Giovedì 21 Novembre 2019
Interviste

Mazay e la nuova etichetta: “basta Storie, voglio riportare il club al centro”

Il milanese Mazay lancia 'Stay Fresh', la sua nuova etichetta. La sua filosofia? Far tornare la gente a ballare nei club senza smartphone né Storie.

La parabola artistica del milanese Mazay racconta in maniera inequivocabile come sia da sempre un produttore e un dj curioso, duttile e capace di incarnare lo spirito del tempo. Prima con Pink Is Punk e poi con l’alias Mazay ha condiviso il suo punto di vista sulla musica elettronica contemporanea mettendosi costantemente in luce sulla scena. Con “Stay Fresh” – nome sia della sua neonata etichetta che della sua ultima traccia – inaugura un nuovo, importante capitolo della sua carriera. Vista la sua storica attenzione al panorama musicale italiano l’abbiamo raggiunto per capire più nel dettaglio le sue idee e i suoi progetti. Mettetevi comodi perché Mazay, come ci aveva già dimostrato lo scorso autunno, ha le idee chiare e zero peli sulla lingua.


 

Da cosa nasce l’esigenza di una label tua e, sebbene il nome la dica già lunga, qual è la sua mission in un contesto internazionale musicale così frazionato in generi e sottogeneri?
Era un sogno nel cassetto quello di aprire una mia label che, dopo l’incontro con Giovanni Valle (Thaurus Publishing), è diventato realtà. Avevo voglia di raccontare finalmente la mia ‘visione di musica’ e di poter dar spazio a nuovi talenti italiani. Il momento non è di certo dei più facili ma sono sicuro che il ritorno nei club della ‘musica da club’ sia imminente. La mission è piuttosto semplice quanto necessaria: bisogna far tornare la gente a ballare, devono dimenticarsi per un attimo del telefono e della canzoncina reggaeton da canticchiare mentre postano la storie. È stato proprio durante i miei set che ho capito l’importanza di riprenderci le persone, prima ancora dei follower. E che anche i più giovani sono pronti a tornare nei club.

Un giovane produttore italiano ha scoperto ora la label Stay Fresh, decide di inviarti una demo e la tua casella di posta si riempie all’istante. Traccia un identikit di tre caratteristiche che un produttore deve avere per attirare la tua attenzione e sperare in una release su Stay Fresh.
Cominciamo con la parte più importante: tutti hanno possibilità! Siate temerari. I tre punti fondamentali sono: suoni nuovi, idee nuove e, come si evince dal nome stesso, tanta tanta freschezza.

 

Tutti i grandi successi discografici internazionali insegnano che, oltre ad essere forti sul lato prettamente musicale, è fondamentale avere un’infrastruttura capace di interfacciarsi con i player del settore e sostenere, tutelare e amplificare il potenziale della propria musica con accordi, partnership, placement di rilievo. La tua collaborazione con Thaurus punta a questo? Come si articola?
Questa collaborazione è nata spontaneamente dopo una chiacchierata con Giovanni Valle (co-fondatore di Thaurus e a capo della Thaurus Publishing). Siamo subito partiti alla velocità della luce, quando si crea alchimia tra le persone funziona così, in tre settimane avevamo pronto tutto. Di sicuro l’essermi affiancato a una realtà solida e strutturata, fatta di gente competente e valida, ha reso tutto più facile e ovviamente non ci ho pensato nemmeno un minuto quando l’incontro si è concluso con un caffè in una mano e la proposta di fare un’etichetta tutta mia nell’altra. In questo momento stiamo lavorando sui primi pezzi, ci stiamo tarando su tutto, ma sono sicuro che insieme riusciremo a fare grandi cose. Poi ovviamente sono molto interessato anche al discorso trap-rap italiano, come avrete già sentito grazie ai miei remix, e con loro sono ancora più vicino a tutti i top player italiani. Chissà che non nasca presto un brano italiano perfetto da club “Stay Freshhhhh “… shhhh!

Vorrei porti una domanda che Alberto Scotti ha recentemente rivolto a Meduza e sentire cosa la tua esperienza ha da dire in questo momento. L’Italia è un Paese ricco di talenti, e soprattutto nella musica elettronica abbiamo vissuto stagioni memorabili. Eppure ogni volta che un italiano fiorisce a livello internazionale, sembra una rarità. Perché? Secondo te siamo davvero incapaci di gestire i talenti o siamo provinciali nella prospettiva da cui guardiamo il centro del mondo?
Io sono sempre stato una mosca bianca in questo senso. Ricordo di una mia data in un super club di Sydney, era il 2008 e per due ore ho suonato solo dischi di amici e colleghi italiani. Ma la verità è che qui si fa molta fatica a supportarsi uno con l’altro. Mi sento di attribuire la colpa principale all’avvento dell’EDM che ha trasformato qualsiasi dj set in tre minuti di ‘break famoso, drop bomba, break strafamoso, drop bomba’. Facendo così nessun nuovo dj ha mai tentato di mettere qualcosa di nuovo o di diverso, rischiando di perdere il momento con il pubblico che canta con le mani al cielo. Questo ovviamene ha coinvolto l’80% dei dj italiani che in una serata di sei ore risuonavano magari le stesse tracce senza mai osare, senza provare il disco del collega che, magari,  era anche molto bello ma non era “sicuro” come ‘Calling’, per dirne uno. Io la chiamo comfort zone o anche paura di non essere apprezzato dal pubblico. Diciamola tutta, questa musica sempre uguale ha praticamente distrutto la scena club internazionale e i club italiani insieme ai dj, che ovviamente sono stati i primi a pagarne le conseguenze a caro prezzo ma, d’altronde, per suonare un epic mash up di ‘Calling’ non ci vuole di certo un fenomeno alla consolle. Spero che da queste ceneri rinasca di nuovo il club: è assolutamente questo uno dei motivi principali di Stay Fresh. Mi auguro con tutto il cuore di poter fare come nel 2008 a Sydney un set solo di italiani e magari tanti usciti sulla mia label.

 

‘Stay Fresh’ (la traccia). Nomen omen. Un po’ tech house, un po’ bass, una strizzatina d’occhio alla deep. Un cocktail irresistibile che ti fa muovere il bacino senza neanche sapere bene il perché. Sarà il bassone alla Fisher, il mood polveroso da Burning Man, il vocal etereo che appare come un miraggio in lontananza. Questa traccia è un viaggio mistico. Raccontacelo.
Questa traccia – come la maggior parte delle volte in cui produco una traccia di cui sono soddisfatto – è nata in un paio d’ore. Ascoltavo vecchia fidget degli anni passati e ho voluto trovare un compromesso tra il vecchio e il nuovo che mi piace molto (il mio amico Chris Lake, che è sempre stato un genio, ne è un esempio lampante). E cosi è nata ‘Stay Fresh’ “nomen omen” che vuole far capire sin dalla prima uscita cosa volevo trasmettere con la mia label. Spero di vederla ballare il più possibile, prima ancora dei numeri di Spotify, Beatport, etc etc. Sogno che la mia musica torni a far sudare e saltare nel posto che da anni continuo ad amare: il club.
Vi lascerò cosi: Stay Fresh, stay DJ MAG Italia 😉

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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