Domenica 18 Agosto 2019
Interviste

Mark Sherry e la disamina della trance

La Scozia da tempo è leader nella produzione di musica elettronica. La nuova stella del rinascimento scozzese tech trance, Mark Sherry, suggella la scena con un lavoro meticoloso fatto da tempo in una nicchia in piena espansione. La sua personalissima trance ormai è una valida alternativa a release rodate di casa Armada o Anjunabeats. La sua passione inesorabile per gli storici suoni di un’etichetta come la BXR e le continue collaborazioni con i maggiori esponenti del clubbing lo stanno consacrando come una delle poche e valide alternative per il nuovo suono dei festival grazie alla sua Outburst Records. DJ Mag Italia ha approfondito a riguardo.

Pensi che uno stile come il tuo possa farsi breccia tra i festival EDM?

La tech trance ce la sta già facendo ma sta partendo dal basso. Il suo suono è presente in tutte le feste, anche quest’anno al Tomorrowland, al Dance Valley e a Ibiza. Funziona sempre. La bolla EDM big room sta scoppiando e sento che la trance e la tech trance sono in procinto di fare grandi cose.

Come immagini la trance, l’EDM e la big room dei prossimi dieci anni?

Non sopporto l’EDM, l’ho detto, per me è il suono peggiore che ci sia mai stato nella musica dance negli ultimi 20 anni.

Quando hai deciso di aprire Outburst Records?

L’etichetta ha poco più di un anno ma era nei miei piani da almeno un triennio. Nell’era il momento giusto, nel 2012, per me, di avventurarmi nella discografia. Ma sentivo la necessità già a ridosso del 2014 di lanciarmi a capofitto in questa iniziativa. Ho anche iniziato a lavorare su Techburst Records da qualche mese e questo per dar meglio voce alle cose più dure e meno melodiche.

Sei da solo in questo viaggio?

Io sono l’A&R dell’etichetta, scelgo e seleziono tutti gli acquisti, gli arrivi, il roster e decido in modo autonomo la gestione di artisti e tracce. Ho anche dei forti team dietro di me, tra cui quello della Black Hole Recordings, in Olanda, che si occupa di distribuirmi. Il mio label manager, Stuart Jackson, e la sua assistente Sarah sono preziosissimi.

Sei il solo a fare un suono simile.

Sì, ho sempre prodotto e realizzato tutta la mia musica in modo personale, sincero, da quando ho iniziato con il soprannome artistico di Outburst, nel 2004. Prima di allora ero in una band con James Allan.

Il tuo suono è molto vicino a quello di etichetta BXR. Da dove è nato questo interesse per l’etichetta italiana?

Il suono di BXR è stato sempre strabiliante, l’ho sperimentato dal 1998 al 1999, sin da quando sentii per la prima volta “Lizard” di Mauro Picotto. Quel pezzo mi lasciò senza fiato: lo pretesi, lo inserii nei miei set istantaneamente. In quello stesso periodo Mauro venne e suonare più volte alla serata “Inside Out” presso il The Arches di Glasgow. Il suo era un dj set fresco, unico, folle. Due anni dopo conobbi anche Mario Più, Joy Kitikonti e Gabry Fasano e diversi eventi in stile BXR sbarcarono in Scozia. Lì capii che la trance poteva incontrare la techno.

Sei solo un dj e produttore o anche un musicista?

Ho imparato a suonare la tastiera quando avevo sette anni, poi sono andato a lezione di piano. Non sono Mozart ma a suonare me la cavo, quello che basta per scrivere buone melodie, per comporre, per strutturare buone progressioni di accordi, per arrangiare.

Cosa pensi delle produzioni trance odierne? Troppo facili, troppo ammiccanti nei confronti della big room e del sistema EDM

C’è un sacco di trance molto commerciale in giro, che assolutamente odio. Ma allo stesso tempo c’è anche un sacco di roba davvero buona. Non è un problema. Ognuno assegna un significato diverso alla parola trance, oggi. Per me è solo roba uptempo ed energica. Tuttavia mi piace anche un suono più lento, più groovy e tech-trance. Mi piace mescolare più generi tenendo lo stesso mood.

Che tipo di trance non ti piace?

La progressive trance, quella più EDM. Ah, non mi piace anche l’EDM. L’EDM l’ho detto?

C’è tanto interesse nei confronti di Alex Di Stefano. Pensi di avere altri talenti nel roster del suo calibro?

Naturalmente: 2nd Phase, Jamie Walker, David Forbes, Adam Ellis, Tempo Giusto, Stephen Kirkwood, Aimoon, Paul Denton, Paul Thomas, Shadow of Two, Fred baker, Ikorus, Scot Project, Nick Callaghan, Lostly e molti altri. Ho intenzione di puntare su tanti nuovi talenti della mia squadra.

Quali tracce hai remixato e prodotto fino ad ora?

Le mie più importanti sono stati per Max Graham, “The Evil ID”, Markus Schulz, “Remember This”, Aly & Fila con Giuseppe Ottaviani, “Brilliant People”, poi per Armin van Buuren “Together (ASOT Anthem)” e quest’anno “Aerys” di Heatbeat. Non solo, in arrivo c’è un mio remix per Mauro Picotto e la sua “Eterea”.

Qual è stata la traccia di Outburst Records che ti ha dato più soddisfazione fino ad ora?

Penso il remix del mio “Live & Learn”, il debutto della label (OUT001). Si tratta di un pezzo speciale e con versioni fantastiche di Alex Di Stefano e John O’Callaghan (Joint Operations Centre).

Qual è il remixer che attualmente ammiri di più nel panorama trance italiano?

Alex Di Stefano, ovviamente.

Quali sono le produzioni che ti piacciono di più di oggi?

Le cose più techy, quelle che amo suonare. Bisogna guardare e scavare un po’ più del solito oggi per trovare produzioni tech-trance di livello. Ma c’è ancora un sacco di cose belle in giro.

Qual è la tua canzone trance preferita in assoluto?

Il mio preferito di tutti i tempi è il remix di Matt Darey & Red Jerry per Westbam di “Wizards of Sonic”. Si tratta di un vero classico, un’emozione unica, mi piace ancora suonarlo.

Chi sono i più grandi influencer oggi nella scena di trance?

Sono sempre stato impressionato dai veri veterani della scena, come Mauro Picotto, Paul van Dyk, Paul Oakenfold ma anche da gente più tech house come Carl Cox. Hanno fatto molto direttamente e indirettamente per nuove proposte come Alex Di Stefano, John O’Callaghan, Ottaviani, Solarstone, Bryan Kearney, Jordan Suckley, Aly & Fila, Sied Van Riel, RAM, David Forbes e Ferry Corsten.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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