Martedì 19 Novembre 2019
Interviste

Lazy Rich: gestire una label ora è facile

Si fa chiamare Lazy Rich ma di ‘lazy’ ha ben poco. Dj, produttore, owner di Big Fish Recordings e CEO di Label Engine, l’inglese Richard Billis non è tra gli artisti più in vista del momento ma una sua invenzione potrebbe cambiare radicalmente le regole del gioco delle labels. Si parla di Label Engine, un sistema informatico elaborato proprio da Richard che permette ai proprietari di case discografiche – o aspiranti tali – di godere di un’estrema semplificazione dei passaggi fondamentali della gestione di una label. Label Engine infatti dispone di sottosistemi particolari che permettono di inviare comunicati ai propri artisti, gestire e ordinare le proprie tracce e ricavare immediati aggiornamenti sulle vendite, caricare e diffondere video ufficiali, gestire le spese, distribuire i singoli pagamenti e tanto altro ancora. Label Engine, di cui è disponibile anche una versione mobile, non richiede particolari conoscenze economiche e soprattutto non comporta i costi tipici della gestione “classica”. Soprattutto in Italia, quella delle case discografiche è una giungla burocratica che bisogna saper affrontare con competenza e denaro, e che con poche mosse sbagliate può trasformarsi immediatamente in un cattivo investimento. Con questo nuovo sistema, come ci ha spiegato di seguito lo stesso Lazy Rich, avviare una casa discografica sarà questione di qualche giorno e gestirla efficientemente non è mai stato così semplice. Sono già arrivati numerosissimi e importanti feedbacks positivi e Label Engine aggiunge nuovi strumenti e funzionalità quasi ogni mese, motivo per cui – aspiranti owner o meno – vi invito a consultare il sito qui.

Come ho già detto, Lazy Rich non è solo sinonimo di Label Engine ma di tanto altro. Ecco cosa ci siamo detti nella nostra ultima chiacchierata.

Cominciamo da Label Engine. Onestamente non ne avevo mai sentito parlare prima di un paio di giorni fa, ma si sa che in Italia le buone notizie arrivano sempre in ritardo. Ho trovato il progetto ottimo, spieghiamo ai nostri lettori di cosa si tratta.

Certo! Ho avviato Label Engine cinque anni fa, quando mi resi conto della tortuosità delle strade percorribili per i neo label owner. Ho studiato ingegneria informatica in passato, e ho sfruttato le mie conoscenze per creare degli strumenti online da poter usare nelle mie operazioni fondamentali di gestione di label. Dopodiché mi sono reso conto che tutte le case discografiche nascenti o già esistenti avrebbero potuto trarre beneficio da quegli strumenti, così ho deciso di condividerli con il mondo. Oggi copriamo praticamente ogni aspetto del label management, dalla distribuzione alla promozione, dall’accounting al planning. Un esempio? Puoi usare Label Engine per creare automaticamente i video per le tracce e caricarli direttamente dal sito su Youtube, oppure comporre velocemente comunicati per i tuoi artisti, o ancora togliere la possibilità di scaricare illegalmente la tua musica.

Label Engine sta ricevendo dei feedbacks estremamente positivi quanto importanti; se si continua così, potreste diventare una rivoluzione per il mondo delle case discografiche. E’ a questo che volete arrivare?

Ad essere onesti, abbiamo impiegato talmente tanto tempo e denaro in questo progetto che sarebbe stato un fallimento se non avesse avuto così successo. Il nostro obiettivo non era soltanto offrire dei tools importanti per le labels ma evolvere in positivo l’industria in generale: gli artisti devono essere pagati meritevolmente, e la buona musica deve ottenere la giusta attenzione.

Il mondo delle case discografiche non ti è nuovo, ovviamente. Oltre ad essere un dj e produttore, possiedi anche una casa discografica, la Big Fish Recordings. Quando e come è nata l’idea?

Ho iniziato il progetto Big Fish sei anni fa, perché volevo controllare autonomamente la mia musica e allo stesso tempo aiutare alcuni artisti a farsi notare nel mondo. I successi non sono mancati e oggi Big Fish è un’ottima piattaforma di lancio di artisti emergenti. Un paio di esempi? Zedd e Porter Robinson…

In Italia l’apertura di una casa discografica è spesso collegata ad ostacoli burocratici e notevoli costi economici. Secondo te, per un artista, quanto è importante possedere una “personal label”, oggigiorno? 

In realtà aprire i battenti di una label non è così difficile come si pensa, specialmente negli ultimi anni. Con Label Engine per esempio bastano due giorni! E’ importante per un artista avere la possibilità di controllare al 100% la propria musica e poterla pubblicare anche nel caso in cui le maggiori case si rifiutano di farlo.

Oggi le case discografiche hanno probabilmente la maggiore influenza sull’intera industria, soprattutto nel settore EDM. Per chi è legato ai “maggiori nomi” quanto è difficile riuscire a fare musica creativa e originale?

Sono d’accordo con te fino ad un certo punto. E’ vero che un ristrettissimo numero di labels in questo momento stanno dominando il mercato e sicuramente c’è poca varietà di generi; basti guardare per esempio la classifica di Beatport. Però devo riconoscere che non è un fenomeno di “oggi”: è sempre stato così. Non è una questione di labels che impongono stili, perché grazie ad internet e piattaforme come Soundcloud oggi a prescindere dal genere che fai puoi essere ascoltato e se vali davvero tanto sarai ricompensato. E’ solo una questione di soldi: la massa si sposta e con essa il mercato.

A proposito di soldi: ghostproducers, set pre-registrati, auto-buy… Parliamo di artisti o uomini d’affari?

L’EDM è vittima del suo successo. L’electro sfiora il pop, la competizione è ai massimi storici. Sul pezzo rimane sempre una ristretta elite che con quello che guadagna deve ancora rientrare di quanto ha speso per arrivare dov’è.

Parliamo un po’ di te. La tua ultima featuring con Trinidad Jame$ Hit That esce il 9 Marzo su DOORN. 

Possiamo definire questo brano come un follow up di Flash, la mia precedente collaborazione con Hot Mouth, ma ci siamo resi conto che suonava veramente troppo simile e abbiamo deciso di cambiare il drop rendendolo più bounce. Per il resto, la traccia l’abbiamo portata a termine nel giro di due giorni.

E adesso a cosa stai lavorando?

Ho molto in cantiere. Per il momento posso dirti che stiamo lavorando al video ufficiale di Hit That e ad un vocal edit di Flash. Un paio di originali ancora a metà e un remix di Weapon Of Choice di Fatboy Slim.

Label Engine, Big Fish, gigs in tutto il mondo e poi produzione. Non sembri così “pigro”, hai ancora tempo per la tua vita privata?

Sì, qualcosa mi rimane ancora! Fortunatamente sono supportato da un team di persone magnifiche che mi aiutano a distribuire il peso del lavoro. Ovviamente niente di tutto ciò sarebbe possibile senza l’amore che nutro ogni giorno per ciò che faccio!

 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Penna di DJ Mag dal 2013, redattore e social media strategist di m2o dal 2019.

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