Mercoledì 19 Giugno 2019
Costume e Società

Luciano: “un anno fa ho rischiato di morire. Oggi festeggio un anno della mia nuova vita”

Con un lungo post-confessione su Facebook, il dj svizzero-cileno ha raccontato il difficile percorso della disintossicazione.

“È arrivato il momento di parlare dell’ultimo anno della mia vita, il momento in cui ho smesso di soffrire in silenzio e ho preso una decisione che mi avrebbe portato in un nuovo viaggio. Esattamente un anno fa ho iniziato una riabilitazione in un posto chiamato Dara in Thailandia (…) Ho tenuto questo segreto per quasi 22 anni, con molta vergogna, ed è ancora oggi una delle battaglie più difficili da affrontare ma ho scelto di parlarne perché può essere d’aiuto”. 

Inizia così un lunghissimo post pubblicato da Lucien Nicolet, in arte Luciano, sul suo profilo privato Facebook, comunque aperto, molto conosciuto e seguito, soprattutto da amici e addetti ai lavori. Il dj e produttore svizzero-cileno, tra i più talentuosi e amati della scena tech house, ha deciso di liberarsi di un peso che portava dentro di sé da ben 22 anni. Una sorella che lo aiuta e con la quale si confida, una madre che non giudica, una compagna definita ragione di vita. Deve essere stato l’amore verso queste persone a convincere Luciano ad intraprendere un anno fa un percorso in una rehab in Thailandia. È stato molto fortunato. Lo ammette lui stesso. Fortunato soprattutto, come abbiamo visto, ad essere circondato da persone piene di amore nei suoi confronti, non solo familiari, ma anche collaboratori stretti, che non l’hanno mai abbandonato, anche nei momenti più terribili. Il dj parla di una rinascita troppo bella e importante per rimanere chiusa nel suo petto. Un cuore sicuramente scosso dalla tremenda tragedia di Avicii che lo ha colpito particolarmente. “Volevo condividere la mia esperienza e portare alla luce le conseguenze e la conoscenza di certi comportamenti e pericoli. C’è un’enorme tristezza nel vedere la storia di Avicii – scrive – una persona giovane e talentuosa che muore spingendosi oltre il limite. Tante volte mi sono sentito così vicino a quello che è successo ad Avicii, a quella solitudine, a quell’isolamento e soprattutto la sensazione di non essere capito stava generando in me molta ansia, depressione”.

Avicii è morto nel peggior modo possibile, giovanissimo, nel massimo splendore della sua vita anche artistica. Nell’ambiente della musica elettronica parlare apertamente di certi argomenti è ancora tabù, forse perché certi atteggiamenti fanno normalmente parte di una cultura che fa sembrare pericolosamente normali alcuni comportamenti a rischio. È proprio la ridondanza a rendere invisibile quello che spesso si trasforma in una terribile schiavitù. La morte di Avicii e la confessione di Luciano sono la fine dell’omertà, l’inizio di una nuova era più consapevole, dove la controcultura viene messa seriamente in discussione. Sono i casi limite come questo a definire il confine di una legge oltre la quale la soluzione è sempre quella sbagliata. Soluzione che si chiama alcool, si chiama droga, si chiamano medicine. “Se riavvolgo la mia storia, con quasi 20 anni di tour, viaggi, vita notturna, notti irrequiete, tonnellate di pillole per svegliarsi, un’altra tonnellata per dormire o calmarsi, antidolorifici per milioni di ragioni e sostanze per continuare a spingere, litri di alcol, beh, mi considero fortunato e quasi un miracolo vivente, benedetto di essere sopravvissuto”.

Oggi Luciano si è completamente ripulito ed ammette di essere pronto ad affrontare l’inevitabile vita frenetica di un dj di successo con un altro approccio, con un’altra mentalità. La sua vita, come quella di altre superstar della consolle, è destinata all’epicità, con tutti i pro i contro che la letteratura eroica riserva ai suoi eroi. Il sacrificio di Avicii non può e non deve essere vano. Deve costringere tutti a rallentare, fino a fermarsi laddove ce ne fosse bisogno. Come ha fatto Luciano che ha deciso di raccontare la sua storia per diventare un esempio per le persone che lo seguono. Non ci credeva neppure lui. Invece è tornato più forte di prima. Me ne ero accorto, aveva una luce diversa negli occhi, luce che i dj trasformano in musica. Non è un caso se le sue prestazioni sono decisamente migliorate da un anno a questa parte. Non è semplice retorica. Sono orgoglioso di aver assistito e testimoniato in prima persona una rinascita della quale non conoscevo tutti i particolari fino al post di venerdì scorso, che mi ha fatto applaudire il gesto pubblico di uno dei miei dj preferiti di sempre. E non lo dico per circostanza, lo dico perché è vero. 

Luciano è sempre stato uno vero e genuino, nel bene e nel male. Un po’ ingenuo a volte, per sua stessa ammissione, in alcune scelte personali e professionali ma sempre fedele alla sua anima. Come nei 22 anni precedenti alla riabilitazione, come nel post-confessione di venerdì, come nel primo anno della sua nuova vita.


“L’industria di cui faccio parte ti spinge a saltare sempre più in alto, non importa quanto sarà grave la caduta”
, ammette. Non è colpa degli altri però e Luciano lo sa bene, lo pensa, lo dice, lo scrive. Racconta addirittura particolari che, con il senno di poi, suonano spaventosi. “Un anno fa, sono stato tirato fuori da un aereo con il cuore che stava per fermarsi, con i medici che mi hanno avvertito che se non mi sarei fermato immediatamente, la morte sarebbe stata il mio prossimo capitolo”. Segue il dramma della solitudine, del non potersi confrontare con nessuno, di un’ ansia e di una dipendenza talmente forte da far pensare ad una mente ormai annebbiata che forse quello sarebbe stato, o peggio, sarebbe dovuto essere il tuo destino. Pensare che morire in silenzio sia scritto da qualche parte è un concetto che racchiude tutto il dramma vissuto da Luciano negli ultimi mesi prima della sua nova vita. Chissà quanti di voi, me compreso, avranno ballato la sua musica, lo avranno visto e fotografato felice in console mentre dentro di lui i demoni stavano bruciando la candela da entrambi i lati.


Gli artisti sono terrorizzati dalla solitudine.
Passare in pochi minuti da un party strabiliante, dove migliaia di persone ti adorano, al silenzio agghiacciante di una camera d’albergo in attesa del prossimo volo può indurre l’organismo a stimoli al di fuori della natura umana. Montagne russe insostenibili. Eppure non sembra. Non deve sembrare. Eppure sono milionari, fanno il lavoro più bello del mondo. Chi cazzo sei tu per soffrire? E vai avanti finché non muori, da solo, in una stanza d’albergo in Oman. Nelle ultime settimane il lato oscuro della console è diventato un argomento di dominio pubblico. La salute e la prolificità di un’industria passa anche attraverso la disciplina dei suoi attori. La  creatività indotta è uno dei grandi dibattiti aperti, forse il più affascinante da studiare. Da una parte la leggenda del rock psichedelico, dall’altra la disciplina e il metodo con cui è stata inventata la techno a Detroit, con uno scopo ben diverso dalla degenerazione rave. “Ho deciso di scrivere e parlare forte e con orgoglio di quello che mi è successo per creare consapevolezza – conclude Luciano. Ricorda che la musica è magica e non hai bisogno di nient’altro che il tuo cuore e la tua immaginazione per sentire questo linguaggio che collega le persone e creare un senso unico di comunità, che ti porta in un viaggio interiore con emozioni e sentimenti. Non c’è libertà più grande della libertà di essere te stesso. Regalati quel dono e scegli di circondarti di coloro che ti apprezzano esattamente come sei veramente.”

Bentornato Lucien! Ti vogliamo bene!

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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