• VENERDì 13 FEBBRAIO 2026
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Lina Filipovich, il rito sonoro che riscrive il male

Un sequel spirituale tra techno e simbolismo e la vita in bilico tra tradizione ed elettronica. E anche un po' di ambient dub

C’è un filo invisibile che lega le sperimentazioni elettroniche delle pioniere Ruth White e Suzanne Ciani alla Minsk-born, Paris-based artist Lina Filipovich. È il titolo ‘Flowers of Evil’, che oggi ritorna con una seconda parte intitolata ‘Flowers of Evil II (Hundebiss)’, in uscita il 23 gennaio 2026 in digitale e musicassetta limitata.

Ma attenzione: non si tratta di una celebrazione nostalgica, bensì di un vero e proprio atto di discendenza concettuale. Filipovich non si limita a citare, ma attiva un portale. Il suo nuovo lavoro è un rituale ipnotico che si muove tra techno frammentata, ambient ombroso e psichedelia dubbeggiante, dove la ripetizione diventa liturgia e la durata si fa forma.

 

Il nucleo pulsante dell’album risiede nell’esperienza della variazione graduale, in un continuum che trascina l’ascoltatore attraverso fasi successive di una stessa visione. Filipovich, che ha esposto al Centre Pompidou e all’HKW di Berlino, concepisce questa release come estensione diretta della sua pratica visiva: a febbraio, parte dell’opera verrà attivata all’interno di un’installazione tessile al Salon de Montrouge, in Francia. Il suo sguardo post-religioso e femminista decostruisce l’iconografia cattolica e trasforma Lucifero in figura emancipatoria, intrecciando pensiero socialista, anarchico e romantico di fine Ottocento. L’artwork, firmato da Moyra Shaw, amplifica questa dimensione allucinata con cromie psichedeliche che sembrano tradurre in immagine la stratificazione sonora del disco.

Il mastering è affidato a Giuseppe Ielasi, garanzia di pulizia spettrale e profondità. Tra i titoli della tracklist, spiccano ‘The Death of Lovers’, ‘Magnetic Horror’ e ‘Benediction’, a suggellare una narrazione che procede per simboli e opposizioni. Il risultato è un corpo di lavoro che abita lo spazio tra installazione e club, tra sacro e profano, tra memoria e futuro. ‘Flowers of Evil II’ non è un semplice album, ma un dispositivo di ascolto iniziatico. E arriva nel momento in cui l’elettronica contemporanea sembra aver bisogno proprio di questo: mitologie personali, coraggio formale e un pensiero artistico totale.

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Riccardo Sada
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.
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