Giovedì 19 Settembre 2019
Costume e Società

“Love was the message”, la vera storia del Paradise Garage

Il Department of Buildings di New York City ha autorizzato la demolizione di due costruzioni storiche all’84 di King Street, a Manhattan. Una di quelle era il Paradise Garage, uno dei club più importanti della storia della club culture.

Dal magazine di dicembre 2017 / gennaio 2018

Lo scorso 15 ottobre sulla fan page di Facebook di Larry Levan è apparsa una fotografia che ha colpito parecchio la sensibilità dei suoi followers. Riguarda l’atto ufficiale con il quale il Department of Buildings di New York City ha autorizzato la demolizione di due costruzioni storiche locate al numero 84 di King Street. Siamo nel Greenwich Village, uno dei diciotto quartieri di Manhattan, a pochi passi da Hudson Square, dove tra il 1977 e il 1987 è stata scritta una delle pagine più importanti della storia della club culture. Se non la più importante. L’84 di King Street era infatti l’indirizzo del Paradise Garage, una delle discoteche più importati e influenti della storia, dove in console, venerato come un Dio, c’era il dj dei dj: Larry Levan.Negli anni cinquanta il Village è il luogo preferito dalla cultura alternativa. Qui nasce la beat generation, che negli anni sessanta ispirerà il movimento hippy. Passeggiando per le sue bellissime strade non è difficile incontrare gente come Woody Allen, Andy Warhol, Simon & Garfunkel, Nina Simone, Lou Reed, Dustin Hoffman, Al Pacino. Bob Dylan addirittura ci vive perché al Cafè Wha di MacDougal Street ha inventato il suo folk da premio Nobel. Che sia un quartiere straordinario è fuori discussione. Tra l’altro è l’unico in tutta New York dove le strade hanno un nome. Al 53 di Christopher Street c’è lo Stonewall Inn. È un bar dove omosessuali e transgender si nascondono dalle frequenti violenze a sfondo razziale. Venerdì 27 giugno 1969, all’1:20 di notte, otto poliziotti entrano nello Stonewall Inn e arrestano i clienti. L’accusa: non è stata rispettata l’etica e la morale della città. Uno di questi, un transgender molto noto in zona, colpisce un agente con una bottiglia. Scoppia un casino lungo tre giorni che passa alla storia come “moti di Stonewall” e il 28 giugno 1969 viene scelto come giorno in cui far nascere il movimento di liberazione omosessuale. Se ci fate caso è proprio in intorno a questa data che oggi si celebrano i vari gay pride. Esiste anche un film del 2015 sull’argomento.

WARM UP – Il Paradise Garage si trova dieci minuti a sud dello Stonewall Inn, sulla settima. All’inizio degli anni settanta all’84 di King Street c’è un palazzo marrone su due piani, utilizzato come garage. Nel 1976 l’imprenditore newyorkese Michael Brody lo prende in gestione per organizzare alcune feste che chiama construction party. Sono le prove generali di quella che sarà la discoteca più influente della storia della club culture insieme al Warehouse di Chicago. Il Paradise Garage inaugura nel settembre del 1977. È aperto di venerdì e di sabato sera ma accedervi non è per niente semplice. Bisogna essere soci del club. Una delle immagini passate alla storia ritrae una fila di uomini in coda su una lunga rampa leggermente in salita in attesa di entrare nel locale. La clientela è composta quasi totalmente da uomini latini, afro-americani omosessuali. Donne e eterosessuali sono l’eccezione. L’impressione è quella di una processione verso un santuario, verso una mecca, verso la terra promessa. Dalle testimonianze arrivate fino ai giorni nostri pare che il Paradise Garage fosse proprio quello. Con eccitazione e ansia si aspettava il momento di varcare le soglie del paradiso. Chi ostenta ricchezza, chi non è nel mood giusto non viene fatto entrare. Vi ricorda qualcosa questo metodo di selezione particolare? Dall’altra parte di Manhattan, dove lo Studio 54 ha aperto il 26 aprile 1977 accade la stessa cosa, ma con una missione diversa. Il 1977 a New York è un anno fondamentale per la definizione degli usi e costumi legato al divertimento notturno.

LARRY LEVAN – Michael Brody gestisce The Garage insieme al socio Mel Cheeren, proprietario e fondatore della West End Records. Il modello di riferimento è il Loft del pioniere David Mancuso. Come il Loft anche il Paradise Garage si muove nell’underground. Si lavora con il passaparola, senza nessun tipo di promozione. A New York gira voce che il giovane dj del Paradise Garage sia pazzesco. Si chiama Larry Levan. Nasce a New York come Lawrence Philpot il 20 luglio del 1954. Tiene il cognome della madre perché odia suo padre. È eccentrico, creativo e con un talento immenso. Insieme al suo migliore amico Frankie Knuckles inizia, neppure maggiorenne, a mettere i dischi in due locali di Broadway: il Continental Baths e il Soho Place. In quest’ultimo incontra Michael Brody, con il quale avrà pure una relazione. È per amore che rifiuta il posto al Warehouse di Chicago. Al suo posto va l’amico Frankie. Come sia andata a finire lo sappiamo tutti. Larry rimane a New York dove diventa il deejay resident e il direttore artistico del nuovo club di Brody: il Paradise Garage. Per essere la fine del 1977 il club ha delle caratteristiche fuori dal comune. Il soundsystem è stato costruito su misura da Richard Long, considerato il mago del suono di New York. L’impianto audio è stato posizionato in sala secondo alcune formule matematiche segrete che gli consentono di suonare perfettamente in ogni angolo del locale a 110 decibel. Il pavimento in legno è rivestito da uno strato di sabbia che, assorbendo le vibrazioni del terreno, permette di ballare ore e ore senza sentire la fatica (una tecnica usata oggi al Fabric di Londra). Le luci, che riflettono su mirror ball gigantesche, sono comandate direttamente dal dj in console. Già, il dj in console. Larry Levan è un filosofo. Cura il locale in ogni minimo dettaglio seguendo i principi delle teorie psico-acustiche della musica. E’ fermamente convinto che i dischi, se suonati in un certo modo, in un certo momento e a un certo volume, possono avare effetti psico-attivi sull’emotività delle persone, definendone reazioni e comportamenti. Larry Levan è uno sciamano. Non solo mette in pratica queste idee ma sulla pista del Paradise Garage hanno un effetto devastante. Si dice che fosse in grado di prevedere in anticipo la reazione della gente, di sapere cioè il momento esatto in cui il pubblico avrebbe cantato, urlato, pianto e così via. Il modo di stare in console di Larry Levan è primordiale. La selezione è molto più importante della tecnica. La creatività è il motore di tutto. Se un disco gli piace particolarmente è capace di suonarlo anche più volte. Altri li fa suonare dall’inizio alla fine aspettando che la puntina scivoli sul piatto. La sua è una sensibilità musicale fuori dal comune. Suona senza problemi fino alle dieci del mattino e nessuno come lui sa cosa vuole la gente. Una mattina decide di chiudere suonando per mezz’ora il loop di “toot toot, hey, beep beep” del disco ‘Bad Girls’ di Donna Summer. Tutti tornarono verso la metropolitana cantando “toot toot, hey, beep beep”. Cercate il disco, verso la fine della traccia trovate la parte vocale di cui vi sto parlando. Andate al minuto 3:20 del pezzo qua sotto, chiudete gli occhi e pensate di essere in quella situazione, a New York, al Paradise Garage. Quello che accade è magia.

LA MUSICA – Nel Paradise Garage i dj set leggendari di Larry Levan a volte sono interrotti da performance live: Grace Jones, Chakra Khan, Loleatta Holloway, Sylvester e anche Madonna, cliente abituale del locale e che al Paradise Garage ha girato il suo primo video “Everybody”. Nella storia del Paradise Garage la musica ha un valore inestimabile ed è il centro del racconto. Un certo Joe Hardiggan, che ha un negozio di dischi poco distante dal club, racconta che ogni settimana, alla chiusura del locale, trovava una trentina di persone in coda per comprare “i dischi che Larry Levan ha suonato dentro al Paradise Garage”. Per soddisfare le esigenze dei clienti, il signor Hardiggan deve assumere due nuovi commessi. Sull’annuncio aveva scritto: cercasi commesso socio del Paradise Garage. Vendevano anche 60 pezzi dello stesso vinile in un’ora. I dischi di Larry Levan erano, sono e saranno per sempre la colonna sonora di qualsiasi storia che racconta le origini della club culture.

THE END – Come quella della ruspa che demolirà le due costruzioni storiche al numero 84 di King Street, per la gente del Paradise Garage la prima botta, la più forte, arriva il 26 settembre 1987. Il Paradise Garage chiude. Il proprietario Michael Brody è in fin di vita. L’HIV sta distruggendo non solo i suoi sogni di gloria ma quelli di un’intera comunità, ignara fino al quel momento dell’epidemia in corso. Anche Larry Levan è a pezzi, debilitato da una vita di eccessi. Muore a New York l’8 Novembre del 1992 a soli 38 anni a causa di un arresto cardiaco. Scrivere che il Paradise Garage di New York sia stato molto di più che una discoteca è fin troppo banale. Ma è intorno alla retorica della storia che sono costruiti i miti che, tramandati dalla memoria, hanno messo le fondamenta della club culture. Il Paradise Garage era come una chiesa, per molti la salvezza in un periodo storico fatto di odio, violenza e discriminazione razziale e di genere. Larry Levan era un messia capace di tenere la sua gente lontana dai problemi della vita quotidiana, capace di regalare al suo pubblico ore di pace e serenità.

Pochi giorni dopo la chiusura del Paradise Garage tutti i soci del club ricevono una lettera: 

“Nelle nostre vite può succedere che qualcosa di magnifico si spenga. Questo ci rende triste, perché non possiamo più vederlo, né sentirlo vicino a noi. Pertanto dobbiamo mantenere questa fiamma nel cuore. Non c’è nulla da rimpiangere”

Michael Brody & Larry Levan

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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