Sabato 04 Dicembre 2021
Interviste

Maya Jane Coles: attenzione alle creature della notte

L’artista anglo-giapponese torna con il suo nuovo album e due cortometraggi noir che più noir non si può

Autunno decisamente caldo, quello della dj e producer anglo-giapponese Maya Jane Coles: a fine ottobre è uscito su BMG ‘Night Creature’, il suo nuovo album che arriva dopo quattro anni dal suo ultimo lavoro; nel frattempo da giovedì 4 novembre è resident su BBC Radio 1. Per ‘Run To You’, il primo singolo estratto all’album, MJC ha deciso di fare le cose in grande, realizzando un cortometraggio con il quale si è voluta ispirare a Killing Eve e a Kill Bill, con un cast composto esclusivamente da personaggi LGBTQI (Skin su tutte) rappresentati nel loro lato più oscuro. Analoga operazione ripetuta anche con il secondo singolo, ‘True Love To The Game’. Classe 1988, se fosse un generale Maya Jane Coles avrebbe parecchie stellette di merito sulla sua uniforme: remixer di Depeche Mode, The XX, Sam Smith e tanti altri, ha suonato nei miglior club (fabric, Berghain, DC10, Wonb) e nei più importanti festival (Coachella, Tomorrowland, Rock In Rio e Fuji Rock). L’uscita di ‘Night Creature’ è un ottimo pretesto per intervistarla.

 

Il tuo primo album dopo quattro anni. Che cosa è successo in questi ultimi 48 mesi?
È il primo album firmato Maya Jane Coles dopo quattro anni, ma nel frattempo ho prodotto diverse tracce con i miei alias Nocturnal Sunshine e CAYAM: la mia musica è in costante evoluzione, ma sempre fedele ad un’idea che mi rappresenta in ogni momento. Una sorta di miscela tra melodie, accordi e composizione che mi permette di generare di volta in volta brani house, techno, hip hop, pop…

Che significa essere stati una Night Creature quando per un anno e mezzo le notti erano caratterizzate dal coprifuoco?
Il mio concetto di creatura della notte non fa riferimento al clubbing o alla nightlife, ma si realizza nelle ore notturne in quanto tali, quando la mia creatività è ai massimi: lockdown e coprifuoco non hanno modificato questa mia attitudine. Se qualcosa è cambiato in me, è successo perché durante la pandemia ho avuto più tempo per esplorare me stessa.

Tutto questo si è riflesso in album intimista, introspettivo.
‘Night Creature’ è un album molto introspettivo, come forse lo erano anche gli album precedenti, ma mai a questo livello. Non ero ancora andata così in profondità nella ricerca compositiva, così come non mancano tanti spunti melodici; eppure questo è un album che ha molte più affinità con il clubbing di lavori precedenti quali ‘Comfort’ e ‘Take Flight’.

 

Hai ripreso a suonare nei club e nei festival? Che effetto ti ha fatto?
Si, sono tornata in tour e mi sono sentita alla stragrande; è stato comunque uno shock tornare a viaggiare e a suonare con grande frequenza dopo una pausa di un anno e mezzo, senza ovviamente dimenticare che ogni spostamento e ogni assembramento sono ancora condizionati dal COVID: tutto questo continua a reare momenti di legittima preoccupazione. Come lo si supera? Con il ritorno del divertimento e dell’energia che prendono forma e sostanza quando si suona, con le dancefloor di nuovo piene. Senza la musica il mondo è qualcosa di così noioso…

Che cosa c’è in te di britannico e che cosa c’è di giapponese?
Io sono cresciuta a Londra, la mia casa è qua, ma mi sento sia giapponese sia britannica. Parlo bene il giapponese, anche se lo parlo molto meno da quattro anni a questa parte, da quando mia madre non c’è più; quando sono a casa cucino spesso jap. Da bambina ho trascorso gran parte delle mie estati ad Osaka: spero che le restrizioni che ci condizionano da 18 mesi vengano meno del tutto e possa tornare presto in Giappone, mi manca tantissimo.

Che rapporto hai con i social network?
Non sono mai stata una grande fan dei social, ma so che sono indispensabili per sviluppare una carriera musicale adeguata. Mi ci dedico lo stretto necessario, sono troppo impegnata con la mia vita reale per postare dalla mattina alla sera come fanno in tanti. Certo, fa riflettere che molte persone abbiano successo grazie ai follower e non per la loro musica: in realtà si tratta di qualcosa di molto effimero, prima poi la gente si accorge dell’inconsistenza di questi personaggi, sentono persino l’odore della loro falsità.


Che futuro vedi e desideri per la musica elettronica?
Auspico più diversità e maggior inclusione!!! Mi sembra che finalmente si stia andando in questa direzione. C’è voluto molto tempo ma pare che finalmente ci siamo.

Un’ultima domanda. Il tuo approccio ai remix?
Questa è una bella domanda! Tutto parte da che cosa è il brano in origine e da quello che mi trasmette: in genere remixo soltanto brani con parti vocali, sulle quali mi diverto di più ad intervenire. Cerco di catturare l’essenza di ogni traccia e allo stesso tempo punto a cambiarne completamente lo stile, ma senza rendere irriconoscibile la versione originale.

Inglese e giapponese allo stesso tempo e nello stesso modo anche quando si tratta di remixare.

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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