Domenica 15 Dicembre 2019
Interviste

L I M: “Less Is More”

Da Curtis Mayfield a Yves Tumor, il racconto della carriera di L I M, attraverso variegate influenze che conducono al futuro

Dopo l’importante esperienza con gli Iori’s Eyes, Sofia Gallotti trova la propria dimensione solista nel progetto L I M.
Nel corso degli anni si passa da ‘Comet’, ‘Game Over’ e ‘Higher Living’ raffinando sempre di più un processo artistico interessante ed inedito per la scena italiana. Il momento ideale per fare il punto della situazione e ripercorrere assieme a lei tappe e significati di questa seconda vita artistica, complice un nuovo live che sarà in giro per i prossimi mesi e vede una data a Roma l’11 maggio al Rashomon Club per ‘Battito’, la nuova rassegna che porterà proprio tra questo locale ed il Circolo Degli Illuminati tra gli altri Daedelus, Baths, Actress, Mount Kimbie e Wolfgang Flür, storico componente dei Kraftwerk.

 

L I M, “less is more” e la parola svedese per dire “colla”. Due significati molto distanti in cui si confronta l’esigenza di spogliarsi dal superfluo ma allo stesso tempo unirsi o unire qualcosa. Nella tua vita artistica come fondi queste due visioni?
L I M nasce da una esigenza comunicativa e da una nuova esperienza musicale. Dopo gli Iori’s Eyes, progetto che ho amato e che ha occupato dieci anni della mia vita, mi sono ritrovata con un qualche brano che avevo scritto tra il 2013 e il 2014. Ero alla ricerca di un produttore e con l’incontro con RIVA, produttore di “Comet” e “Higher Living”, il progetto ha trovato una dimensione concreta. L I M è il mio spazio dove raccogliere e riunire ciò che vorrei far ascoltare, ciò che vorrei comunicare e raccontare. Per farlo mi piace portare avanti il processo creativo con persone che stimo umanamente e per le loro idee, estetiche e creative. E da qui nasce un progetto che è “essenziale” nell’aspetto e nella necessità di esistere per me e per chi ne fa parte, ma anche un contenitore per riunire ciò che penso valga la pena di essere trasmesso e comunicato.

Per molti anni è stato difficile intersecare dj set a performance live. Questi due mondi, sono stati percepiti erroneamente come realtà distanti e distinte. Ora, nell’epoca del crossover assoluto, tu come vivi la dimensione del clubbing?
Clubbing e musica suonata per me sono due realtà che riescono a intersecarsi in maniera interessante. Ci sono sempre più progetti elettronici che si presentano come musica da clubbing con influenze da altri generi. È in questa realtà che si inserisce il mio modo di produrre e presentarmi live. Non sono una dj ma il mio live ha aspetti “clubbing” che si mischiano con strutture e strumenti suonati dal vivo, mi piace unire sonorità più elettroniche a strutture e melodie più pop, ma anche applicare strutture da “clubbing” a elementi che non lo sono. Oltre a questo sono sempre accompagnata dai visual di Karol Sudolski, che vanno a completare un progetto di live immersivo.

Personalmente percepisco un cammino e un’evoluzione costante nel tuo percorso artistico come L I M. Dal ritmo di “Comet”, incalzante e ipnotico come nei quattro quarti dancefloor oriented, a “Game Over” ricca di suggestioni evocative ed introspettive. Queste scelte stilistiche sono frutto di un processo razionale o emotivo?
Tra Comet e Game Over la distanza emotiva è stata breve, perché scritte in un periodo di vita simile. Il vero scarto secondo me è più evidente tra Comet EP e Higher Living EP. Higher Living e’ un nuovo capitolo per me. Oltre che stilisticamente anche a livello di strutture e testi. È un organismo meno etereo e diretto verso una dimensione rarefatta, ma più complesso, intrecciato e crudo. Una visione più che diretta verso l’esistenzialismo cosmico, verso una realtà spietata, dalla quale provare a staccarsi per guardarla con un sano distacco e criticismo.

Nei video dei tuoi brani sembra che tu abbia un’idea piuttosto chiara dell’estetica che desideri esprimere, degli scenari che ami evocare e questo ci permette di ammirarti perfettamente calata nella parte. Chi ti ha ispirato in questo frangente della tua opera artistica?
Non saprei in particolare chi o quale opera mi abbia portata ad avere queste estetica cosi’ netta. Anche perché e’ molto importante anche l’estetica delle persone che hanno partecipato attivamente alla cosa, come ad esempio Anna Magni, grafica di tutte le cover di L I M e dei vari aspetti grafici. C’e’ poi la sensibilita’ di Karol Sudolski e di Giorgio Calace, registi dei miei videoclip. Credo che sia il voler cercare una sensibilità comune che possa riunire idee e aspetti diversi, e che sia affine alle idee che cerco di portare avanti con i miei pezzi. Non farei mai uscire un video per un pezzo se non ci fosse dietro una reale connessione tra quel che significa per me un brano e l’intenzione del regista/grafico. In generale le persone con cui collaboro sono anche miei amici e tutte i progetti partono da una semplice domanda che mi viene posta: “Cosa volevi dire con questo pezzo?”. E da li si comincia.

Quali sono gli ascolti di L I M fuori dalla sua vita artistica. Quali sono gli artisti che in questo periodo hanno rapito maggiormente la tua attenzione.
Da qualche anno non riesco più a fare a meno di ascoltare Henry Mancini e perdermi nella black music di Isaac Hayes, Marvin Gaye, Curtis Mayfield, Gil ScottHeron e Quincy Jones, per rimanere tra i grandi classici. Su territori più’ moderni mi piace molto Frank Ocean, the Blaze (soprattutto la produzione video), Steve Lacy, Kamasi Washington. Ma poi in realta’ mi piace perdermi nei meandri di Youtube dove tra una canzone di Young Echo e Madonna si passa per i beat tape di Kanye del 1997, Velly Joonas che non credo sia mai stata famosa, e “The Feeling When You Walk Away”di Yves Tumor. Un grande mix insomma.

Recentemente sei stata protagonista di una scena molto tarantiniana se vogliamo. Infatti sei stata portata al Cassero di Bologna per assistere ad una serata che vedeva protagonisti Myss Keta e Populous, entrambi artisti molto distanti dalle tue traiettorie musicali. Come hai vissuto questa esperienza?
In primis perché’ sono oltre che amica, fan di entrambi i progetti per cui mi é sembrata una bellissima occasione poter andare ad ascoltare/vedere i loro live in un posto speciale quale e’ il Cassero. Il pubblico, era fantastico, Myss ha fatto un concerto incredibile e Populous era assolutamente instancabile. E’ stato davvero memorabile, una atmosfera tra pubblico e live bellissima.

Da cosa è nata l’esigenza di inserire Elia Pastori come batterista nei tuoi live. Sentivi la necessità di un musicista che avesse un’importante estrazione jazz?
Era da tempo che cercavo un percussionista/batterista con il quale portare avanti il Iive di L I M. Con Higher Living io e RIVA abbiamo scoperto la fascinazione per le percussioni e volevo che questo aspetto diventasse parte del live. Per mia grande fortuna, grazie ad Instagram, ho potuto conoscere Elia che oltre a essere una persona meravigliosa e’ anche un super musicista, con una formazione jazzistica ma anche una sensibilità “elettronica” molto vicina alla mia. Ha saputo in breve tempo capire e interpretare a pieno tutte le sfumature dei brani di Higher Living.

L’ultimo periodo è stato frenetico per te eppure devo farti una domanda di rito. Progetti futuri?
Un nuovo brano, un nuovo video e soprattutto suonare all’estero. Sento sempre più l’esigenza di voler raggiungere e suonare live davanti a tanti tipi di pubblico diversi e ampliare i miei orizzonti.

‘BATTITO’ schedule:

Venerdì 9 marzo: BATHS + DAEDELUS LIVE
Sabato 24 marzo ACTRESS + MOUNT KIMBIE
Sabato 14 aprile GRANDBROTHERS LIVE
Sabato 5 maggio WOLFGANG FLÜR (ex KRAFTWERK)
Venerdì 11 maggio L I M + LEXER + SWOOSH LIVE

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