Giovedì 23 Maggio 2019
Interviste

L’indipendenza è la strada: Guru Recordings

L’EDM è oggi un ambiente ricco e fertile nel quale è facile generalizzare pensando facciano tutti la stessa cosa. Questo è un falso mito da sfatare e fortunatamente gli esempi di innovazione, capacità, marketing e buona musica sono numerosi e offrono vari spunti per innamorarsi e perdersi dentro questo grande e variegato spettacolo: la musica elettronica.

Oggi presentiamo Gregori Klosman e la sua Guru Recordings, un insieme musicale volto in un’unica grande direzione: il club. Nata idealmente dalla costola di Klosman, questa label non poteva che rappresentare e distribuire il sound della clublife nel suo senso più letterale. Orientata verso la scoperta di giovani talenti che possano proseguire il cammino del ritmo, Guru Recordings emerge soprattutto grazie alle grandi capacità del suo fondatore. Gregori Klosman infatti è stato capace nel corso degli anni di ritagliarsi un posto di rispetto nel traboccante panorama EDM. Con uscite come “Minibar”, “Funk It”, e “Mutfatka” con Chuckie, il nome del francese è associato spontaneamente alla qualità e all’energia, un dispensatore attento di ritmo e potenza. Sarebbe stato impossibile per un produttore del genere andare avanti senza riunire sotto una sola bandiera tutta l’esperienza, il gusto e l’amore per la musica. Così Guru rappresenta un modo intraprendente e ben riuscito di creare un cordone forte formato da quella generazione che giorno dopo giorno cerca di cambiare le regole del gioco.

Più volte in passato hai definito il tuo sound come club. Quanto e come questo ambiente ti ha dato e ti da l’esperienza che ti serve per essere il dj e produttore che sei?

Sono stato per la prima volta in un club a 17 anni. Fu anche la prima esperienza fisica con un sound system e mi innamorai del basso che mi scuoteva dai piedi alla testa. La musica così prende un’altra dimensione, ti circonda completamente. Quindi, quando produco musica in studio cerco di replicare quella sensazione, voglio che le persone la provino nel club. Questo è il motivo per cui la mia musica è piena di bassi e groove.

Se ascoltiamo le tue prime tracce osserviamo i palesi miglioramenti che ci sono stati negli anni e allo stesso tempo i passi in avanti fatti dalla tecnologia. Quanto devi alla tecnologia e in che modo riesce ad influenzare il tuo modo di pensare e produrre musica ?

La tecnologia non è solo uno strumento. Grazie al grande avanzamento delle daw, dei synth, degli effetti e dei plugins puoi scoprire nuovi suoni e possibilità il che per me è sempre la miglior fonte di ispirazione. Quando sento qualcosa di diverso o nuovo penso sempre a cosa potrei farci se ci giocassi. D’altro canto è molto importante che il master finale e la pulizia finale del suono sia professionale perchè, anche se inconsciamente, molta gente riesce a cogliere la differenza tra mix professionale e mix amatoriale.

I tuoi primi anni ai grandi livelli li hai vissuti insieme al tuo grande amico Tristan Garner e sopratutto insieme a Chuckie e il suo movimento Dirty Dutch. Cosa ricordi più intensamente di quel periodo e cosa ti ha lasciato in eredità come persona e come artista?

In quel periodo per me era tutto nuovo ed inusuale. Era un campo inesplorato e niente sarebbe stato meglio che condividerlo con i miei amici. Come uomo ho imparato a godere il momento e non pensare troppo al futuro perchè il tempo vola. Come artista invece ho imparato a lavorare con gli altri ed è stata una grande esperienza. Mi ha mostrato quanto sia importante avere il proprio team ed è stato certamente grazie a questo che poi ho creato la mia label personale Guru Recordings.

Cosa pensi dei festival e come cambia il tuo set? E’ possibile trasferire il concetto del club in eventi basati su enormi platee?

Amo i festival perchè sono intensi: la folla è enorme e l’energia è alta. Ma il set è troppo corto e i dj prima e dopo di te sono artisti anche loro: nessuno è lì per suonare uno warmup per te. E’ uno showcase di molti artisti ed è molto stimolante se la line up è di buon livello, però a volte tutto può diventare un po’ troppo agitato. Per quanto riguarda il concetto di club, penso dipenda molto dagli A&R dello stage/festival: non è facile riprodurre all’aperto l’atsmofera del club e della nightlife.

Parliamo di Guru.Qual è la sua caratteristica originale? Come è nato questo progetto e come sei riuscito a dargli vita?

Ho sempre desiderato essere libero di condividere la mia musica senza dovermi affidare a nessuno. Molte label hanno piani di uscita ingolfati e quando finisco una traccia è importante che le persone possano ascoltarla e suonarla il prima possibile. Ho incontrato molti ragazzi di talento che impazzivano per pubblicare la loro musica, così ho pensato che sarebbe stata una buona idea dare loro quella libertà. Con lo streaming ed i free download è facile ricevere una valanga di demo scarse: trovare buona musica è sempre più difficile. Storicamente le piccole label indipendenti nascono per scovare la nuova generazione ed è proprio questo che sto provando a fare.

Qual è la traccia che oggi rappresenta meglio Guru?

Direi “Red Lights” perchè è un mix di groove house ed electro.


La fucina di talenti che hai tirato su vanta molto potenziale e Tony Romera è forse l’artista che più emerge. Che rapporto hai con lui, come vi siete conosciuti?

L’ho incontrato in un club a Lione. Era solito mandarmi demo ed ero convinto del suo potenziale. Poi ho mandato la sua traccia “Mad” a Tristan Garner per farlo firmare con la sua label siccome Guru ancora non esisteva. Tony è diventato un buon amico e cosi è stato naturale farlo firmare per la mia label: sono sicuro produrremo un’altra collab un giorno.

Dj SUB ZERO, Sartek, Antoine Delvig, Damien N-Drix e tanti altri. Come ti muovi per trovare artisti emergenti come loro e in che modo capisci che fanno per Guru?

Mi prendo molto tempo per ascoltare le demo che ricevo. Ci sono due regole per firmare musica con Guru: deve aver un buon groove e dev’essere qualcosa che suonerei nei miei live. Il profilo degli artisti è anch’esso molto importante, questa è la ragione per cui preferisco incontrare ognuno di persona ad un certo punto.

Come sarà quest’estate? Possiamo aspettarci eventi Guru o ti muoverai solitario?

Quest’estate sarò per gli affari miei ma sto preparando uno showcase Guru a Parigi per Dicembre.

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Marco Cucinotta
Innamorato del suono che irrompe squarciando la mediocrità, sono sensibile al cielo quando incontra le stelle e nutro la mia fede nell'avvenire lasciando che siano le sensazioni a parlare di verità.

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