Venerdì 10 Aprile 2020
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Cosa resterà di questo Space

 

 

 

Sette giorni esatti sono trascorsi dalla chiusura definitiva dello Space di Ibiza e nessuno vuol credere che una storia irripetibile si sia chiusa per sempre. Soltanto i grandissimi lasciano il palcoscenico al massimo della loro forza e del loro splendore, e lo Space lascia da campione del mondo in carica, da numero uno nella Top 100 Clubs della nostra rivista. La Closing Fiesta di domenica 2 e sabato 3 ottobre è stata perfetta, scritta come fosse una sceneggiatura di Hollywood. Emozioni che resteranno per sempre stampate nei cuori e nella nostra memoria, sia di chi ha avuto la fortuna di vivere in prima persona, sia delle 24mila persone che hanno partecipato alle 20 ore di musica del club ibizenco (numeri riportati dai media spagnoli), degli oltre 20 milioni che si sono collegati al web durante la diretta della Fiesta, sia di tutti fan che hanno guidato, seguito, letto, commentato in questa settimana ad alto contenuto adrenalinico. In attesa che i rumors di una nuova sede a San Antonio prendano davvero forma e diventino concreti, non resta che ragionare sulle eredità che i 27 anni di Space lascia a tutti noi.

 

 

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Il club si fa festival

Lo Space ha mostrato prima di tutti gli altri come si possa ballare anche di giorno, quasi un paradosso per un’isola dove le serate entrano tutt’ora nel vivo dalle 3 alle 4 di mattina. Negli anni Novanta il momento migliore dello Space lo si viveva in terrazza, al tramonto, con gli aerei che passavano a poche decine di metri dalle teste dei clubber, quasi in sincrono con la musica del dj. Lo Space è stato inoltre il primo club in assoluto a mescolare i generi musicali: sino ad allora tutti gli altri locali puntavano esclusivamente sulla house o sulla techno, con un approccio fortemente identitario e quasi integralista. Musica di giorno, diversi generi proposti insieme: caratteristiche che oggi sono la norma in tutti i festival e in molti grandi club. Il modo migliore per attirare pubblico di ogni nazionalità e ceto sociale, creare un’unica grande comunità dove se non tutti sono uguali – non esageriamo con la retorica e i messaggi love & peace – non sono nemmeno troppo distanti. Allo Space tutto questo avviene da sempre, è parte del DNA del locale di Pepe Rosello.

 

 

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I set senza tempo

Tralasciamo le star EDM, avvezzi ai set di sessanta minuti, nei quali concentrano le loro hit e i maggiori successi del momento. I dj che hanno suonato alla Closing Fiesta non appartengono a questa categoria, ma possono comunque permettersi di avere un proprio stile e seguire l’onda di ciò che è nelle loro corde. Nella Closing Fiesta ognuno ha sfoderato il meglio di sé, spiazzando spesso e volentieri la pista con grandi classici quali ‘Children’ di Robert Miles e ‘Your Love’ di Frankie Knuckles, gli ultimi dischi rispettivamente di Tale of Us e Carl Cox nella Flight Area, prima di cedere il passo al coro gospel che ha cantato ‘Imagine’ di John Lennon. Dimostrazioni che un dj deve si saper osare e rischiare, ma soprattutto deve saper condurre il pubblico dove vuole, con la traccia giusta al momento giusto, invece di farsi trascinare da ciò che il pubblico vuole.

 

 

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Lezioni di stile (e marketing)

Lo Space non sarebbe iconico se negli anni non fosse stato accompagnato da un grandissimo lavoro di marketing e promozionale. Soltanto i Daft Punk, in questi anni, hanno saputo fare di meglio. Lo shop all’interno del locale, le compilation, un sapiente utilizzo della comunicazione e dei social, prodotti di altissimo livello come la compilation ed il book che nel 2014 hanno festeggiato i primi 25 anni del locale, la bacheca all’interno con tutti i trofei vinti che si ispira all’immaginario dei musei calcistici delle grandi squadre della Liga: tutti fattori che esaltano l’eccellenza dello Space. Come il documentario “Space Ibiza: 27 Years of Clubbing History” messo in rete da pochi giorni. E come la collaborazione sistematica con Ultra Music Festival, che ha brandizzato la Flight Area durante il Closing Fiesta.

 

 

 

 

L’eredità dello Space

In attesa di un suo ritorno a Ibiza (dicevamo in apertura di una possibile location a San Antonio a partire dal 2018) e della trasformazione della discoteca nell’Ushuaïa by night, lo Space sarà in tour in Qatar, in Australia (il 1 gennaio 2017) e in Gran Bretagna. Sempre attivi nel frattempo i club Space di New York, Mosca e Sharm El Sheikh. Per ora la favola dello Space continua così, oltre che nella memoria collettiva ed individuale di chi ama la musica elettronica nella sua massima espressione. La sua eredità è anche nel suo posizionamento costante nel resto del mondo con quello che non è un semplice franchise ma un spirito e un modo ben precisi di vivere il club e la club culture. Certo, nulla si può paragonare al locale originale di Ibiza. Ci mancherà. Tanto.

 

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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