Venerdì 14 Agosto 2020
Costume e Società

La techno patrimonio mondiale dell’UNESCO?

L'idea dello storico fondatore della Love Parade, Dr. Motte, per far rinascere un grande mito della rave culture degli anni '90

Era il lontano 1989 quando Dr. Motte inventò la Love Parade, in una Berlino Est agli sgoccioli prima della riunificazione. Altri tempi, altri ideali, altre esigenze, altra voglia e necessità di esprimersi. La Love Parade divenne il simbolo della cultura rave europea negli anni ’90, passando dai 150 partecipanti della prima edizione al milione e mezzo del 1999. E se la parola “techno” non era esattamente soltanto quella integralista del genere musicale originario, quello di Detroit, sicuramente le parole “rave” e “techno” sono state a lungo associate alla Love Parade e a un certo movimento in tutta Europa, comprese le derive trance, progressive e molte altre accezioni. Poi, dopo il 2000, i tempi sono cambiati, la musica e la club culture sono cambiate, e la Love Parade ha definitivamente chiuso la propria avventura dopo il disastro di Duisburg del 2010.

 

Ma il suo inventore, Dr. Motte, pare non voglia darsi per vinto. La sua ultima idea è quella di chiedere il riconoscimento della techno come patrimonio mondiale dell’umanità all’UNESCO. In quali termini e cosa includa il termine “techno”, beh, è materia difficile da definire in modo preciso. Ma se pensiamo a come la techno abbia cambiato lo scenario musicale mondiale, a come la sua cultura, dai pionieri di Detroit alle centinaia di migliaia di persone sotto i mainstage dei festival di tutto il mondo, dalla stagione d’oro degli anni ’90 fino al Berghain, abbia certamente definito e scolpito l’immaginario collettivo e culturale di ormai tre generazioni, è vero che la “techno”, intesta come musica ma anche come insieme di valori, è un patrimonio mondiale dell’umanità. Anche perché si tratta di un linguaggio universale, comprensibile e condiviso a tutte le latitudini, da tutte le culture del pianeta. E quindi l’iniziativa di Dr. Motte, che sulle prima può sembrare strampalata, ha un senso. Certo, poi si vocifera che voglia riprendere in mano la Love Parade (e magari proprio con fondi pubblici internazionali), e la cosa sa un po’ di speculazione. Ma da cuori di raver, guardiamo alla buona fede e al bicchiere mezzo pieno: la techno patrimonio mondiale dell’umanità. Non suona affatto male.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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