Domenica 25 Agosto 2019
Esclusiva

Luca Bacchetti ci racconta il suo set al Burning Man

Il dj e producer toscano ci racconta la sua esperienza e ci regala il suo esclusivo set al festival nel deserto del Nevada

È disponibile da qualche giorno online il set di Luca Bacchetti al Burning Man 2018. Del festival nel deserto abbiamo parlato in diverse occasioni: ne abbiamo raccontato la storia, e DJ Tennis, altro italiano protagonista della settimana nel Nevada, ci aveva detto tutto quello che volevamo sapere da una prospettiva diretta, da insider.

Di Luca Bacchetti, invece, forse parliamo troppo poco: è uno dei dj e dei producer italiani che più si fanno notare nel panorama internazionale, da molti anni ha una reputazione forte all’estero ed è costantemente in giro per il mondo. L’ultima volta che l’abbiamo incrociato è stato qualche mese fa a Viareggio, quando metteva i dischi sul carro del Carnevale dedicato a Jovanotti.

Perciò questo suo set messo in Rete è l’occasione buona per scambiare qualche chiacchiera con lui e sapere un po’ di curiosità. 

 

Come si arriva a suonare al Burning Man?
Nel mio caso, ho ricevuto per alcuni anni inviti a suonare in diversi camp, poi nel 2016 mi sono deciso ad andare ed ho suonato tra l’atro al Robot Heart dove sono tornato anche nel 2018. È dal 2007 che suono regolarmente in USA, è un Paese che ho visto crescere e avvicinarsi sempre di più al mondo dell’elettronica e della techno europea, ma questa dimensione mi mancava. Al Burning Man si accede sempre con un biglietto che ognuno deve acquistare, poi ci sono i princìpi di quello che viene erroneamente indicato come un festival, ma che invece è un grande raduno, un esperimento sociale di 70.000 persone nel deserto del Nevada.

Che sensazione dà essere lì?
‘Overwhelming’ e’ la prima parola che mi viene in mente, è travolgente! La mia seconda volta è stata addirittura più divertente perché sapevo cosa mi aspettava e non mi sono fatto travolgere come invece è successo la prima. Ti rendi conto di quanti input ricevi in una giornata solo quando torni a casa e ripensi e vedi le foto che hai fatto… ci sono momenti magici come il tramonto e l’alba che difficilmente riuscirò a dimenticare, lo spirito di condivisione è tutto, anche nell’aspetto etico. Quando l’ultimo giorno questa grande città temporanea viene smontata, sul terreno su cui hanno festeggiato 70.000 persone per 8 giorni non rimane un coriandolo. Questo ti fa pensare che si può fare. Questo è il ‘successo’, semplicemente perché ‘è successo’. E continua a succedere.

Qual è la cosa più curiosa che hai visto nei tuoi giorni al festival nel deserto?
Di cose curiose se ne vedono, ma anche se ben dettagliate non potrebbero mai rendere l’idea che hanno dal vivo! Ti racconto solo questa storia: notte, me ne stavo andando in giro in bicicletta sulla playa, ad un certo punto dopo un po’ che pedalavo mi sono trovato accanto un tipo che guardando in alto, come a ringraziare il cielo, esclamava quanto fosse buono l’acido che si era preso, il migliore in 20 anni di Burning Man. Anche io ho esclamato! Ma perché sopra di noi, nel buio, avevamo i 600 droni dello show di Studio Drift. Così, di colpo! Uno spettacolo unico. Lui continuava a ringraziare il cielo, cosi l’ho lasciato convinto della sua tesi, non volevo deluderlo.

Il tuo set spazia tra artisti e generi molti differenti tra loro, e la chiusura è addirittura con un pezzo storico dei Massive Attack. Perchè questa scelta?
A dire la verità è una cosa che ho sempre fatto, ma al Burning Man puoi spingere all’estremo, quando mai hai la possibilità di suonare in un club Nusrat Fateh Ali Khan, Sakamoto o Daniel Lanois come ho fatto al camp di Carl Cox, il Playground? La bellezza del Burning Man per me è proprio questa, la predisposizione al nuovo. Ttutto viene metabolizzato differentemente perché tutti sono coscienti di partecipare ad un evento veramente speciale, e voglio sfatare il mito che tutti siano ‘high’, non è cosi. ‘Inertia Creeps’ dei Massive Attacck alle 4.30 della mattina in un deserto… e tutti che ballano. Semplicemente non ha prezzo! C’e’ un momento in cui smetti di dare del lei alla musica, non per mancanza di rispetto, ma perché ti viene naturale, e a lei questa cosa piace tanto.

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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