Giovedì 24 Ottobre 2019
Storie

La vera storia di Giorgio Moroder

In occasione dell’arrivo in Italia del “Celebration of the ’80 tour”, ripercorriamo la straordinaria carriera del produttore e compositore italiano Premio Oscar

Inizia tutto nel 1964. Robert Moog inventa il sintetizzatore analogico, passato alla storia – e ci mancherebbe – con il suo nome. Il Moog Modular è la chiave d’accesso al paradiso della produzione musicale. Consente infatti di riprodurre una gamma di suoni ampissima, praticamente infinita per gli standard dell’epoca, e per questo diventa lo strumento preferito dai musicisti più innovativi e visionari. Quando Moog mette al mondo la sua creatura, Giorgio Moroder ha 24 anni. È nato nel 1940 a Ortisei, in Treninto Alto Adige, uno spicchio d’Italia che non ama guardare verso il basso ma è invece culturalmente vicno all’Austria, alla mitteleuropa. Non ha ricordi di sua madre che lo chiama in italiano. Sempre e solo Hans-Jörg, Giovanni Giorgio. Sogna di fare il musicista e in qualche modo riesce ad avviare una modesta carriera. Gira l’Europa con alcune band suonando negli alberghi. In uno di questi, a Sankt Moritz, condivide il piano con John Lennon dalla cui stanza – dice – lo sente cantare e comporre musica. Un’illuminazione che nel 1967 lo conduce a Berlino ospite di una zia. Dopo due anni di lavoro come tecnico audio pubblica il suo album d’esordio: ‘That’s Bubble Gum’. Il disco contiene le prime due hit di Moroder: ‘Looky, Looky’ e ‘Mendocino’, grande successo in Germania nel 1969.

Un paio di singoli che funzionano bene in radio e che vendono parecchio, un album d’esordio interessante, qualche collaborazione con alcuni importanti artisti da classifica e qualche esibizione in discoteca. L’inizio della carriera di Giorgio Moroder ricorda quello di un giovane produttore moderno. Niente jet privato o alberghi di lusso, però. Dopo le serate dorme in macchina anche perché – dice – “mi offrivano spesso da bere”. Nel 1971 lascia Berlino per trasferirsi a Monaco di Baviera dove apre il suo primo studio di registrazione: l’Arabella House conosciuto anche come Musicland Studios. Giocando con il suo primo sintetizzatore, produce ‘Son of My Father’ che grazie al featuring della band inglese Chicory Tip, nel 1972 raggiunge la prima posizione nella classifica dei singoli più venduti in Inghilterra. È la prima volta che una canzone composta con un sintetizzatore raggiunge un tale successo. C’è aria di rivoluzione. Chi frequenta gli stadi, tra l’altro, avrà riconosciuto, nella sua melodia, uno dei cori preferiti da molte tifoserie inglesi e non solo.


Giorgo Moroder è un maniaco del suono. Spende tutti i suoi soldi in attrezzatura elettronica e tecnologia.
L’unico vezzo che si concederà nel tempo sono alcune supercar con impianti audio da 9000 watt, con le quali testa le proprie canzoni in giro per le strade di Beverly Hills. All’Arabella House di Monaco di Baviera band inglesi come Rolling Stones, Queen e i T-Rex di Marc Bolan trovano la qualità e l’innovazione che cercano. Nel frattempo Moroder continua a sperimentare con l’elettronica, affinando le sue abilità al sintetizzatore. Nel 1974 produce insieme al suo socio Pete Bellotte, ‘Lady of the Night’, album di una giovane artista americana che vive in Germania, dove lavora come cantante in alcuni musical teatrali. Il suo nome è Donna Summer. Tra i vari demo registrati con Moroder c’e n’è uno particolarmente interessante, ispirato a ‘Je t’aime… moi non plus’ di Serge Gainsbourg e Jane Birkin. Affascinato dalla sensualità e dalla provocazione di quel brano, Moroder invita Donna Summer a rimanere in studio sola, al buio e sdraiata per terra, in modo da potersi lasciare completamente andare e trasformare il brano in un treno erotico. Dopo varie trattative con la cantante, preoccupata dalle reazioni della sua famiglia molto religiosa, accetta la proposta del produttore. I nastri finiscono negli Stati Uniti, sulla scrivania di Neil Bogart, capo della Casablanca Records. ‘Love to Love You Baby’ esce nel novembre 1975 e i 23 orgasmi presenti nei 16 minuti e mezzo della canzone convincono molte radio – compresa BBC Radio One – ad una netta censura. Nei club invece è un successo clamoroso. Il disco va al numero uno praticamente ovunque, vendendo oltre tre milioni di copie. Grazie a ‘Love to Love You Baby’ la disco-music diventa la colonna sonora ufficiale delle discoteche di tutto il mondo e il sintetizzatore la strumento del futuro.

Nel 1977 la coppia d’oro Moroder-Summer colpisce ancora, producendo quella che è considerata come una delle canzoni più influenti della storia della musica. È costruita intorno ad un loop di quattro battute che si ripete all’infinito, seguendo una ritmica in quattro/quarti che diventerà la costante di tutte le canzoni dance da qui in avanti. Usando soltanto il sintetizzatore per comporre la parte musicale manipolata all’infinito, Moroder crea una delle canzoni più famose e importanti della storia della musica: ‘I Feel Love’.

Berlino, 1977. Brian Eno irrompe nello studio David Bowie, mette su una musicassetta di ‘I Feel Love’ e gli dice: “ascolta, questo è il sound del futuro. Questa canzone cambierà per sempre la musica da discoteca.” Qualche tempo dopo David Bowie registra ‘Cat People’, per il film “Il bacio della pantera”, ripreso poi da Quentin Tarantino in “Bastardi senza gloria”. Tutti vogliono Moroder. Anche Freddie Mercury che lo ha fatto letteralmente dannare durante le registrazioni del brano “Love Kills”, per la colonna sonora del film muto “Metropolis” di Fritz Lang. Anche il regista Alan Parker per il quale compone la colonna sonora del film “Fuga di Mezzanotte” con la quale nel 1979 vince il primo dei tre Oscar della sua carriera. Nel 1984 vince nella categoria “migliore canzone” con ‘Flashdance…What a Feeling’, cantata da Irene Cara per il film culto “Flashdance”. Nel 1987 si ripete con ‘Take My Breath Away’ scritta e prodotta per i Berlin e tratta dal film “Top Gun”. Nel frattempo piazza varie hit in classifica, come ‘Call me’ di Blondie, dalla colonna sonora di “American Gigolo”.

Da  “Scarface” a “La storia infinita”, il suo contributo per il cinema è impressionante. La sua musica per i film ha fatto la storia tanto quanto le immagini stesse. Nel 1990 poi, gli viene affidata ‘Un’estate italiana’, inno dei mondiali di calcio italiani del 1990. Senza dimenticare l’album ‘From Here To Eternity’ del 1976, unicum solista in una carriera dominata dalle produzioni per altri artisti, progetti mirati a cantanti e cinema. Da qualsiasi lato la si voglia vedere, una carriera fantastica, impensabile per un ragazzo di Ortisei.

Salto temporale. Il 17 maggio 2013 esce ‘Random Access Memories’, il quarto album dei Daft Punk. È un disco molto atteso, il duo francese è venerato da pubblico e critica, e soprattutto manca dalle scene da ben otto anni. Il disco è un vero e proprio viaggio musicale nel tempo nel quale i Daft Punk rielaborano le sonorità degli anni Settanta e Ottanta per farle rivivere nel presente. Anche il metodo di lavoro dei Daft Punk ricorda da vicino il periodo storico a cui si ispira, e per l’occasione affittano alcuni degli studi di registrazione più famosi del mondo e ingaggiano importanti musicisti e ingegneri del suono, per ricreare in maniera analogica le loro idee digitali. ‘Random Access Memories’ è pensato e suonato come se i Daft Punk fossero una band. Ci sono Pharrell Williams e Julian Casablancas degli Strokers alla voce, Chilly Gonzales al pianoforte e Nile Rodgers alla chitarra, in un supergruppo diretto dal compositore Paul Williams. Nell’album c’è anche un brano molto particolare. È la traccia numero 3. L’idea del pezzo – come tutte le idee geniali – è molto semplice. Il produttore, musicista e compositore italiano Giorgio Moroder racconta la sua fantastica storia in un monologo appoggiato su una base musicale chiaramente ispirata alla sua musica e ai suoi tipici pattern ipnotici di synth, quelli che hanno rivoluzionato la disco, il pop e ispirato la house e la techno. Grazie all’idea dei Daft Punk, il mondo riscopre uno dei musicisti più importanti del Novecento, un vero genio della musica: Giorgio Moroder.

Inizia così per Giorgio Morder una seconda vita artistica che lo riporta in giro in tutto il mondo, dove si esibisce in qualche dj set. Anche le nuove generazioni hanno potuto scoprire un artista straordinario, un vero pioniere, che con le sue idee innovative ha anticipato i tempi e creato un immaginario sonoro che non esisteva. Giorgio Moroder è un’eccellenza italiana. Nel 2005, viene nominato “Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e nel 2011 viene premiato alla carriera dalla “World Soundtrack Academy” per il suo contributo.

“La disco-music – dice, in una delle sue frasi più famose – suona a 120 battiti per minuto. Un cuore batte circa 60 volte al minuto. 120 è il doppio. Quindi ballare è un po’ come ascoltare il proprio cuore”.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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