Giovedì 29 Ottobre 2020
Festival

L’esempio virtuoso di Transart 2020

Una virtuosa eccezione al trend negativo degli eventi dal vivo, capace di trovare soluzioni alternative, grazie soprattutto al lavoro svolto nel corso delle precedenti edizioni e al costante dialogo con il proprio pubblico

Il 2020 non sarà ricordato negli annali come un anno prolifico e ricco di eventi. Le cause le conosciamo, così come siamo consapevoli del fatto che la situazione globale potrebbe non tornare alla normalità entro pochi mesi. Sebbene la speranza sia quella di una soluzione rapida e definitiva, anche e soprattutto sul versante sanitario, dobbiamo abituarci all’idea che alcune meccaniche potrebbero mutare per un lasso di tempo più lungo, o addirittura per sempre, e che alcune precauzioni potrebbero non abbandonarci a breve. Ripensare dunque una rassegna dedicata alla musica e alle arti visive contemporanee come Transart non deve essere stata una missione semplice.

 

Negli scorsi anni abbiamo seguito da vicino il festival che si tiene a Bolzano e nei territori limitrofi, con particolare attenzione agli eventi dedicati al clubbing che hanno ospitato Surgeon, Theo Parrish, Ryan Elliot, Tama Sumo, Vakula e molti altri ancora. Ma il blasone di Transart si articola anche in performance da parte di artisti del calibro di Marina Abramovich, Nils Frahm e Jon Hopkins, tracciando un percorso interdisciplinare degno di nota. Abbiamo dunque partecipato all’evento di apertura della rassegna, iniziata il 10 settembre e che terminerà il 26 dello stesso mese. Protagonisti per l’occasione il poliedrico Dorian Concept, producer per Brainfeeder, etichetta losangelina del celebre Flying Lotus, e l’orchestra Klangforum Wien, collettivo composto da 24 musicisti provenienti da ogni parte del globo.

 

‘Hyperopia’ è il titolo di questo ambizioso progetto, una premiere mondiale che ibrida l’eleganza e le indubbie competenze tecniche del collettivo Klangforum Wien con le suggestioni sperimentali di Dorian Concept. Un concerto inaugurale diviso in tre repliche, all’insegna del rispetto degli spazi, dell’utenza e di tutte quelle normative che stiamo imparando a conoscere. Colpisce indubbiamente dal profilo organizzativo la cura dei dettagli e l’apparente semplicità con cui Transart sembra essere stato capace di portare a compimento la missione in un anno così particolare. Così come colpisce emotivamente la performance di questa ensemble allargata, soprattutto nel momento dell’applauso finale, una liberazione emotiva dopo tanti mesi trascorsi a casa digiunando da elementi essenziali quali il contatto con gli artisti e le emozioni che una performance dal vivo è in grado di suscitare. L’esperimento sembra riuscito, seppur avremmo apprezzato una maggior ricerca del climax da parte del producer austriaco, spesso intrappolato nei suoi virtuosismi sincopati.

 

Transart 2020 ci lascia dunque con una lezione importante, una morale dura da digerire per qualcuno ma allo stesso tempo una raccomandazione importante per chi ha ancora voglia di trovare un bilanciamento tra qualità e quantità. È possibile ripensare festival e rassegne affinché siano sostenibili e profittevoli anche in questo momento. Farlo tuttavia richiede la necessità di produrre eventi che per loro natura debbano avere una dimensione più intima e meno legata al mero business. Realizzare tutto chiesto richiede un prerequisito importante e mai scontato, ovvero aver formato un pubblico consapevole nel corso del proprio cammino sino ad oggi. Transart Festival ci è riuscito grazie al lavoro pregresso che non è mai stato prono alle dinamiche del mercato, cercando spesso un compromesso intelligente e costruttivo. Chi purtroppo non si è speso sino ad oggi in questa direzione si trova invece alle strette, non potendo offrire al proprio pubblico alcun tipo di alternativa. Un singolare cortocircuito dove chi ha privilegiato l’aspetto imprenditoriale oggi si trova nella condizione di non poter più fare impresa. Come spesso accade nella vita è nei momenti di difficoltà che si raccolgono i frutti di un lavoro lungimirante o di un modello di business improntato sul guadagno immediato, ma siamo certi che ognuno avrà modo di trarre le sue conclusioni.

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