Sabato 15 Giugno 2019
Interviste

Marco Faraone: dai ciò che ricevi

Reduce dal debutto al fabric di Londra e pronto per un'estate tra Ibiza e molti dei festival più importanti al mondo, Marco Faraone ci racconta lo stato delle cose nella sua carriera

Spesso quando si parla di “scena italiana” si tende ad essere scettici nei confronti delle nuove generazioni di artisti. Il nostro Paese ha vantato in passato resident storici, innovativi e capaci di imporre un sound unico anche a livello internazionale. Poi la magia dei primi anni ’90 si è spenta, i club hanno iniziato ad essere sempre meno caratterizzati ed oggi sono davvero poche le strutture che accettano la sfida della continuità. In questo quadro è facile credere che il ricambio generazionale non si sia compiuto lasciando ai giovanissimi una manciata di briciole. Marco Faraone è uno dei nomi che smentiscono queste considerazioni grazie ad una serie di successi invidiabile, una forte considerazione in Italia e all’estero e una proiezione da headliner praticamente certa per un futuro nemmeno troppo lontano. Inevitabile dunque la scelta di incontrarlo per fare il punto della situazione su una carriera in costante ascesa.

Sei reduce da un periodo molto intenso con tante date che ti hanno visto impegnato in Italia e all’estero. Una in particolare il tuo debutto al fabric di Londra.
Il fabric è sempre stato un punto di riferimento nella scena londinese ma anche internazionale e potermi esibire in questo club è stata una soddisfazione incredibile. È stato un venerdì caldissimo con tanti supporter italiani presenti per il mio dj set e la possibilità di suonare in main room fino alla chiusura ha reso il tutto ancora più bello. La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata che la mia prima data a Londra fu nel 2007 in un locale che si chiamava Public Life. Era un bagno pubblico adibito a discoteca ed era una delle venue più cool di quel periodo. Tanti degli amici presenti allora non sono mancati al fabric e vederli in pista dieci anni dopo a ballare è stato molto emozionante.

Poche ore prima del set sei stato nel quartier generale di Dj Mag UK per una live session in diretta. Come ti sei preparato a questa performance diversa dal canonico dj set in un club?
Sicuramente è stato un set differente che ha richiesto una preparazione particolare considerando che il tutto viene condensato in circa 90 minuti di esibizione. Tra l’altro avevo ordinato una serie di dischi in vinile che mi sarebbero serviti ma che purtroppo non sono arrivati in tempo, quindi sono dovuto correre dai ragazzi di Phonica per recuperare tutto il materiale e vorrei ringraziarli per la loro disponibilità e supporto. Alla fine è stato un dj set con molta improvvisazione ma sono pienamente soddisfatto del risultato. Mi sono mosso attraverso differenti generi proprio perché non mi piacciono le catalogazioni e per me è naturale proporre solo ciò che reputo bello e interessante senza chiedermi se si tratta di techno, house o così via. Quindi credo che questo set abbia rappresentato ciò che volevo proporre e costruire musicalmente.

 

Tra l’altro hai usato un set up anomalo o sbaglio?
Più che anomalo direi differente. Avevo una drum machine da testare e ho voluto farlo proprio per questa occasione. Cerco di adattare sempre le mie richieste tecniche in base a dove suono proprio per potermi esprimere sempre al meglio. Il pubblico paga un ticket per venire alle serate nei club e nei festival in cui sono coinvolto e cerco sempre di dare il massimo anche da un punto di vista tecnico. Detto questo amo la tecnologia e le possibilità che offre ma non mi piace abusarne.

Sei molto impegnato anche sul versante discografico. Il tuo progetto Uncage sta macinando ottimi risultati ed è una piattaforma sempre più solida per la tua musica e per quella degli artisti che decidi di promuovere.
Sì, il lavoro è tanto, siamo giunti alla settima release e devo dire che selezionare le tracce che usciranno mi richiede sempre diverso tempo. Mi piace prendere i promo, ascoltarli con attenzione, proporli nelle serate per capire che reazioni ed emozioni suscitano. Questo processo però è necessario perché voglio essere pienamente convinto di ciò che poi andremo a stampare. Per ora le cose vanno molto bene e sono al lavoro per Uncage Limited, una sublabel che si occuperà con un occhio di riguardo alle sonorità lo-fi house e break.

In questo contesto però sei molto prolifico anche attraverso altre label che ti stanno stampando con frequenza ed entusiasmo.
Anche dal punto di vista produttivo è un periodo intenso. Oltre ad Uncage infatti ci sarà una nuova uscita su Rekids nata in modo inaspettato. Nel corso del mio tour in Sud America infatti ho avuto occasione di suonare assieme a Radio Slave in Colombia. Durante la serata ho messo la traccia ‘On My Way’ e lui mi ha subito chiesto di cosa si trattasse. Quando gli ho spiegato che si trattava di un mio promo mi ha proposto immediatamente di produrlo per la sua label. A volte il destino è davvero imprevedibile e sono felice di tornare su questa label dove già in passato mi ero trovato molto bene.

 

Dj, producer ma anche professore, se così ti possiamo definire. Sei stato infatti chiamato dalla Tenax Academy per tenere una serie di lezioni ad alcune promettenti nuove leve.
Il Tenax è il locale dove sono cresciuto, un club di riferimento che ha sempre avuto la volontà di trasmettere la passione per la musica e di coltivare giovani talenti affiancati a mostri sacri della club culture. Questa esperienza mi ha permesso di entrare in contatto con ragazzi a diversi livelli di competenza, da chi non sapeva mixare due tracce a chi invece voleva approfondire l’utilizzo dei software ed hardware per la produzione in studio. Non è stato semplice partire da zero ma è stato bello trasmettere a tutti il valore della costanza come caratteristica chiave per ottenere dei risultati nella vita, non solo nella musica ma in ogni nostra piccola sfida quotidiana. Al termine di Tenax Academy sono nate amicizie, il livello di competenza dei partecipanti è aumentato vertiginosamente ed uno di loro ha persino avuto l’onore di poter suonare in questo club, un’esperienza unica per chi vive di questa passione.

Ma Marco Faraone cosa ascolta quando non è impegnato in studio o nei club?
Mi piace ascoltare musica degli artisti emergenti in quanto posso essere talent scout grazie alla mia label e quindi posso contribuire a cementare la forza della nostra scena. In termini assoluti però ti direi che Laurent Garnier resta un’icona e una linea guida per me essendo capace di proporre musica di altissima qualità inserendosi perfettamente nei contesti in cui viene chiamato ad esibirsi. Devo citare anche Robert Hood che è un producer fenomenale che mi da sempre molti spunti in studio. Poi sicuramente la crew Bosconi che ha sempre prodotto materiale solido, credibile ed interessante.

“In termini assoluti però ti direi che Laurent Garnier resta un’icona e una linea guida per me essendo capace di proporre musica di altissima qualità inserendosi perfettamente nei contesti in cui viene chiamato ad esibirsi.”


Avendo tu una visione privilegiata di questo mondo come inquadri il contesto che stiamo vivendo in questo momento?

Il sistema musicale è ambiato moltissimo, basti pensare che spesso senti dire “vado a vedere quel dj”, invece che “vado a sentire quel dj”. È chiaro che c’è una percezione diversa rispetto al passato e che in alcuni contesti un utilizzo poco consapevole dei social media rischia di offuscare il reale valore della musica. Proprio per questo motivo gestisco autonomamente tutta la mia comunicazione. In questo modo riesco a preservare un rapporto profondo con il pubblico e non rischio di non essere più in contatto con loro che alla fine restano per me il cuore di ciò che faccio.

Domanda di rito, inevitabile ma a questo punto anche necessaria vista la curiosità che ci hai messo. Quali sono i tuoi progetti per l’immediato futuro?
E’ un periodo caldo in studio dato che a breve ci sarà l’uscita di un mio remix per Dj Hell e per la sua International Gigolo assieme a Fjaak ed Eduardo De La Calle, oltre ad un remix della celebre ‘Grindhouse’ di Radio Slave. Continuerò a supportare i giovani del roster Uncage e cercherò di dare sempre più spazio a loro nei club che fino ad oggi mi hanno dato fiducia e hanno creduto in me. Credo che restituire ciò che si ottiene da questo ambiente sia necessario e costruttivo ed è ciò che avrei sempre voluto sin da quando ho iniziato la mia avventura in questo pazzo ma bellissimo mondo.

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