Sabato 20 Aprile 2019
Interviste, News

Louie Vega racconta l’antologia dei Masters At Work

È venuto in Italia per presentare l’ultimo capitolo, in ordine di tempo, della serie “Defected presents House Masters”, e ha riacceso i cuori degli amanti della house music. È Luis Fernando Vager, noto ai più come “Little” Louie Vega, cinquanta per cento dei Masters At Work, per gli amici MAW. Che con un box di 40 brani, tra versioni originali e remix, ripercorrono insieme la discografia più impressionate nella storia della house. Con l’amico ed eterno collega Kenny “Dope” Gozales, Vega si è raccontato in un piccolo bar del centro di Milano. La pausa per un caffè ghiacciato tra le interviste rilasciate alle radio è davvero breve e vola via come il vento.

“Abbiamo voluto provare e scegliere alcune delle tracce che in passato avevamo un po’ trascurato, nelle prime selezioni”, dice Vega a nome anche del socio Kenny “Dope”. “C’erano pezzi che erano più importanti di altri, da inserire. Così la selezione è stata estenuante, infinita, faticosa. Ci sono dischi nostri che il pubblico davvero non conosce”.

 

 

Perché questa antologia?

“L’idea è di Simon Dunmore della Defected. Noi abbiamo selezionato i pezzi insieme. Lo abbiamo fatto soprattutto per avvicinare i giovani al suono house. Potevamo farne 3-4, di questi cofanetti, tanto materiale c’era a disposizione”.

 

Oggi è impossibile immaginare Vega senza Kenny “Dope”. Vega avrebbe fatto tanto senza l’iniziativa MAW? È lo stesso dj newyorkese a spiegarlo, con l’aiuto del suo attento addetto stampa italiano.

Prima di incontrarci io suonavo le tastiere e Kenny invece si occupava dei beat: sono due ruoli distinti e ognuno ha imparato qualcosa dall’altro. Oggi siamo intercambiabili nei ruoli. Io sono ad esempio qui in Italia per la promo e lui in studio.

 

Se non facessi il lavoro che fai, oggi come ti guadagneresti da vivere?

Farei qualcosa nel mondo dell’intrattenimento, qualcosa di creativo. Io ho iniziato da giovane, ho seguito l’istinto e mi sono ritrovato a fare. quello che faccio ora.

 

Durante il tuo dj set per la Boiler Room, a Londra lo scorso agosto, hai suonato in anteprima un brano di BeBe Winans, “The Dance”, da te remixato. Ricercatissimo in Rete, farà mai parte del tuo prossimo album?

A luglio ero a Ibiza. Ebbi occasione di scoprire Benjamin, aka BeBe, grande cantante gospel e R&B e membro della band Winans Family. Durante il radio show di Timmy Regisford e Joe Claussell la gente ha iniziato a interessarsi a questa traccia. Ora su Vega Records arriverà un suo album, perché credo molto in lui, nelle sue doti, nel suo spirito.

L’Italia gioca un ruolo importante nella tua vita artistica. La tua pagina di Wikipedia in italiano è più aggiornata di quella in inglese, lo sapevi?

Ho tanti fan qui e la cosa mi rende felice ma quasi… non mi sorprende.

 

Ti trovi più a suo agio e ti diverti di più a suonare in piccoli club come al Cielo di New York oppure in serate come allo Space di Ibiza?

In entrambi i casi le emozioni sono tante. Davanti a tante persone la pressione e la responsabilità la avverti molto. Ma, sì, lo ammetto: amo molto i luoghi più piccoli perché intimi.

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La house music old skool troverà mai seguaci tra i giovanissimi e spazio nei festival?

Penso che serva sempre buona musica e buoni nomi. Il genere poi viene da sé.

 

Sembra che i brani dei MAW siano figli di suoni veri, live, a differenza dalle produzioni di colleghi illustri come Morales o Todd Terry.

Non è solo il missaggio che conta, in studio, ma come registri i suoni live, come li campioni e li tratti. Io e Kenny usiamo l’elettronica ma pensiamo molto al suono live.

 

C’è qualche erede dei MAW in circolazione? Hai un nome da segnalare?

Nel progetto MAW ci saranno nuovi brani di Nick Monaco e Soul Clap. Tenete d’occhio questi.

Come va il progetto Elements of Life?

Bene. Poi ci saranno delle altre uscite per la Vega Records, come degli e.p. con Ananè, Josh Milan, Kym Mazelle. E il mio nuovo album, con la cantante dei Black Coffe, Bucie, e le voci di Byron Stingily, Barbara Tucker e tantissimi altri.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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