Martedì 18 Giugno 2019
Interviste

Luciano in stato di grazia

Dopo anni di “vagabondaggio”, Luciano è pronto a riprendersi il trono.

“Lost” è una delle serie televisive più belle e riuscite della storia. È ambientata in una misteriosa isola del sud del Pacifico, dove un Boeing 777 precipita abbandonando al loro destino un gruppo di sopravvissuti. Ben presto l’isola di “Lost” si trasforma in un luogo mitologico con caratteristiche straordinarie e trascendentali. Un posto magnetico, dove curare malattie e viaggiare nello spazio-tempo. Per molti Ibiza ha le stesse, magiche, proprietà. Lucien Nicolet, in arte Luciano è precipitato sull’isola è nel 1998. È lì che è diventato grande. Oggi è un uomo saggio che ha imparato a gestire il successo e gli errori che, in alcuni momenti della sua più che ventennale carriera, hanno rischiato di oscurarne la stella che oggi è tornata a brillare luminosa. Lo intercetto in mezzo ad un’estate decisamente movimentata. Sembra in stato di grazia. Quindi non indugio. Se “Lost” esistesse ancora Luciano sarebbe come Jack Shepard, un pastore biblico che cerca di prendersi cura dei suoi compagni di avventura e di agire per il bene di tutti. Ma torniamo con i piedi per terra.

Lucien, come sta andando l’estate?

L’estate è sempre una stagione molto frenetica. Questa in particolare sembra essere più intensa del solito. Abbiamo molte serate a Ibiza, tra cui quelle all’Hï per il nuovo party “In The Dark”, oltre ai nostri speciali “Luciano & Friends” al Destino, uno a fine luglio e uno a fine agosto. Sono eventi da non perdere, così come quelli al DC10 e al Cocoon. Inoltre ci sarà un party speciale “Vagabundos”! A parte Ibiza, sono ambasciatore della Street Parade a Zurigo, il più grande party sulla terra, dove chiuderò il Main Stage, e inoltre mi esibirò nei club e nei festival in giro per l’Europa e il Sud America.

A proposito di Main Stage che contano, quando i nostri lettori leggeranno questa intervista avrai aperto quello mitico di Tomorrowland. Come si prepara un dj set così particolare che sono sicuro avrà un grande significato in termini di confini musicali?

Mi piace il fatto che il pubblico di Tomorrowland sarà completamente differente. Per questo mi piacerebbe suonare qualcosa che vada oltre al solito dj set di apertura. Spero di attirare il loro interesse nei confronti di un suono che potrebbero non aver mai sentito prima. Ho sempre considerato il fatto che la mia missione fosse quella di far crescere la musica elettronica e di educare le persone. In questi termini, essere sul Main Stage del Tomorrowland mi dà l’opportunità di condividere una vasta gamma di generi e stili con una folla molto grande.

Con questo pensi che il confine tra EDM e underground possa essere definitivamente sorpassato?

Non credo sia molto saggio criticare qualsiasi genere musicale. La musica esiste per soddisfare la nostra mente, il nostro corpo e la nostra anima, ma siamo tutti diversi! Quanto sarebbe stato noioso se tutti facessero le stesse cose? I gusti musicali sono molto soggettivi, legati al nostro sé interiore. Quindi non ha senso criticare qualcosa di cui gli altri godono. Oggi, le persone tendono a etichettare molti generi musicali come “underground”. Vent’anni fa la deep house era deep house, la techno era techno e così via. Oggi la maggior parte delle persone ha smarrito l’importanza di questa distinzione culturale. Se chiedi a qualcuno di dare un nome ad un certo tipo di musica ti risponderà sempre “musica underground”. Forse la vera domanda da porsi è: l’underground sarà la nuova EDM? Credo ancora che esista grande differenza di stile tra techno, house, deep house, ambient o electronica, ma con l’attuale sovraesposizione sui media abbiamo perso la magia di ciò che rendeva speciali e unici i generi musicali.

Ti senti responsabile di aver, in un certo senso, sdoganato la house e la techno tra la massa?

Responsabile? No. Non mi prendo il merito di una cosa così profonda. La musica è la mia passione e ho sempre amato condividere quello che mi ispira, cercando di dare il mio contributo alla scena. Naturalmente la mia creatività mi porta sempre a sorprendere me stesso e il mio pubblico, mi spinge ad andare oltre a quello che si aspettano da me e dopo vent’anni di carriera questo è diventato lo stile di Luciano. Faccio musica in studio perché amo farla. Sento la necessità di esplorare diversi territori musicali e di sviluppare l’abilità di cambiare tra i generi. In altre parole potrei dire che sono come un camaleonte!

Ricordi la prima volta che sei stato a Ibiza?

È stato Ricardo Villalobos a convincermi ad andare sull’isola e, ora che ci penso, la prima volta che sono andato a Ibiza è stato proprio per finire un disco con lui. Era il 1998. Arrivando da una scena così piccola come quella cilena, sembrava tutto così “globale”. Allo stesso modo mi ha aperto gli occhi e mi ha strabiliato. Mi sono innamorato dell’isola e lentamente è cresciuto in me un legame speciale con questo posto magnetico che mi ha fatto ritornare ogni anno. Ho un rapporto speciale con Ibiza che è veramente difficile descrivere a parole.

Ricordi il primo dj set sull’isola?

È stato al Sa Trinxa nel 2000. Ricardo, che già viveva sull’isola, aveva degli ottimi contatti, così abbiamo avuto l’opportunità di mettere alcuni dischi. Ho dei ricordi bellissimi che porterò per sempre nel mio cuore. E Ibiza era molto diversa.

E con l’Ibiza di oggi ti senti a tuo agio?

Certo. I cambiamenti sono stati impressionanti ma Ibiza è il posto dove le cose nascono e muoiono, quindi il cambiamento è una parte necessaria in tutto questo. Qualcosa che cambia è qualcosa che è vivo. Chi ha paura dei cambiamenti ha paura della vita e io amo la vita.

Quali sono i pro e i contro di questa nuova era?

Il vantaggio è che è tutto più accessibile. Un dj set può essere ascoltato in streaming nel tuo salotto, così come le foto e i video e le web radio, ma il lato peggiore di tutto questo è che è scomparsa la magia e tutto gira intorno all’industria del divertimento. Questo distrae dalla spiritualità. Ibiza era libertà, generosità, curiosità, coinvolgimento e anche un po’ di casino… Ora, quando sono ad una festa, qualche volta noto che è tutto un riprendere con il telefonino, farsi i selfie. C’è molto meno interesse nella musica e nel ballo.

Senti la nostalgia dei free party sulla spiaggia dell’epoca precedente?

A dire il vero no. Di volta in volta provo un senso di nostalgia che ha a che fare più con quello che mi circonda sull’isola. Come quando vedo alcuni dei miei angoli preferiti e dei miei posti segreti di Ibiza diventare super popolari. Comunque sono molto felice di poter essere testimone oculare di tutti questi cambiamenti. Far parte di Ibiza da così tanti anni è stata una delle più grandi benedizioni che io abbia mai avuto. Per questo posso parlarne e raccontarne la storia. Non sono io quello che ha scritto il passato. Posso solo riconoscerlo e cercare di fare del mio meglio. Questo è il modo con cui ho sempre cercato di fare le cose.

Quali elementi hanno in comune lo spirito di Ibiza e tue origini latine?

Il caos, l’irrequietezza, la libertà, la generosità, la passione, la compassione, l’umiltà solo per citare i più forti.

Quindi possiamo dire che i mitici party “Vagabundos” erano tratti da una storia vera…

Il nome era ironico ma ad essere seri la nostra tabella di marcia non era così diversa da quella di un nomade…

Tra il 2005 e il 2012 sei diventato uno dei dj più influenti del mondo. Il tuo stile è stato amato e imitato così tanto da diventare mainstream. Credi che questo sia una pietra miliare nella tua carriera o un qualcosa che, in un certo modo di vedere le cose, sarebbe meglio non fosse mai accaduto?

Non ho mai misurato il successo in questi termini ed è una cosa a cui non ho mai pensato molto. La gente, soprattutto i giovani dj, dovrebbero sempre concentrarsi su quello che li rende speciali e su quello che è il loro stile unico. Se qualcuno pensa che io abbia accelerato l’evoluzione della musica elettronica mi sento estremamente onorato. Adagiarsi sugli allori è una cattiva abitudine diffusa nell’industria musicale. Penso che ad un certo punto ho sofferto anche io di questo perché in realtà sono un ragazzo abbastanza semplice e con i piedi per terra. Mi ci è voluto un po’ per ritornare all’essenza di quello che stavo cercando. Oggi credo di essere nel momento migliore dei miei 23 anni di carriera: libero, creativo e pronto a nuove sfide.

A Ibiza sei molto amato. Ricordo i tuoi dj set leggendari sulla terrazza del DC10 in baffi e canotta. Facevi sorridere la gente con un sound sorprendente quando, secondo me, una buona parte della minimal techno anni 2005/2006, faceva schifo. È forse quello il motivo?

Secondo me no. La musica elettronica non era tutta così male in quel periodo, anzi. Ricordo che vivevo a Berlino con i ragazzi della Perlon e della Playhouse ed erano anni eccezionali per la musica dance. Ovviamente c’erano anche tanti dischi che non erano poi così belli o così innovativi ma che seguivano solo la moda del momento, ma quello accade in tutti i generi musicali. C’erano posti come il Cocoon e il Circoloco pieni di dj incredibili e di bella musica. Non l’ho mai vista come dici tu, magari era più il modo in cui io e altri cercavamo di trasmettere energia e passione alla pista da ballo che non veniva fatto da nessun altra parte.

Sei stato il primo dj ad avere una residenza sold out di giorno e di notte nella stessa settimana a Ibiza. Come hai convinto quelli che contano a rompere un così delicato equilibrio tra i club?

Credo semplicemente che fosse la cosa giusta al momento giusto. Amo il sole e c’è molta musica che suona meglio di giorno. Anche le persone reagiscono diversamente e ovviamente il pubblico più adulto ama questo tipo di feste un po’ di più.

Inoltre hai reinventato la domenica sera del Pacha. Ora quel posto è di Solomun e tutti sappiamo come sta andando. Perché hai interrotto la tua collaborazione con il club?

Non sono uno di quelli che sta fermo neppure quando è una posizione di comodo. Amo le nuove sfide. Il club Boom! Non è stato quello che ci aspettavamo e sappiamo tutti com’è andata a finire. I party “Vangabundos” allo Space sono stati una grande avventura, un cambio drastico e non facile. Poi lo scorso anno siamo tornati di nuovo al Pacha. Quest’anno mi sto godendo la libertà di suonare in più location. Per me come artista c’è meno pressione e più libertà. Questo è quello che sono sempre stato. Sono libero come l’aria e mi sento bene così. Tutte queste decisioni e cambiamenti sono costati un sacco di dolore e coraggio. Ci ho messo anni a capire dove e cosa volevo essere. Posso dire che oggi sono nel miglior momento della mia carriera perché mi trovo esattamente dove ho cominciato, cioè libero di scegliere. Sono molto felice per Solomun, è un grande artista e si merita tutte queste attenzioni. “Vagabundos” al Pacha è stato un grande passo in avanti per la musica underground sull’isola perché abbiamo proposto nomi che non erano mai passati da Ibiza. Non sono così convinto che la gente si renda conto di chi è venuto a suonare alle nostre feste. In sostanza durante quei cinque anni abbiamo ospitato la storia e il futuro della musica elettronica.

Hai qualche rimpianto?

Per niente. La vita deve essere vissuta senza rimpianti e sono contento di ogni decisione che è stata presa durante il nostro percorso.

A maggio scorso hai inaugurato il nuovo Hï Ibiza. Cosa ne pensi?

Hï Ibiza è un classico club moderno di design con degli spazi all’aperto molto belli. La tecnologia e le luci sono nuovi di zecca.

Negli ultimi due anni sei anche ritornato al Circoloco. Come mai questa decisione?

Fa parte della libertà e dei bei cambiamenti di cui ti parlavo prima. Ho sempre avuto un rapporto speciale con la famiglia del DC10 e i tempi erano maturi per rafforzare quei rapporti.

Ti senti più un paladino della resistenza underground o una superstar? Voglio dire, sei stato uno dei primi dj tech house ad avere più di un milione di fan su Facebook!

Penso che sia stato Richie Hawtin a superare per primo il milione su Facebook. Detto questo non mi vedo come una superstar, quindi dovrei essere un paladino della resistenza underground… (ride).

Lo scorso febbraio hai compiuto 39 anni. Cosa accade adesso nella tua vita?

Più tempo in studio, più feste, ma prima di tutto più tempo con i miei 4 figli e la mia famiglia a imparare come si cresce un giardino e molte altre cose del genere, insomma a fare le cose più semplici ma più belle della vita! La vita è un dono e ci sono un sacco di belle cose da fare. Uno degli obiettivi principali è quello dare di più per la nostra fondazione “One Coin For Life” sulla quale sono molto concentrato.

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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