Domenica 28 Novembre 2021
Interviste

Luca Agnelli racconta il suo album di debutto ‘Source Drops’

Tra i più attivi a livello nazionale ed internazionale, Luca Agnelli ha attraversato diverse fasi del clubbing, affacciandosi alle novità senza dimenticare le sue origini. Oggi l'artista toscano racconta 'Source Drops', il suo album di debutto che condensa parte di questa lunga carriera

Difficile condensare in poche parole una carriera lunga trent’anni. Luca Agnelli ha vissuto le trasformazioni del clubbing da un punto di vista privilegiato, quello di chi dietro la consolle osserva il pubblico cambiare anagraficamente e nelle sue abitudini. Lo stop forzato della pandemia si è rivelato dunque un’occasione per prendersi il suo tempo: dedicarsi a casa e famiglia, registrare qualche live in streaming assolutamente piacevole (potete godervi qui sotto quello per DJ MAG) e lavorare ad un album con la giusta concentrazione.

Source Drops‘ è il frutto di questi mesi trascorsi lontano dai dancefloor, un debutto per un artista che non è assolutamente un esordiente, bensì uno dei nomi più noti e amati dal pubblico. Che arriva al primo album in un momento di grande maturità e consapevolezza artistica.

 

Quando parliamo di Luca Agnelli, parliamo di un artista che ha attraversato diverse fasi musicali mostrando altrettante sfaccettature. Racchiudere un percorso così lungo in un album che tipo di sfida ha rappresentato per te?
La mia carriera è iniziata nei primi anni ’90 e ricordo che durante la mia gavetta le prime domeniche pomeriggio erano un po’ una scuola, dove il dj poteva mescolare diversi generi, allenarsi con la responsabilità di una pista da dover gestire ed avere uno slot di tempo abbastanza lungo. Era l’occasione per suonare la musica che mi interessava iniziando dalla house, passando per la techno ed infine arrivando alla progressive. Nel corso degli anni poi ho sempre seguito il cuore e suonato quello che mi piaceva, anche cambiando generi, andando a volte controcorrente rispetto a quello che avevo costruito, ma l’ho fatto perché era quello che sentivo e che volevo, che mi rendeva felice, vivo. Questo background oggi è condensato in ‘Source Drops’, anche se l’album si focalizza sulle mie influenze techno di questi 30 anni e soprattutto sono più in linea con il suono che propongo adesso.

Ascoltando il percorso di cui parli si percepisce una certa organicità, con un crescendo che arriva al climax per poi calare d’intensità nel finale con ‘Blow’.
Ho creato questo album come se fosse un racconto di una serata, con un filo conduttore, la techno, che ha un’introduzione/warm up, per poi aumentare l’intensità progressivamente fino ad esplodere per poi rallentare nell’ultima traccia. Mi piace però anche l’idea che sia un album che diventa più avvolgente se lo ascolti interamente, tutto d’un fiato, e che raccolga quelle sonorità che ho apprezzato e che mi hanno influenzato nel corso di questi anni.

 

Menzionavi giustamente diversi filoni e diverse sfaccettature della techno che vanno a comporre l’album. Ho notato una certa attenzione nel raccogliere queste influenze e condensarle mantenendo un giusto equilibrio. Abbiamo una ‘Black Mirror’ con la sua introspezione, i richiami breakbeat di ‘Oxygen’, le componenti old school in ‘Raw Surface’ e lo stile più contemporaneo di ‘Source Drops’.
Ho composto ‘Source Drops’ durante il primo lockdown. Avendo molto più tempo libero ho pensato che fosse finalmente arrivato il momento di lavorare sull’album visto che era una cosa che avevo sempre messo da parte perché pensavo che necessitasse un’attenzione speciale, una mente libera e propensa a spaziare. Ho sentito l’esigenza di produrre qualcosa di più articolato, profondo, da viaggio, qualcosa che ripercorresse le mie evoluzioni musicali e mi sono lasciato andare. L’esempio di ‘Black Mirror’ è calzante e rispecchia le sfumature della dub techno che mi hanno sempre affascinato. Da tanti anni suono ormai solo nel peak time delle serate ed i bpm si sono alzati molto quindi non posso proporre certe sonorità più lente e contemplative, ma che in qualche modo hanno fatto parte di me e dei miei gusti musicali, quindi c’è anche un lato inedito di Luca Agnelli, soprattutto per chi è abituato ad ascoltarmi oggi durante i dj set nei club o nei festival.

In questo novero di influenze ha avuto un peso anche quella della progressive della scuola toscana?
Quando mi sono approcciato a questo mondo ho avuto la fortuna di iniziare a mettere i dischi praticamente subito. Questo mi ha permesso di fare una gavetta solida, che mi ha aiutato a crescere come artista e come persona. Dall’altro lato però non sono mai stato un clubber a tutti gli effetti e quindi alcuni fenomeni li ho vissuti più marginalmente. Sicuramente alcuni artisti toscani hanno influenzato il mio percorso e mi è sempre piaciuto questo suono ricco di melodia ma al tempo stesso energico, che tra l’altro ascolterete, in versione più attuale, anche su alcuni dei futuri EP su Etruria. Nell’album, ‘Losing Control’ è la traccia più vicina a questo filone con un arpeggiato che richiama un po’ la progressive di quegli anni. Sempre in questo ambito, collegandosi alla scena Toscana, ho da poco terminato un remix per Joy Kitikonti e Luca Pechino. Una traccia con un grande synth melodico e un vocoder molto particolare a cui ho voluto dare un tocco progressive old school ma alla mia maniera. Uscirà a fine agosto e visto le atmosfere da viaggio sarà una traccia ideale per la chiusura dei miei dj set.

 

Da un punto di vista meramente tecnico, che strumenti hai utilizzato nella fase di produzione?
Utilizzo Ableton da molti anni come software e sequencer, ed in questo caso specifico l’ho fatto integrando alcuni VST come Omnisphere, Serum, Massive X e alcuni Arturia. Per la parte hardware invece mi sono avvalso di un Moog Voyager, TB303, Virus, Toraiz AS1, TB808 e di una Roland SH 101.

Credi che la pandemia abbia avuto un’influenza sul tuo umore e, conseguentemente, anche sull’album?
Nonostante sia stato un periodo molto difficile per tutti ma soprattutto per chi fa il mio lavoro, e più in generale per chi si occupa di intrattenimento, io avevo una grande energia e voglia di fare soprattutto nel primo lockdown. Infatti ho prodotto l’album in relativamente poco tempo. Avevo la mente sgombra e la libertà di poter gestire tutto senza fretta, senza pressione di rispettare alcuni canoni legati alle label. Con più calma, dopo la parentesi estiva e un pò di date fatte, mi sono occupato di rifinire i dettagli e perfezionare ‘Source Drops’.

 

“In verità negli anni sono diventato meno malleabile nei confronti di quello che non mi piace. Cerco sempre di proporre quelle sonorità che mi danno gusto e che mi danno qualcosa emotivamente”

 

Tornando all’aspetto sonoro di ‘Source Drops’ non posso non menzionare ‘Oxygen’, ‘Omega’ e ‘Blow’ come tracce poco convenzionali rispetto a molte delle produzioni che si sentono in questo periodo. Credi ci sarà ancora spazio in futuro per questo tipo di sperimentazione da parte tua?
Il sound break mi è sempre piaciuto anche se risulta complicato inserirlo in un mio dj set da club. Quando inserisco elementi di questo tipo, come ad esempio spesso faccio con un brano di Tessela, voglio spezzare il ritmo, dare un po’ di respiro al dancefloor ma anche fargli assaporare qualcosa di diverso cercando di aprire orizzonti nuovi. Lo reputo un suono che si può intersecare bene con la techno e quindi mi piace sperimentare in questa direzione quando posso. Per rispondere alla tua domanda ti svelo che queste influenze saranno molto presenti soprattutto nel mio nuovo progetto ‘Contrasti’, nato dalla collaborazione con il pianista classico Leonardo Colafelice. Il nostro intento è quello di unire mondi diversi per creare nuove visioni musicali, fondendo il suono del pianoforte a quello della techno ma creando qualcosa di nuovo, però al momento non posso darti ancora troppi dettagli.

Un altro tema interessante è legato all’equilibrio che hanno questi differenti stili ed influenze. In un dj set come cerchi di ottenere questo bilanciamento?
In verità negli anni sono diventato meno malleabile nei confronti di quello che non mi piace. Cerco sempre di proporre quelle sonorità che mi danno gusto e che mi danno qualcosa emotivamente. Per questo motivo quando suono sono sempre coinvolto completamente dalla musica e sono il primo a divertirmi e scatenarmi. Quando ho iniziato a suonare non era un atteggiamento comune per un dj. Se alzavi una mano dietro la consolle eri una mosca bianca, per me era una cosa spontanea e naturale, che veniva da dentro perché ero assorbito dalla musica e da sempre il pubblico ha percepito le mie vibrazioni e si creava un feeling speciale tra di noi. Non credo nel compromesso musicale ad ogni costo e forse così ho preservato un certo equilibrio anche nei dj set.

 

Sei un personaggio che ha sempre avuto un approccio molto familiare e friendly, condividendo con i propri fan anche momenti di quotidianità in campagna o della vita in famiglia e come padre. Allo stesso tempo hai avuto un successo che ti ha permesso di osservare da vicino molti contesti nazionali ed esteri. Avendo questa visione privilegiata cosa ti aspetti dal mondo del clubbing nel futuro prossimo?
Il mio più grande augurio è che si torni a costruire il club, la dimensione del locale più intimo dove musicalmente si può sperimentare diverse sfaccettature musicali. Da questo punto di vista sto lavorando ad una residency mensile per creare una situazione più vicina a questo concetto. Inoltre vorrei che fosse uno spazio dove permettere anche alle nuove leve di potersi esprimere. Per loro è molto difficile avere occasioni di questo tipo ma senza di esse non avremo mai un ricambio generazionale e nuova energia vitale. Credo la stessa cosa sia avvenuta anche nel mondo dei promoter, mentre ricordo che nei primi anni 2000 c’erano molte più persone che si approcciavano a questo mestiere. Ricominciare a costruire le crew, come famiglie in cui si cresce assieme, potrebbe essere un punto di partenza determinante. Penso che questa sarebbe stata un’ottima occasione per ripartire in maniera diversa, proponendo appunto anche nomi nuovi, vista la voglia del pubblico di tornare a ballare. Purtroppo non è stato così dopo il primo lockdown ed è un peccato, speriamo che dopo questo secondo stop qualcosa cambi.

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