Lunedì 22 Aprile 2019
Interviste

Layton Giordani, il newyorkese che piace a Carl Cox e Adam Beyer

Il racconto del giovane artista newyorkese che ha conquistato Adam Beyer e la sua Drumcode

Classe 1992, Layton Giordani è uno dei volti giovani e freschi della scena club americana. Originario di New York, vede iniziare la sua carriera a soli 15 anni e presto diventa uno dei più giovani dj ad essersi esibito alla consolle del celebre Pacha. Gli otto anni successivi vengono investiti interamente tra studio e consolle ed i risultati non tardano ad arrivare con altre illustri performance al Cielo, allo Space e all’Output con la residency che arriva ufficialmente nel 2015. Le sue produzioni vengono supportate da artisti come Carl Cox e deadmau5 e BBC Radio 1 dedica molto spazio al suo lavoro. Dal 2016 nasce il rapporto professionale, divenuto poi amicizia, con Adam Beyer e la carriera di Layton subisce un’ulteriore impennata.

Ciao Layton, partiamo dagli albori della tua carriera, gli early days in cui quello che sembrava essere solo un sogno è divenuto realtà.
Mi sono avvicinato molto presto al mondo della musica elettronica. Ascoltavo diverse produzioni e mixati ma non avendo l’età legale per entrare nei club mi dovevo accontentare solo di quelli e dei racconti degli amici più grandi. L’opportunità di entrare in contatto con realtà come il Pacha mi ha permesso di capire esattamente cosa volevo fare in questo mondo e così ho iniziato ad organizzare molto seriamente la mia routine tra studio e consolle. Con il tempo i club hanno iniziato a darmi fiducia e a credere in quello che facevo ma è stato molto importante avere la fortuna di essere supportato da nomi di rilievo. Mi sono speso molto anche nelle relazioni, nella creazione di un network, andando regolarmente alle serate di altri dj che stimo, scambiando con loro suggerimenti, consigli e materiale prodotto in studio. Penso di aver investito molto nel cercare di essere sempre professionale, attento ai consigli e predisposto ad imparare.

Hai goduto del supporto di personaggi molto diversi tra loro come Carl Cox e Deadmau5 ed in un secondo momento Adam Beyer ti ha accolto nella realtà di Drumcode. E’ stato il turning point nella tua carriera?
Fa sempre piacere quando personaggi di un certo spessore e di grande esperienza ti offrono spontaneamente il loro supporto. Devo dire che per i primi due nomi da te menzionati è stato così. Per quanto invece riguarda Adam è stato un po’ diverso. Sono andato ad alcuni party in cui era stato chiamato a suonare e nel corso di uno di questi gli ho dato del materiale che avevo prodotto poche settimane prima. La risposta non è stata immediata perché Adam è comunque un artista molto impegnato tra tour, studio e la gestione di diverse label, ma mi ha confermato che avrebbe voluto produrre alcune tracce su Truesoul. Nel corso dell’estate 2016 l’EP è uscito e la mia visibilità è aumentata molto anche in Europa. Non pensavo in tutta onestà che quello sarebbe stato il trampolino di lancio per approdare su Drumcode ma ho continuato a lavorare lasciando ad Adam decidesse su quale piattaforma collocare le mie produzioni. Quando ho letto la sua proposta per Drumcode è stata una gioia immensa e una grande soddisfazione.

 

 

Assistiamo ad un aumento sempre più consistente di giovanissimi che riescono ad affermarsi nel panorama internazionale. Al di là di tutte le considerazioni che potremo fare voglio chiederti come secondo te un ragazzo possa reagire ad un successo improvviso da un punto di vista professionale ma soprattutto psicologico.
Io ho sempre vissuto qui, in una città frenetica che non aspetta nessuno. Credo che per un ragazzo giovane sia facile farsi inghiottire da questa routine, perdere di vista alcuni aspetti “sani” di questo periodo della propria vita. Io forse sono riuscito a cavarmela perché mi sono sempre posto obiettivi successivi e ho continuato ad avere una certa disciplina nella mia vita lavorativa però so che non per tutti è così e spesso i problemi arrivano dopo, quando la popolarità cala e con essa anche l’affetto delle persone non sincere che possono esserci vicino quando le cose vanno bene.

Il pubblico USA nel corso degli ultimi anni ha scoperto in modo massivo la musica elettronica. Certo, storicamente non mancano le roccaforti come Chicago, Detroit, Los Angeles e New York, con rispettivi generi di riferimento ma è indubbio che l’esplosione del fenomeno EDM abbia generato un’euforia collettiva più ampia. Pensi che adesso lo stesso pubblico stia dedicando le sue attenzioni al mondo della techno?
Ogni volta che ci si avvicina ad un genere musicale si inizia dalle basi con i nomi seminali o con quelli più popolari ed appetibili al grande pubblico. Credo che in USA il trend sia stato lo stesso. Il fenomeno EDM sta perdendo fascino ed il pubblico che ha conosciuto così la musica elettronica inizia ad essere più curioso e attento. E’ una transizione naturale, un cammino che ognuno di noi compie quando magari non ha la fortuna di essere consigliato da qualcuno di più esperto, non ci vedo nulla di male e credo che l’attenzione attorno a quello che facciamo sarà sempre maggiore.

Quando parlo con artisti molto giovani, come nel tuo caso, mi piace capire quale è stato l’input che inizialmente ha permesso di avvicinarsi ad un certo tipo di sonorità.
Ho un background abbastanza vario e tendenzialmente autodidatta. Ascoltavo i Faithless diverse ore al giorno e poi passavo a qualcosa di più duro come per esempio le produzioni di Audio Injection. Non mi sono mai posto confini netti in merito ai generi ed è lo stesso motivo per cui può uscire un mio disco su Truesoul, su Intec o su Drumcode senza che per questo io mi senta poco coerente con quello che faccio in studio.

ENGLISH VERSION:

Born in 1992, Layton Giordani is one of the young and fresh faces of the American club scene. Originally from New York, he started his careerat just 15 and soon became one of the youngest DJs to have performed at the famous Pacha. The next eight years were invested entirely between music production and his studies. The results showed, as soon after his performance at Pacha, it was followed other illustrious performances at Space and later at Output, where he secured his first residency in 2015. His productions are supported by artists like Carl Cox and deadmau5 with the famous BBC Radio 1 devoting some air play to some of his biggest tracks. Since 2016 the professional relationship, which later became a friendship, was born with Adam Beyer and the career of Layton underwent a further surge.

Hi Layton, let’s start from the beginning of your career, the early days in which what seemed to be just a dream has become a reality.
I approached the world of electronic music very young. I started by listening to several productions from artists I liked at the time, and later I also tryied out mixing, but I was not at the legal age to be able to enter any clubs, so Ihad to only settle with listening to stories from my older friends about their nights out and DJ’s they would see perform. The opportunity to get in touch with Pacha and play for the very first time, really allowed me to understand exactly what I wanted to do, so from that point I organised my daily routine between learning to produce and studying at the same time. Over time, the clubs started to trust me and believed in what I was doing. I was also very lucky to be supported by some important names within the industry. I spent a lot of time on building relationships, creating a network and going regularly to other DJ’s nights. Those proved very valuable in exchanging ideas, suggestions, material I had produced in the studio, along with taking important advice.

You have enjoyed the support of very different artists such as Carl Cox and Deadmau5 and later Adam Beyer welcomed you into thereality of Drumcode. Was it the turning point in your career?
It is always a pleasure when artists of a certain level and stature, with great experience go to offer you their support spontaneously. I have to say, for both Deadmau5 and Carl it was like that. As far as Adam is concerned, it was a bit different; I went to some of his parties where he has been playing, and during one of the shows I introduced myself and gave him some of my material I had produced a few weeks before. Of course, he didn’t come back to me immediately. He is a very busy man between his touringschedule, running two labels and of course his family, but he did confirm that he wanted me to produce some tracks for Truesoul. In the summer of 2016, the EP came out on Truesoul, and my visibility increased a lot, including Europe. I didn’t think in all honesty that this would have been the launch pad for landing a release on Drumcode, but I continued to work, leaving Adam to decide which platform to release my productions. When I read his proposal for Drumcode, it was so exciting, and I felt like this was such a huge point for me and my career.

We are witnessing an increasing rise of young people who are able to establish themselves on the international scene. Beyond all the considerations that we can, do I want to ask you how you think a boy can react to a sudden success from a professional point of view but above all psychological.
I’ve always lived here in NY, it’s a busy city that does not wait for anyone. I think it’s easy for a young adult to be swallowed up by this routine, to lose sight of some “healthy” aspects of this period of his life. I may have managed to get away with it because I always set myself goals and I have continued to have a certain discipline when it comes to my working life. However, I know that not everyone is so, and often the problems come later. It’s a very hard thing to sustain and adjust to, when you get some tracks which do well and I think that your life can feel like its running away with you at times, so you need to be able to reflect on where you are, where you have come from and stay grounded when things are good or bad.

Over the last few years the US public has discovered massively electronic music. Of course, historically there are strongholds such as Chicago, Detroit, Los Angeles and New York, with respective reference genres but there is no doubt that the explosion of the EDM phenomenon has generated a wider collective euphoria. Do you think that the same audience is now dedicating its attention to the techno world?
Every time you get close to a musical genre you start from the basics with the seminal names or with the most popular and appealing to the general public. I think the trend in the US has been the same. The EDM phenomenon is losing its appeal and the audience that has known electronic music begins to be more curious and attentive. It is a natural transition, a journey that each of us makes when we are not lucky enough to be recommended by someone more experienced, I do not see anything wrong and I think that the attention around what we do will always be greater.

When I speak with very young artists, as in your case, I like to understand what was the input that initially allowed you to approach a certain type of sound.
Being from New York, of course I loved house music, and was really into that initially. I am lucky that I have fairly varied and basically self-taughtbackground. I listened to Faithless several hours a day when I was younger, and then moved on to harder techno, especially tracks from Audio Injection. I have never set clear boundaries with regards to genres and that maybe how my releases have been able to be released on a selection of labels including Truesoul, Intec and Drumcode.

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