Venerdì 15 Novembre 2019
Interviste

Lemaitre sempre più in alto con ‘Closer’

‘Closer’ di Lemaitre prosegue la sua arrampicata nelle classifiche di Shazam e iTunes in Francia. Lo scorso aprile anche l’intero Regno Unito ha registrato un aumento del 97 per cento di presenza nell’etere per il pezzo interpretato da Jennie Abrahamson. A cercare Lemaitre si fa una gran fatica, in Rete: spuntano come funghi Georges (Lemaître), fisico e astronomo belga, poi Christophe (Lemaitre), atleta francese, specializzato in velocità, e Pierre (sempre Lemaitre), scrittore francese. A scovare Ulrik e Ketil è un’impresa, stanno nei meandri della underground ed emergendo tuttavia anche grazie al loro singolo. Il contatto con DJ Mag Italia avviene da un centralino nei pressi di Los Angeles, perché i due norvegesi si sono trasferiti da qualche anno a Hollywood.

La scena nordeuropea sembra davvero inarrestabile e voi ne siete la conferma.

Effettivamente il nord del Vecchio Continente in questi ultimi anni è molto prolifico. Pensiamo sia dovuto, questo, a un semplice ricambio generazionale. Se prendiamo in considerazione personaggi come Avicii, Kygo, ma anche noi stessi volendo, l’effetto è sotto la luce del sole. Fino ad alcuni anni fa non c’erano così tanti nomi, anche nelle classifiche radiofoniche.

‘Closer’ come è nato?

Come tutte le nostre cose: da un mix di visioni jazz, di hook pop, di mood electro e di stile un po’ house.

Merito anche di questa elettronica post EDM, slegata dai grandi eventi ma sempre orbitante attorno al pianeta pop?

Senza dubbio. Sta cambiando tutto e con gran velocità. Ci sono ritmi molto innovativi, spezzati, break, che si prestano a nuovi generi: non c’è solo il beat da festival ma anche quello più alternativo e magari spesso preso in considerazione da nuovi talent scout alla ricerca di nuovi mercati.

Voi come organizzate un live?

Abbiamo messo su una band vera e quindi viviamo più esperienze anche in fatto di produzione. Ci spieghiamo meglio: ricreare durante un live un suono originariamente nato in uno studio di registrazione dal vivo è davvero un’impresa. Si tratta di un impegno che ci siamo presi e che ci mette costantemente in gioco.

Perché avete pubblicato un e.p. e non un album? Non siete ancora pronti per un progetto di così ampio respiro popolare?

La responsabilità è sempre tanta. Bisogna sempre svincolarsi dai vecchi concetti di discografia e soprattutto dall’idea di fare uscire un album con la concezione antica, alla vecchia maniera. Prossimamente pubblicheremo nuova musica inserendola in nuovi e.p. I prossimi passi saranno quelli di tornare in studio per preparare nuovi live e buttare giù idee per nuove composizioni.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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