Venerdì 13 Dicembre 2019
Interviste

Mecna presenta “Laska”: intervista all’uomo di ghiaccio

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Il 27 gennaio è uscito il nuovo album di Mecna. Il titolo è “Laska”, il singolo fuori è “Non dovrei essere qui”. L’attesa era alta e nell’ultimo periodo mi sono accorto di quanto seguito questo artista abbia saputo costruirsi. L’ho capito dai molti siti e pagine web che parlano di lui, potrei stare qui a snocciolare cifre ma è una pratica che non amo e non ritengo poi così fedele alla realtà. Piuttosto, è il tipo di attenzione che viene riservata a Mecna dai fan a farmi capire quanto il personaggio sia magnetico. Sul numero di DJ Mag in edicola a febbraio ci sarà un articolo dove parlerò di “Laska” in modo approfondito; inizia in modo molto onesto: “Ammetto di non essere un grande fan di Mecna, nonostante riconosca l’originalità dell’artista e il suo apprezzabile tentativo di smarcarsi, fin dall’inizio, dagli stereotipi dell’hip hop più banale, derivativo e cafone, che in Italia è spesso protagonista dei gusti del pubblico e che “fa views”. Qui siamo da tutt’altra parte, non si parla di soldi-­figa­-champagne e banalità varie.” Carte scoperte, nel bene e nel male. E’ quello che ci siamo detti anche durante l’intervista che potete leggere qui di seguito. Intervista che si è trasformata in una lunga chiacchierata, una di quelle telefonate di mezz’ora in cui si finisce spesso fuori dal seminato, a fare considerazioni varie sulla musica e non solo. Così ho capito perchè Corrado Grilli suscita tanta attenzione. Perchè è onesto, la musica e il rap sono il suo modo di affacciarsi al mondo e di buttare fuori tutto. Anche, anzi soprattutto, questioni personali e intime, così riservate che è difficile farle proprie. E paradossalmente, proprio per questo generano empatia, diventando uno dei suoi punti di forza. E poi è una persona acuta, qualità rara. Questo è ciò che credo di avere capito di lui dopo una buona mezz’ora di conversazione.

Mi sembra che con “Laska” tu voglia continuare il discorso intrapreso con “Disco Inverno”, proprio nel concept del freddo, che qui diventa addirittura ghiaccio, fin dalla copertina; ho quest’impressione dai testi, dall’attitudine e anche dalla musica. Parto proprio da qui: come sei riuscito a tenere lo stesso mood nonostante i produttori sul disco siano parecchi, e molto diversi tra loro? Com’è nato questo album, dal punto di vista prettamente musicale?
Dopo “Disco Inverno” avevo beat di vari produttori, i primi che avevo in mano erano già “collaudati” in una direzione precisa, anche se non sapevo bene che farne ed ero ancora in una fase in cui volevo raccogliere le idee più che mettermi a scrivere. Poi ho conosciuto Iamseife, ci siamo trovati subito in sintonia, sia a livello personale che musicale. Una sera a casa sua mi ha fatto sentire dei beat e ho trovato che fosse la mia dimensione naturale, era la direzione che avevamo in testa entrambi: un nu soul bianco alla James Blake, molto rarefatto, per capirci.

Sono i riferimenti che ho “letto” anch’io ascoltando il disco: James Blake, Arca, cose comunque non hip hop, o molto poco hip hop. Infatti hai scelto diversi beatmaker che non appartengono al circuito strettamente HH.
Sì, è così, almeno in buona parte dell’album. Tutto parte dai beatmaker, ho ricercato un’atmosfera precisa, alcuni di loro
hanno dato un’evoluzione pazzesca al disco: Lvnar, Iamseife appunto… siamo andati “oltre” l’hip hop.

E tutto porta in questa dimensione concettuale del freddo, che ti sei un po’ costruito addosso a livello di personaggio, se mi passi il termine, ma che rispecchia molto i pezzi, la loro temperatura, per restare dentro la metafora “termica”.
Questa del freddo è una mia caratteristica caratteriale, mi dà veramente fastidio il sole. Io sto bene con le nuvole, se mi sveglio con il sole sono a diasgio, invece se il cielo è nuvoloso sto bene. E’ una meteoropatia al contrario. Infatti d’estate, e soprattutto in primavera, sono nervoso. Tutto ciò si riflette nella mia vita e inevitabilmente nella mia musica.

Ti capisco, anch’io ne soffro, ma sono l’esatto opposto. Aspetto la primavera come le piante.
Ecco, vedi, per me sono i due mesi migliori invece. Freddo, nebbia, oscurità. La primavera invece è un periodo che non sopporto.

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Appunto… senti, mi pare di capire che hai dei fan davvero attenti, dei seguaci, anche piuttosto integralisti rispetto alla tua musica. Ampliando lo spettro, posso dire la stessa cosa di tutti voi artisti Unlimited Struggle/Blue Nox, credo perchè vi ponete – con tutte le differenze tra voi – in modo netto come quelli che fanno hip hop in maniera più adulta, più fine. Quanto è ancora vera questa storia che i fan del rap e dei rapper sono integralisti?
Hai ragione, trovo che esista ancora questo fenomeno, continuano a etichettarci come “gli alternativi dell’hip hop”, e in parte è vero e ci fa piacere vedere riconosciute certe qualità, però penso anche che ormai sia una cosa del tutto superata. Anche perchè l’hip hop è un mondo così ampio in Italia che ci sono davvero tante sfumature e stili diversi. L’unico modo che ho per far sì che questa barriera cada è proprio continuare con il mio stile, così che la mia personalità venga prima dei cliché che dicevi, in cui bene o male siamo sempre tutti incasellati. Che risalti insomma la mia cifra stilistica in quanto tale.

Parliamo invece dei testi di questo album: mi pare siano focalizzati su quello che è il tuo posto nel mondo, nella società in cui vivi, in questo momento preciso della tua vita. Del tipo: “sono io, sono qui, ma cosa ci faccio in questo posto in questo momento?”.
Sono sempre stato molto autobiografico nei testi, parlo di me e rifletto sulla mia vita. In “Laska” questo tipo di scrittura è ancora più evidente. Ho iniziato il disco in Norvegia, dove ho cercato il freddo e un clima che mi permettesse di stare a mio agio e di lavorare alle mie idee nel modo più adatto al mio carattere. I temi sono quelli del mio quotidiano, dalla vita che vivo ai rapporti con le persone che mi stanno intorno, alla musica e a come la vivo.

Diversi pezzi parlano d’amore, anzi, di memorie di storie d’amore. Alcune di queste canzoni mi hanno portato a una riflessione: io apprezzo i tuoi dischi ma mi manca quel quid che me li faccia amare per davvero. Il mio problema, credo, è questa scrittura così personale da non permettermi di entrare fino in fondo nei tuoi brani. Mi manca un pizzico di empatia. Che ne pensi?
Ci sono molti testi in cui tutto è davvero molto molto privato, ben poche persone conoscono sul serio la storia che racconto e perciò l’ascoltatore che non ha chiare le vicende non riesce a comprenderle appieno. Ma in qualche modo ai miei ascoltatori questo distacco crea un’immedesimazione nel racconto, che “fa il giro”, come si dice, e diventa dell’ascoltatore. Mi segui?

L’ascoltatore fa propria la narrazione.
Sì, in tanti mi scrivono o mi dicono in giro che si riconoscono in certi miei testi che non nascono per essere universali, ma lo diventano, forse perchè comunque sono scritti con trasparenza e senza artifici di chissà che tipo. Le persone si rispecchiano nei dettagli. E’ un altro tipo di empatia.

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Un paio di settimane fa ero alla presentazione dell’album di Marracash; parlavamo di come in Italia spesso tra gli artisti manchi il coraggio, la voglia di buttarsi oltre una zona di certezze e di meccanismi già collaudati, nel pop ma – io credo – negli ultimi anni anche nel rap. Mi piace il suo disco “Status” perchè invece è un tentativo di slegarsi dagli standard di un rap facilotto e di provare finalmente a esprimere tutto il suo potenziale lirico e sonoro. Mi sento di fare un parallelo con te, siete davvero molto diversi però noto la stessa voglia di dire “fanculo, non posso star dietro ai calcoli delle aspettative, devo fare ciò che amo”. Sei d’accordo?
Sono d’accordo con la tua opinione di Marracash e sono d’accordo su ciò che dici. Penso che abbiamo delle responsabilità, come artisti. Visto che abbiamo la grande fortuna di avere dei fan, gente che ci segue, persone che in qualche modo hanno fiducia e si fidano di noi, dobbiamo cogliere quest’opportunità per cercare di “educare” le persone. Non voglio essere frainteso, intendo dire che attraverso la nostra musica e attraverso quello che ci riguarda possiamo tentare di spingere ciò che riteniamo valido, buono, interessante. E’ quello che cerco di fare con le mie playlist in Rete, ad esempio: non voglio ergermi al ruolo di professore, di esperto infallibile, ma dato che sono un musicista e sai quali sono le mie corde, tento di proporre a chi mi segue altri artisti che secondo me sono fighi; magari poi non ti piacciono, ma se ti fidi di me e dai un ascolto, forse scopri altri nomi interessanti. Lo stesso facciamo con Blue Nox, siamo una crew nata con la voglia e l’intento di spingere le novità, che si tratti di musica, di grafica, di arte, non bisogna accontentarsi o giocare al ribasso, ma educare alla scoperta, alla bellezza del nuovo.

Sono d’accordo, penso che in Italia siamo passati da un periodo, tra fine anni ’60 e inizio ’80, in cui se eri un cantante disimpegnato non avevi dignità, non ti veniva dato valore; all’estremo opposto, in questi nostri anni si ha sempre paura di schierarsi per non perdere fan e appoggi. Parlo in generale, non solo di politica. Tutti paraculi al massimo per qualche follower in più.
Sì, è vero, ma è un discorso che non regge; non dobbiamo a tutti i costi schierarci, ma dire la nostra è importante, abbiamo una grande opportunità, come ti dicevo. Mi sembra giusto usarla, sempre con responsabilità. Se uno è onesto nel suo atteggiamento riesce a costruirsi una credibilità e un seguito più solido.

La telefonata finisce su queste considerazioni, molto schiette, e parlando della sua reticenza a suonare d’estate, cosa che gli costa fatica. Rido e gli racconto la storia di Armand Van Helden, che invece mi disse di accettare le date solo se il clima è buono: “A Stoccolma il 3 di gennaio non ci vado, a Porto Rico sì”. E ci facciamo una risata. Alla fine l’uomo di ghiaccio non è così freddo, anzi. E’ molto più simile alla rosa che c’è in copertina, rossa di fuoco in mezzo al bianco asettico del ghiaccio.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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