Sabato 23 Ottobre 2021
Costume e Società

Le ultime parole famose

Da Jim Morrison a Claudio Coccoluto, passando da Jeff Mills e Brian Eno, le frasi sulla musica elettronica e sul mondo della notte

Ci sono personaggi che hanno lasciato traccia grazie a quello che hanno fatto, nel settore dell’intrattenimento che abbraccia il djing, il clubbing e la discografia. Ci sono personaggi che, oltre aver scritto parte della storia della musica, hanno lasciato ai posteri pensieri e scritti memorabili. L’elenco non è così lungo e tra l’altro abbraccia nomi di veri pionieri che già diversi decenni fa avevano previsto quello che sarebbe accaduto e anche cambiato al settore.

La prima frase è quella di un amico della redazione di DJ Mag Italia che ci ha prematuramente lasciati, Claudio Coccoluto. Il mitico dj alla domanda “perché hai scelto di fare il dj?” attraverso le pagine di un libro rispose: “Per non pagare in discoteca. Per acchiappare. Per potermi vestire strano”. Era la sincerità del celebre Cocco che spesso lasciava tutti spiazzati, questa.

 

E dalle pagine della nostra rivista, aggiungeva. “Se uno spende cinque euro per promuovere un proprio selfie, è un segnale forte, che dimostra che non si ha a che fare con l’arte e con dei percorsi culturali”. Lo scrittore Umberto Eco era in linea sui social: “danno opportunità a migliaia di persone di dire cazzate”. Si riferiva più alla creazione Duke Ellington, direttore d’orchestra, compositore e pianista: “La musica un giorno finirà dove è cominciata: con un uomo che batte su un tamburo”. Inoltre, il re del funk, James Brown: “La soluzione a tanti nostri problemi? Ballare”.

Memorabile fu il tributo di Jim Morrison  (ecco spiegato il motivo dell’immagine in apertura): “Il rock sta morendo e tutti ritornano alle proprie radici. Qualcuno torna al country e qualcuno al blues delle origini. La musica della nuova generazione sarà una sintesi fra questi due elementi e un nuovo fattore, un qualcosa che potrebbe avere molto a che fare con l’elettronica, con i nastri, come un’estensione del sintetizzatore moog, una tastiera con la complessità e la ricchezza di un’intera orchestra. Riesco quasi a vederla: potrebbe essere una persona sola con un mucchio di macchine, nastri e attrezzature elettroniche, che canta o parla e usa questi aggeggi”.

Richie Hawtin

 

I pensieri per gli aspiranti dj li ha riservati invece David Morales, che raccomandò: “Abbiate una grande passione per quello che fate e non pensate mai di essere delle star. La modestia è una virtù, nel clubbing. In coda Richie Hawtin: “Amate la musica che avete scelto con il cuore”. E ancora più chiaro fu Judge Jules: “Il tempo insegnerà a tutti tante cose”. Con la raccomandazione schietta della dj inglese Heidi: “Non fate i dj per cuccare. Fatelo per passione”.

Ci sono frasi poi che possono essere applicate non solo all’industria musicale e che tuttavia restano da effetto facendoci riflettere sulla globalizzazione. Come quella di Elko van Kooten, fondatore di Spinnin’ Records. Che a un discografico degli anni Novanta un giorno disse: “Noi abbiamo iniziato a pensare che fuori dalla porta dell’ufficio ci fosse il mondo e un’economia globale, piuttosto che gli stessi Paesi Bassi. Oggi Il business è planetario, infinito”.

Jeff Mills

 

Jeff Mills sostiene che le questioni politiche siano oggi sempre più trascurate dal mondo della musica elettronica, in gran parte a causa del fatto che ora è “roba tipicamente da classe media”. Sfogandosi con un giornalista del canale televisivo France24, l’icona della techno sbottò: La musica, in particolare quella dance, era più politica anni fa. La composizione della gente negli anni ’70 e nei primi anni ’80 era molto mista tra persone eterosessuali e gay di tutto il mondo, era un vero melting pot”.

Brian Eno, già sul finire degli anni Settanta, predisse: prima o poi, grazie ad un continuo scambio di informazioni e all’estremizzazione della tecnologia, sarà possibile che accada un miracolo: cioè che “anche una persona che non conosce la musica avrà la possibilità di suonarla, comporla e produrla”. Visionario vero. Concludiamo così con un suggerimento di Marcel Proust, celebrato fra i maggiori scrittori francesi: “Non disprezzate la cattiva musica. Il suo posto è nullo nella storia dell’arte, ma immenso nella storia sentimentale della società”.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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