Domenica 15 Dicembre 2019
Interviste

Lost Frequencies, un ragazzo d’oro

 

 

In tutti i sensi. Prendetelo come un ironico gioco di parole sul suo clamoroso succeso dell’ultimo anno o come una semplice constatazione. In entrambi i casi, Felix Safran De Laet, aka Lost Frequencies, è uno che lascia il segno. Un giovane di 22 anni sereno, gioviale, allegro e molto disponibile, tranquillo e concreto. Certo, una chiacchierata su Skype non basta per poter dare un giudizio approfondito, tuttavia il producer belga dà l’impressione di essere una persona davvero gradevole. Abbiamo parlato delle sue hit, di Sanremo, del ritiro di Avicii e di tanto altro ancora.

 

 

 

 

Iniziamo da te, dalla tua storia personale. Sei molto giovane e già puoi vantare un paio di successi mondiali che abbiamo sentito per tutto il 2015 nei festival, nei club, nelle radio… la tua storia è già un successo. Com’è iniziata?

È iniziato tutto circa tre anni fa, quando ho cominciato a produrre musica con questo nome, Lost Frequencies, remixando vecchi pezzi e cercando di fare quclosa di interessante. Poi ho rimesso mano a una mia vecchia produzione, ‘Are you with me?’, e la nuova versione è piaciuta ai ragazzi alla Armada, l’etichetta olandese di Armin Van Buuren, che mi ha contattato e ha pubblicato il pezzo. Da lì in poi ho iniziato a sentirla in radio, nei club, dappertutto, entrando in classifica in molti Paesi e arrivando addirittura al numero 1 nel Regno Unito. Pensa che sono il primo artista belga a riuscirci!

 

Wow! Niente male. E poi è arrivato il bis con ‘Reality’.

Proprio così. Molte persone si sono stupite perchè oggi molti artisti dance sono one shot, fanno una hit e poi spariscono, mentre ‘Reality’ è andata molto bene e in alcuni Paesi anche meglio di ‘Are you with me?’. Questo mi ha dato l’opportunità di andare in tour, di suonare in giro per il mondo, e ora di preparare il mio primo album, che è quasi pronto e che non vedo l’ora di pubblicare, sono molto euforico.

 

 

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Hai cominciato come dj o come produttore?

Come produttore. Non ero un vero dj quando ho iniziato il progetto Lost Frequencies. Ho dovuto imparare man mano che le date crescevano.

 

Qual è il tuo background? Hai una formazione da musicista o da smanettone davanti allo schermo di un computer?

In casa dei miei tutti suoniamo il piano, ma devo dirti che in realtà sono sempre stato appassionato di musica elettronica; da quando ho ricevuto il mio primo computer, ho imparato a usare i software per produrre musica e mi ci sono appassionato, sono stato moltissimo tempo davanti allo schermo.

 

Com’è crescere in Belgio, musicalmente parlando? Avete accanto l’Olanda, un vero Eldorado per la musica dance, e la Germania, che ha una tradizione fortissima di musica elettronica. Il Belgio sembra tanto piccino, visto da qui…

A dire la verità è molto stimolante perchè abbiamo un sacco di grandi festival. C’è Tomorrowland, c’è I Love Techno che esiste da vent’anni, c’è Pukkelpop, e potrei davvero andare avanti con tanti altri nomi. Siamo fortunati perchè il nostro è un Paese piccolo e con moltissima musica in giro, perciò è tutto a portata di mano, ed è una vera fonte di ispirazione poter vedere molti dj leggendari dal vivo.

 

Chi è il tuo artista preferito? Il tuo eroe, quello a cui ti ispiravi quando eri un ragazzino, per dire?

Dada Life! Avevo comprato il loro album ed ero andato a sentirli all’I Love Techno, non vedevo l’ora. È stato pazzesco, un’ora di set che mi elettrizzò.

 

 

 

 

E adesso ti piacciono ancora?

Beh, sì, anche se è completamente diverso.

 

Il tuo stile è molto lontano dall’electro-house, dai suoni big room che abbiamo sentito molto spesso negli ultimi anni. È come se la tua fosse una dance “intimista”, molto soffusa, suonata, melodica. C’è una canzone, ci sono le chitarre acustiche. Come hai sviluppato queste caratteristiche?

Non c’è una spiegazione particolare. Mi è venuto spontaneo andare in questa direzione, la sento personale. Credo si tratti di buona musica, senza troppi ragionamenti. Recentemente ho suonato sul main stage al Tomorrowland in Brasile e all’EDC in Messico, ed ero un po’ preoccupato perchè non avrei mai pensato di suonare sui main stage, il mio sound è molto più morbido di ciò che solitamente passa di lì, e credo sia più adatto a un tent più piccolo, con la gente rilassata. E poi gli artisti prima di me avevano picchiato duro, perciò non sapevo come avrebbe reagito il pubblico. Invece tutti sono stati coinvolti e si sono appassionati, cantavano, era molto bello vedere che si può fare bene anche sul palco principale di festival così grandi senza dover per forza suonare durissimo. Ero sorpreso ma molto felice. Ti racconto questo episodio perchè credo sia il modo più efficace per rispondere alla tua domanda, spiega meglio di mille parole la ragione per cui faccio questa dance così “intimista”.

 

Quali sono le tue tracce preferite quando suoni come dj, in questo momento?

Amo molto il remix che ha fatto The Magician per ‘Together’ di Lucas & Steve. Poi ci sono due pezzi che ho scoperto su Soundcloud e non sono molto famosi ma proprio per questo mi piace spingere  e suonare: ‘Colors of the Rainbow’ di Sevenn e un’altra che si chiama ‘Who gives?’ di cui non so nemmeno l’autore, non si trova da nessuna parte. È una figata.

 

Sono contento di sentire tutto il tuo discorso sul fatto di suonare qualcosa di personale e di diverso dal solito sul main stage di un festival, credo che negli ultimi anni abbiamo corso il rischio di vedere spersonalizzato il sound degli artisti in quei contesti. E sono felice si sentire che fai molta ricerca e suoni pezzi che nemmeno tu conosci, credo sia comunque l’essenza dell’essere dj.

Sono contento di queste belle osservazioni, hai ragione.

 

 

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Com’è cambiata la tua vita con il successo? La gente ti riconosce per strada o per ora le tue canzoni sono più famose di te?

Le mie canzoni sono decisamente più famose di me. Mi riconoscono ogni tanto in città, a Bruxelles, ma la gente è tranquilla quindi non mi assillano. In giro per il mondo invece mi succede meno frequentemente di essere riconosciuto, anche perchè non sono il “tipico” dj che veste da dj e si atteggia da dj, perciò posso suonare su un main stage e allo stesso festival mescolarmi tranquillamente tra il pubblico, ed è un bel privilegio, credimi.

 

Vivi a Bruxelles o fuori città?

Fuori città, in una zona molto tranquilla.

 

Viaggi molto, ovviamente, per lavoro. Ti piace viaggiare o ti pesa?
Mi piace molto, sono abituato perchè parte della mia famiglia vive ai Caraibi e i viaggi lunghi sono sempre stati parte della mia vita. Amo viaggiare. Anzi, con tutte queste date in tour, ultimamente è difficile farlo: staccare per due settimane, senza impegni, senza essere reperibile, senza internet, non mi è possibile.

 

In effetti è piuttosto stressante. Cosa ne pensi del ritiro di Avicii dalla vita in tour?

Penso che sia un fatto molto triste. Per me Avicii è un grande produttore. Non ci siamo mai incontrati e non ho mai avuto occasione di vederlo live, nonostante abbia suonato prima di lui all’Ushuaia di Ibiza. Credo sia più a suo agio in studio che sul palco, è l’impressione che abbiamo in molti e penso sia così. Uno che si remixa da solo un intero album appena uscito è sicuramente un grande amante del proprio lavoro, un maniaco, nel senso buono, un perfezionista. La vita in tour non è facile, se non ti piace. Non siamo come le band, che vanno in tour e poi staccano un anno o due per lavorare a un disco con i loro tempi. Noi siamo costantemente in tour, per un dj non esiste un inizio e una fine del tour. È un bel pressing. Posso comprendere che uno ai suoi livelli preferisca fare un passo indietro. Però c’è un aspetto positivo in questo.

 

Quale?

Che ora ci sarà più spazio per me! Ahahahah!

 

Ahahah! Questo è vero, ma dovrai sudartelo.

Certo. Beh, spero comunque di rivedere Avicii on stage, un giorno.

 

 

 

 

Senti, sei stato in Italia al Festival di Sanremo. Che tipo di esperienza è stata?

Guarda, è davvero diverso da tutto ciò che ho fatto e da come lo immaginavo. Da come me l’aveva descritto il mio management, pensavo alla classica apparizione televisiva, una breve esibizione, due chiacchiere… poi mi sono trovato in questo teatro incredibile con un pubblico elegante, era molto strano. Ma la vera sorpresa è stata dopo la mia performance: i miei social erano impazziti, messaggi e commenti ovunque. Wow! Ho capito che si trattava di qualcosa di grosso. Tutti guardano Sanremo!

 

Perchè Sanremo è Sanremo! Era uno slogan del programma. In Italia è come la messa della domenica, tutti ci vanno. Tutti!

Me ne sono accorto! Bella situazione, alla fine mi sono divertito.

 

Sei musicista e sei stato su un palco come quello di Sanremo dove è ancora obbligatoria l’orchestra. Pensi mai di preparare un vero live da portare in giro?

Sì, ma credo sia prematuro. Mi piacerebbe farlo nel modo giusto, iniziando su un palco piccolo, con degli arrangiamenti adeguati e con tutto al posto giusto. Un approccio da valutare sul lungo termine. Ora è presto.

 

Hai pronto un nuovo singolo per l’estate?

Sì, uscirà a maggio. Il titolo è ‘Beautiful Life’.

 

Ed è quello che ti auguro. Una vita bellissima. A presto Felix!

Ricambio l’augurio! Ci vediamo presto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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