Domenica 15 Dicembre 2019
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I Massive Attack e gli studi sull’impatto ambientale nell’industria musicale

Quanto incide l'industria musicale sull'inquinamento globale? Come si possono ridurre le emissioni di CO2 causate dalle grandi produzioni live? I Massive Attack lanciano l'iniziativa per scoprirlo assieme al Tyndall Center di Manchester

I Massive Attack, non hanno certo bisogno di presentazioni. Il celebre gruppo di Bristol è un’icona della musica elettronica da quasi trent’anni, ispiratore di innumerevoli artisti e stili, sia per quelli più “suonati” sia per moltissimi dj (a proposito, proprio Daddy G dei Massive Attack sarà in consolle il prossimo 10 gennaio a Milano, al Circolo Magnolia). I Massive sono anche, da sempre, in prima linea su diverse questioni sociali e umanistiche, e hanno richiesto al Tyndall Centre di Manchester una partnership per indagare l’impatto ambientale dell’industria musicale legata alle grandi produzioni live. Il Tyndall Centre è un’istituzione in materia di analisi dei cambiamenti climatici. Composto da docenti ed esperti provenienti da diversi Paesi del mondo, fornisce review sulle scelte intraprese da governi, industrie ed imprenditori e sulle conseguenze che esse possono generare sul clima, concentrandosi su campi talvolta sottovalutati come in questo caso.

 

Uno studio che, secondo quanto dichiarato dalla band in accordo con l’istituto inglese, si focalizzerà su tre macroaree: la schedule dei viaggi previsti per gli artisti e dei trasporti necessari alla produzione; gli spostamenti del pubblico, con particolare attenzione alle produzioni di un certo rilievo in termini numerici; l’impatto sulle venue delle produzioni, soprattutto per quelle naturali e quindi maggiormente a rischio. Lo scopo dello studio è quello di sviluppare strumenti e metodi di ottimizzazione delle risorse e tutta una serie di soluzioni ed accorgimenti sui punti che si riveleranno maggiormente critici nel corso dello studio.

 

L’obiettivo dichiarato da parte del Tyndall Centre pochi giorni fa è quello di arrivare ad un modello che permetta di organizzare concerti ad emissione di carbonio ridotta contro le attuali 405mila tonnellate prodotte ogni anno dall’industria musicale solo per quanto concerne tour e produzioni di concerti. Il punto più critico sembra al momento quello legato al pubblico che contribuisce per il 33% a questi livelli di emissioni. Robert Del Naja, leader dei Massive Attack, si dice assolutamente soddisfatto della serietà con cui il tema sta venendo affrontato e spera che questa ricerca si possa concludere in tempi rapidi per offrire soluzioni concrete. Non è la prima volta che artisti di grande impatto sul pubblico tentano strade simili: anni fa i Radiohead tentarono di organizzare le date del tour in modo da ottimizzare gli spostamenti di massa del pubblico, tagliando fuori diverse città “scomode”, ma il risultato non fu entusiasmante, a quanto ammesso dallo stesso Thom Yorke (“la gente prende l’aereo per venire a vederci dall’altra parte del mondo, ma questo è esattamente ciò che volevamo evitare”, disse). I Coldplay, appena usciti con il nuovo album, hanno dichiarato che non andranno in tour per concentrarsi prima su un modo efficiente e non impattante sull’ambiente di pensare ai concerti. Siamo all’inizio di una rivoluzione?

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