia il disco è collegato a un albero motore relativamente leggero, raggiungendo rapidamente i 33 o 45 giri (che sono lo standard per la riproduzione del vinile). Dopo tre milioni di esemplari, il 1200 nel 2008, alla sesta versione, entra nelle teche dello Museo della Scienza di Londra. “Provo rispetto per il 1200 ma se non fosse stato per il suo antenato, l’SL23 a cinghia, non esisterebbe la quick mix theory (un approfondimento nel video seguente, ndr)”, ama ripetere Grandmaster Flash dalla pagina ufficiale del suo Facebook.

 

Con l’introduzione dell’MK2, intanto, il turntablism ha fatto un salto di qualità. Ancora oggi, se vuoi identificare la figura di un dj in un film, in uno spot o in una stories, metti piatti e mixer in bella mostra. Scratch, backspin e beat juggling erano già nell’aria e tecnicamente possibili su molti giradischi ma il peso, la precisione e la robustezza del 1200 hanno fatto sì che i dj potessero essere maggiormente sicuri del loro lavoro e della tecnica da attuare, anche durante le battaglie del DMC, anche nei rave, anche nei festival, dai localoni da 5000 persone ai disco bar da cinquanta metri quadri.

I dj hanno iniziato a utilizzare i cdj negli anni ’90 e nella prima parte degli anni 2000 i software integrati ai computer portatili. Il giradischi, grazie al timecode, è stato scelto come miglior controller per gestire i vari Final Scratch, Serato, Traktor a affini. Con l’SL-1200GAE nel 2015 tutto è di nuovo cambiato. Gli audiofili si sono prima innamorati e poi scatenati, mentre nel mondo riecheggiava la notizia secondo cui il vinile avrebbe vissuto una vera e propria rinascita. Con il coperchio abbassato, ancora oggi qualche irrispettoso lo ignora appoggiandoci sopra il laptop o un mojito. Come usare il David di Michelangelo come attaccapanni.

 

Intanto, il 1200 approda al 2019, con la versione MK7, un giradischi professionale state-of-the-art a trazione diretta con braccio ad esse regolabile in altezza e motore coreless ad alta precisione. Una pantera nera dalla massa rigida interamente isolata con piedini smorzati in grado di assorbire tutte le vibrazioni, pronta a scattare a 33, 45 e 78 giri e con un pitch control iper variabile (da ±6% fino a ±16%), forte di un reset istantaneo, graffiante con la regolazione dell’overhang dello stilo, con strobo a luce rossa o blu. Un oggetto di culto. Che non tramonterà mai. Un’icona.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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