• MERCOLEDì 30 NOVEMBRE 2022
Clubbing

La vera storia di Ibiza, l’ultimo rifugio sulla terra

Odiata, amata, discussa. Ibiza è da sempre la capitale del divertimento e la mecca del clubbing internazionale. Un luogo con una storia avvolta da un velo di magia e misticismo che sembra proteggerla da una fine che non arriverà mai.

Durante la dittatura di Francisco Franco, Ibiza è un luogo sicuro per i dissidenti politici e per chi desiderava eludere le regole del regime. Una natura intrinseca che ha definito l’isola delle Baleari come una terra promessa piuttosto che un porto franco. La sua storia e la sua evoluzione sembrano confermare questa tesi. Eivissa, crocevia di culture di un mondo antico. Ibiza, dove l’edonismo ha assunto caratteristiche precise, riconoscibili, applicabili come un format nelle tante imitazioni e tributi sparsi in tutto il pianeta.

PAUL, JOHNNY, DANNY E NICKY – Le prime pagine della Bibbia della club culture raccontano la storia di quattro amici inglesi che, alla fine dell’agosto del 1987, partono per Ibiza. Sono Paul Oakenfold, Johnny Walker, Danny Rampling e Nicky Holloway. Nella vita fanno i dj. La storiella di un’isola delle Baleari con un’atmosfera magica è arrivata anche nell’uggioso Regno Unito, dove le storie di sole & mare generano reazioni piacevolmente scomposte. “Bisogna assolutamente andare a vedere cosa succede laggiù!”, dicono. La location preferita dove sono ambientate quelle fantastiche storie è un club che si chiama Amnesia. La zona è quella di San Rafael, nel cuore della isla blanca. Quando Paul, Johnny, Danny e Nicky ci arrivano davanti rimangono un po’ straniti. Reazione prevedibile. Nell’agosto 1987 l’Amnesia altro non è che una grande finca, gestita per caso da un ex giornalista musicale argentino che si chiama Alfredo Fiorito. Le risorse economiche non sono molte e quindi Alfredo è anche l’unico dj del locale. Suona tutte le sere, fino a mattino inoltrato. I suoi dj set sono, per forza di cose, parecchio originali. Una discografia completa e soddisfacente per far ballare per così tante ore di seguito un pubblico numeroso ed esigente ancora non esiste. Bisogna fare di necessità virtù. Alfredo suona Talking Heads, Bob Marley, Prince, Cindy Lauper, la prima elettronica, tanta italo disco. Non necessariamente in questo ordine. Il suono balearico nasce da un bisogno alimentato da un’immensa libertà creativa. Illuminati dalla strampalata, ma tremendamente efficace, selezione di Alfredo, condita da una buona dose di una nuova droga che rende tutto più semplice e colorato, l’ecstasy, Paul Oakenfold, Johnny Walker, Danny Rampling e Nicky Holloway tornano in Inghilterra con una missione precisa: ricreare a casa loro lo spirito delle Baleari. Ci riescono, dando origine all’ondata acid house che, se da una parte sconvolge l’opinione pubblica, dall’altra apre le porte della percezione alla prima generazione di clubbers mostrando loro il futuro della scena elettronica. Un’allucinazione collettiva chiamata Shoom, Trip, Spectrum e Project Future. È in Inghilterra che la musica dance si trasforma in cultura. È in Inghilterra che Ibiza diventa un culto. Per questo l’isola è una sorta di colonia inglese. Poi italiana. Poi europea. Il posto dove tutti vogliono andare in vacanza. Uno dei fantastici quattro, Johnny Walker, ha addirittura scritto un libro sulla mitica estate del 1987. Oggi Johnny si occupa di giardinaggio in Spagna.

Dal web, lo staff dell’Amnesia alla fine degli anni ’80

IL DESTINO NEL NOME – Nell’antico Egitto milioni di persone venerano Bes, Dio della protezione, della sicurezza e della danza, protettore della famiglia, delle madri incinta, in grado di allontanare gli spiriti maligni ballando e facendo rumore. Il culto di Bes è diffuso in tutta l’area del Mediterraneo dai Fenici che, quando nel 680 a.C. scoprono una nuova isoletta di 575 km², non esitano a chiamarla con il nome del loro nuovo idolo. In fenicio Bes diventa Ibosim, che nel corso dei secoli lo sviluppo della fonetica trasforma prima in I-Bez-a, poi Ibiza, l’isola di Bes. Tra il 237 e il 206 a.C. la Spagna diventa cartaginese e Ibiza è un’importante tappa commerciale lungo le rotte del Mediterraneo. Con la Seconda Guerra Punica i romani conquistano l’isola trasformandola in un tranquillo avamposto imperiale dove far rilassare i centurioni. Quando l’Impero Romano d’Occidente cade, Ibiza passa prima in mano araba poi, con le crociate, torna cristiana. Dopo la morte del generale Franco e l’instaurazione della democrazia, Ibiza viene riconosciuta come una delle isole Baleari, con la sua città vecchia, Dalt Vila (nella foto), dichiarata Patrimonio dell’Umanità dal Comitato Mondiale dell’UNESCO, nel 1999.

Dalt Vila all’imbrunire

L’ERA MODERNA – All’inizio degli anni Settanta la Spagna è sotto il regime dittatoriale di Francisco Franco. È comunque un periodo di sviluppo economico indicato come “miracolo spagnolo” che convince gli imprenditori iberici a osare con gli affari. È il 1973 quando i fratelli Ricardo e Piti Urgell, che vivono a Barcellona, comprano un pezzo di terra nella zona portuale di Ibiza. L’isola sta facendo parlare di sé. Attratti da un clima ottimo tutto l’anno, sull’isola sono arrivate carovane di hippie alla ricerca di un’alternativa all’India e al Marocco. Inoltre Ibiza ha una storia spirituale intrigante, tramandata con miti e leggende. Una di queste, la più famosa, è quella che riguarda Es Vedrà, roccia calcarea a largo dalla costa sud occidentale di Ibiza, di fronte alla spiaggia di Cala d’Hort. Intorno a Es Vedrà le bussole non funzionano e gli uccelli perdono l’orientamento. Non è neppure visibile dal satellite, come la casa Bianca e il Pentagono. Si dice che i metalli della roccia che la compongono formino un campo magnetico simile a quello del Triangolo delle Bermuda. Ibiza diventa la terra promessa e il jet set alternativo degli anni Settanta, che trasforma spiritualità e stile hippie in tendenza, pensa a fare il resto. È la situazione perfetta per chi, come Ricardo e Piti Urgell, ha un approccio visionario alla cultura, al commercio e al turismo. Non ci mette molto il tempo a dargli ragione. Stilisti, artisti, attori, fotografi, musicisti cominciano a raggiungere Ibiza con i primi voli charter. Poi, nel giugno del 1973, sistemando una tipica casa di campagna isolata nella zona portuale, i fratelli Urgell inaugurano quella che ancora oggi è considerata la madre di tutte le discoteche: il Pacha di Ibiza. Intorno non c’è nulla, tranne qualche erbaccia e alcune capre al pascolo. Una donna delle pulizie e 15 dipendenti si dividono l’incasso della serata inaugurale, poco superiore ai 200 euro. Ibiza sta prendendo forma. Nel 1978 accade una di quelle cose che cambiano il corso della storia. Un rito collettivo che cambia sempre la percezione dell’isola. Il 28 giugno Bob Marley si esibisce con un concerto leggendario nella vecchia arena dei tori.

Il Pacha di Ibiza negli anni Ottanta.

IBIZA DANCE ‘80 – Negli anni Ottanta il glam(our) trasforma l’odore e il sapore della movida ibizenca che comincia ad essere famosa in gran parte d’Europa per i suoi club fuori dal comune. Il KU (oggi Privilege) è la discoteca all’aperto più grande del mondo. L’Amnesia, quella di e con Alfredo Fiorito, apre non prima delle 3 del mattino e chiude verso mezzogiorno. Il Pacha è già il Pacha. La psichedelia dei Settanta lascia il posto alla prima elettronica. La caduta del Muro di Berlino nel 1989 muta anche le dinamiche musicali. Stranamente, è proprio a ridosso dell’evento storico che più di ogni altro celebra la libertà individuale che i club ibizenchi sono costretti a coprire le piste da ballo all’aperto, per garantire tranquillità e ordine pubblico agli abitanti dell’isola. Il 1989 è anche l’anno in cui a Playa d’En Bossa, vicino all’aeroporto, apre lo Space. L’idea è di Pepe Rosello che intende sparigliare le carte aprendo quando gli altri sono chiusi. In quel periodo Playa d’En Bossa è una zona isolata, praticamente deserta. Stravolgere gli orari non rappresenta un problema ma un scommessa. Lo Space apre alle 8 del mattino e sta aperto tutto il giorno. Nascono così i mitici afterhours. La scommessa è ampiamente vinta.

Lo Space di Ibiza negli anni Novanta.

RAVE 90 – Negli anni Novanta i superclub di Ibiza cominciano ad organizzarsi pianificando la stagione sul lungo termine attraverso le residenze settimanali. I promoter inglesi sono quelli che per primi fiutano l’occasione esportando sull’isola i loro grandi brand di intrattenimento notturno: Cream, da Liverpool all’Amnesia dal 1995; Manumission al Privilege dal 1996, uno dei party più incredibili mai organizzati a Ibiza, capace di accogliere ogni lunedì sera diecimila persone con delle feste a tema, tra nani, giocolieri, spogliarelliste e sesso spinto sul palco. Ideatori e attori di questa commedia decisamente oltraggiosa sono i coniugi Mike e Claire. Poi arrivano il Ministry Of Sound al Pacha e quelli del We Love, allo Space tutte le domeniche dal 1999. Le telecamere di MTV e le frequenze di BBC Radio One immortalano la festa senza fine di Ibiza che diventa la meta più ambita dei giovani di tutta Europa.

Fine anni ’90: David Guetta suona electro-house in vinile durante un after sulla terrazza dello Space.

IBIZA OGGI – Negli anni Novanta Ibiza ha messo le radici di un santuario che oggi è diventato mecca. Sognata dai ragazzi di tutto il mondo, ambita da ogni dj che si rispetti, l’isola delle Baleari è stata testimone oculare del cambiamento epocale con il quale “coloro che mettono musica alle feste” si sono trasformati da emeriti sconosciuti, in ricchissime superstar planetarie. Nel giro di un decennio i voli charter si sono moltiplicati non solo nel numero ma anche nel prezzo. Ibiza oggi è cambiata profondamente. È molto distante nella forma a quella di Paul Oakenfold, Johnny Walker, Danny Rampling e Nicky Holloway ma nella sostanza difende con le unghie i valori primordiali che l’hanno fatta diventare grande. Dal 2008 gli afterhours sono vietati (almeno quelli ufficiali) e il turismo è stato saggiamente ripensato. Il sapersi rigenerare ogni stagione – della musica e della moda – è sempre stata la caratteristica principale di Ibiza che, nonostante la continua lotta tra puristi e progressisti, rimane comunque un luogo magico e unico nel suo genere. Indiscutibile, magnetico, fatto di colori, suoni e sapori che creano una strana dipendenza. Si dice infatti che Ibiza sia uno dei pochi luoghi al mondo a infondere nelle persone un grandissimo senso di nostalgia quando se ne privano. Una ricerca inglese di qualche anno fa sostiene addirittura che ogni anno almeno dieci coppie che si incontrano e si formano durante l’estate sull’isola, nell’inverno successivo decidono poi di sposarsi. Non sono riuscito a verificare la credibilità di questa ricerca ma se Nostradamus, 500 anni fa, ha definito Ibiza come “l’ultimo rifugio sulla terra” allora, per la proprietà transitiva, la soluzione non può che essere quella giusta.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di musica elettronica per Dj Mag Italia e Radio m2o. Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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