Domenica 15 Settembre 2019
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Matthias Tanzmann: 15 anni di Moon Harbour

Il miglior modo per festeggiare i primi quindici anni dell’etichetta discografica Moon Harbour? Un compilation e un tour mondiale, quest’ultimo comprensivo di alcune tappe italiane; le prossime sono in programma venerdì 27 novembre al Juice Club di Treviolo, in provincia di Bergamo e sabato 28 all’Altavox di Venezia. Un ottimo pretesto per intervistare il Matthias Tanzmann, il creatore della label tedesca.

15 anni di Moon Harbour. Tre momenti da ricordare più degli altri?

Il 2006 è stato l’anno della svolta. Mi ero appena laureato, ed un mio remix fu suonato per tutta l’estate al DC10 di Ibiza, e divenne il motivo per il quale mi chiamarono a suonare proprio al DC10 per la prima volta. Altra pietra miliare il brano “Hold Home” di Santos, del 2009: una autentica hit da club. Il terzo momento fondamentale lo sto vivendo adesso, con il tour mondiale della label.

In questi anni come è cambiato il sound della tua etichetta?

In quindici anni ci si evolve in maniera naturale. Nel nostro caso specifico abbiamo saputo mantenere il nostro spirito originario, molto vicino ad una deep house che non esito definire groovy, anche se ci siamo più avvicinati alle sonorità da dance floor. Un cambiamento che mi ha coinvolto come persona, prima che come dj e come produttore.

Suoni spesso in Italia.

Come tutti i dj, amo suonare in Italia. Il pubblico è molto appassionato e competente, ci sono club leggendari, e ho avuto modo di lavorare spesso con artisti quali Davide Squillace e Marco Faraone; quest’ultimo ha un ruolo molto importante nella storia di Moon Harbour.

Quanto è difficile creare una label discografica e soprattutto lanciarla?

Le nuove tecnologie hanno reso semplicissimo aprire un’etichetta, e questo è un bene per i giovani che iniziano da zero; allo stesso tempo diventa molto complicato farsi strada in un mercato così affollato, proprio per la facilità di accesso che accennavo. Il classico rovescio della medaglia. Agli esordienti non posso che raccomandare loro di sapersi mostrare iper-professionali in tutto quello che fanno e di essere sempre sinceri, soprattutto con se stessi.

Che cosa pensi dell’EDM, sinceramente?

Non mi piace, e questo credo sia palese. Ha però l’indiscusso merito di avvicinare i più giovani alla musica elettronica: se soltanto il 10% di chi parte dall’EDM arriverà alla house e alla techno, per quanto mi riguarda avrà assolto il suo compito.

Foto di Tom Dachs

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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