Domenica 18 Novembre 2018
Interviste

Lele Sacchi racconta la rivoluzione dei dj nelle sue ‘Club Confidential’

I dj riempiono gli stadi, suonano davanti a migliaia di persone nei festival, scalano le classifiche dei dischi più venduti, sono in radio e in TV. E vengono raccontati da un dj nel suo nuovo libro

Di volumi sulla club culture ce ne sono sempre troppo pochi. Il mercato – già avido di titoli sul nostro mondo – ci riserva compendi ricchi di citazioni o noiose monografie fotografiche. Nelle 288 pagine scritte dal dj, produttore discografico e pr Lele Sacchi, per il suo ‘Club Confidential’, libro uscito da una manciata di ore, c’è ben altro: la storia del cambiamento della club culture e i nomi di coloro che, da fanatici ricercatori di vinili, o probabili nerd, sono diventati delle stelle delle consolle idolatrate in tutto il mondo. Così, Sacchi ci prende per mano, ci porta al Loft di David Mancuso a New York, nelle periferie di Chicago e Detroit, fino a Ibiza, fino a Berlino, transitando dalla Summer of Love, e spiega come è nata l’idea di mettere tutto in un libro edito da Utet (DeAgostini).


L’idea di scrivere un libro l’avevi in testa da tempo?
Ho sempre pensato che ci sono milioni di persone che prima o poi, nella vita, hanno avuto a che fare con i club e con i dj e che potevano essere incuriositi da cosa ci sia dietro (questo mondo), da come funziona, da qualche cenno storico e tecnico. Si parte dalle mie esperienze per raccontare un ambiente, i suoi lavori e la passione che muove il nostro circo. Un po’ come aveva fatto il compianto Bourdain con le cucine tanti anni fa col suo libro ‘Kitchen Confidential’, infatti il titolo è un tributo a quel capolavoro.

Come interagirai con coloro che non saranno d’accordo sul tuo personale racconto? Via social?
‘Club Confidential’ non è un saggio accademico né un libro pensato per una nicchia. È un libro che vuole arrivare a tutti. Anche chi ha poca dimestichezza con i nostri termini dovrebbe riuscire a leggerlo. L’idea di base è quella. Poi il lettore giudicherà. Nella nostra scena esiste la categoria dell’hater, come in tutte le altre sottoculture che muovono molta passione e sentimento. È normale. Molti hanno un affetto tale per i nostri suoni e per la nostra cultura che pensano di… possederla, di conoscerla meglio di chiunque. Siamo in democrazia e chi vuole esprimersi lo può fare. L’unica cosa che mi sento dire è che il libro è positivo, vuole proprio essere all’opposto dell’hating. Se a qualcuno non piace, spero che lo spinga a scrivere un libro lui stesso più che a pensare a litigare sui social.

Un passo importante sarebbe quello di un documentario basato sul libro: ci stai pensando, dopo la tua esperienza televisiva e radiofonica?
Io non smetto mai di pensare a progetti nuovi e sicuramente sarebbe bello mettere in piedi un documentario ben fatto sul mondo del clubbing che racconti la storia con un respiro ampio. Ne sono stati fatti alcuni molto belli e molto specifici, ora si potrebbe pensare a un modello differente. Vediamo prima come va il libro.

 

Puoi anticipare qualche passo del libro interessante? Qualche aneddoto?
Gli aneddoti sono sparsi in tutto il libro, sono moltissimi e vi lascio l’effetto sorpresa. Poi ci sono i capitoli a tema, ce n’è uno serio e divertente sui lavori (alternativi) del dj (baristi, sicurezza), uno sul fisico del dj, uno sulle città (partendo dalle mie visite racconto le città chiave del clubbing). E poi alla fine ci sono un paio di playlist dedicate a ogni capitolo. Lì ci sarà da litigare: quindici brani per alcuni periodi storici. Ogni volta che le riguardo, anche adesso con il libro in mano, mi viene da aggiungere qualcosa. Ce ne volevano cinquanta.

Come lo promuoverai?
Stiamo organizzando una serie di appuntamenti nelle città. Sia più canoniche presentazioni in libreria sia party, sia entrambe le cose. La prima sarà questo venerdì, 2 novembre, al ClubTo Club festival a Torino, alle 19, per gli appuntamenti Symposium; poi il 7 novembre a Milano alla Feltrinelli di Piazza Piemonte alle 18,30; il 9 novembre a Roma prima in Feltrinelli di via Tomacelli e poi allo Sheket con un party. Di nuovo a Milano il 23 novembre durante la Music Week all’Apollo, dall’aperitivo a notte fonda con un sacco di dj amici di tutta la storia. Sono già confermate anche delle date di Napoli, Padova, Bari e Bologna.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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