Venerdì 22 Ottobre 2021
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Martin Garrix con la chitarra in mano

 

 

Martin Garrix ha presentato la sua ‘In the name of love’ insieme a Bebe Rexha al Tonight Show di Jimmy Fallon Show, una delle più importanti vetrine della TV americana. Per dire, la backing band del programma sono The Roots, e tra gli ospiti più o meno frequenti c’è Justin Timberlake che insieme a Fallon mette insieme un mega mash up della storia del rap (riletto in chiave molto leggera ma fatto benissimo). Presentare i successi del momento nei late show della seconda serata è una consuetudine negli Stati Uniti, vale per band affermate come i Coldplay o gli U2 e per gli artisti emergenti su cui le case discografiche decidono di puntare forte. Così è per Garrix, che con questo ultimo brano sta uscendo da una dimensione prettamente dance per tentare la sua via al pop. Del brano abbiamo già parlato, è bello, è forte, ha tutte le carte in regola per essere un bel colpo.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=A64qCEJtt_I&feature=youtu.be&app=desktop

 

 

Nella versione proposta dal vivo da Fallon, il produttore olandese tenta anche un cambio di immagine notevole: niente consolle, niente cuffie, via l’iconografia classica del dj, ecco spuntare una chitarra elettrica. L’idea e il messaggio sono forti, il risultato francamente no: Martin non convince molto in questa veste, appare impacciato e quasi a disagio nei panni del guitar hero (forse perchè nel pezzo non ci sono chitarre?). Anche Bebe Rexha non è proprio in formissima con la voce: con qualche stecca di troppo non ci regala l’interpretazione della vita, per usare un eufemismo. Da un po’ di tempo in qua ci arrovelliamo sul futuro dei live nella dance (e non solo) e mai come quest’estate le performance delle superstar della consolle sono state al centro della discussione, tra detrattori feroci e sostenitori quasi incondizionati. La soluzione proposta da Garrix in questo contesto potrebbe (dovrebbe?) essere la via: cantante live, producer che suona uno strumento e non si limita a fare presenza. Di certo, va affinata: la presenza scenica di Martin qui non è delle più forti, la chitarra è una scelta infelice vista la sua assenza nel pezzo e visto che tutto è palesemente, troppo fake. Bebe Rexha mostra troppi limiti vocali per convincere. Tutto sommato, siamo in TV, di playback e di esibizioni da dimenticare ne abbiamo viste parecchie, non grideremo certo allo scandalo; però l’idea – ripeto, molto buona sulla carta – mette in luce i limiti della nostra epoca: produzioni che suonano mostruose in studio, progetti curatissimi sotto il profilo dell’immagine, della messa in scena del video, della comunicazione, che raggiungono i milioni di click in poche ore, ma che faticano nella dimensione live. Un dualismo che probabilmente si acuirà in futuro. Lo scenario si prospetta interessante.

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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